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Categoria | Turismo

Siamo uomini, non culattoni

Redazione - Pubblicato il 07 gennaio 2014

Il nuovo segretario della Lega torna alle origini. Tra camicie verdi fatte in Cina, cerimonie a Pontida e alle sorgenti del Po, Matteo Salvini riscopre i vecchi nemici del movimento padano: dagli immigrati agli omosessuali

L’appello del nuovo segretario della Lega Matteo Salvini è chiaro: «Tornare alle origini». Ma i militanti sono disorientati. Come tornare alle origini dal momento che non se ne sono mai allontanati? Il circolo culturale “Babbut, Mammut e Figliut”, che tiene viva la cultura preromanica della Padania praticando la caccia alla nutria con asce di pietra, ha fatto sapere a Salvini che più «alle origini» di così è difficile. Il gruppo dirigente ha deciso di diramare una serie di istruzioni e suggerimenti.
DIO PO Viene ripristinata la cerimonia del prelievo delle acque alla sorgente, pronunciando l’antica formula “Urka, se l’è bouna!” e andando a consumare il tradizionale pic-nic con tavolino pieghevole nella più vicina piazzola dell’autostrada. In aggiunta, Salvini propone un rituale anche alla foce, con immersione di massa delle famiglie padane. Grazie alla caratteristica composizione chimica delle acque sarà possibile far coincidere la cerimonia del battesimo e quella della estrema unzione.
CAMICIA VERDE La camicia verde (nelle tonalità rana, biliardo, pisello e automobile tedesca) non è più sufficiente. Almeno nelle occasioni ufficiali la divisa dovrà essere completata con pantaloni verdi, giacca verde, scarpe verdi e berretto verde. Il tessuto di quel colore, introvabile da molti decenni, è stato infine reperito nei fondi di magazzino di Chang Hu, decano dei cinesi di Prato, che ne aveva portato alcuni scampoli, negli anni Cinquanta, dalla provincia di Chong. Veniva usato dalle donne del paese per fare scherzi. Si tratta di un panno di scadentissima qualità, ottenuto dalla macerazione del cartone e colorato con alghe scadute. I leghisti dovranno ostentarlo con fierezza popolana, in contrapposizione al cachemire dei radical-chic. Una sola accortezza: evitare movimenti bruschi per non lacerare gli indumenti.
RAPPORTO CON I MEDIA Replicare punto su punto senza lasciarsi intimidire da domande tendenziose. L’esempio è stato dato dallo stesso Salvini. A un giornalista che gli chiedeva «quali fossero, nella Lega, gli uomini a lui più vicini», ha risposto «non sono mica un culattone». «Volevo dire il suo entourage», si è corretto il giornalista. Salvini ha considerato l’uso del francese una nuova, pesante allusione all’omosessualità e lo ha fatto allontanare.
PONTIDA Come non amare il grande prato di Pontida? Quell’erba stenta, quel profumo di gasolio di pullman, quella fanghiglia incrostata di biglietti dell’autobus, gomme da masticare, suole di scarpa, sacchetti di plastica, pezzi di spago, pacchetti di sigarette, così caratteristici del paesaggio padano? L’idea di Salvini è chiedere per Pontida lo status di “patrimonio dell’umanità”. Gli esperti dell’Unesco incaricati di decidere sono già atterrati a Orio al Serio e stanno cercando di raggiungere il posto, ma le centinaia di rotonde stradali da superare richiederanno ancora qualche giorno di viaggio, pernottando nei suggestivi motel e costeggiando gli imperdibili centri commerciali vanto della Padania.
ALTRI LUOGHI SACRI Anche Pecorara, il paese del piacentino dove Bossi ogni anno va con l’amico Tremonti a mangiare porco ripieno di zucca, zucca ripiena di porco, gelato di porco e distillato di zucca, chiede un riconoscimento internazionale. Ma il consiglio comunale è diviso: meglio “città della zucca” o “città del porco”? Possibile anche la candidatura al Nobel di uno scienziato locale che, in gran segreto, sta tentando l’ibridazione del porco con la zucca.
FÖRA DI BALL! Le categorie indesiderabili sono oramai così numerose che Salvini ha chiesto a un’apposita commissione di riclassificarle, pubblicando lo studio sulla rivista “La difesa della rassa”. Oltre alle categorie tradizionali (negri, arabi, terroni, culattoni) sono stati inseriti i vegetariani, i non fumatori, gli abbonati ai cineclub e le donne che non cucinano.
Fonte: L’espresso .it
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