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Categoria | Territorio

Santa Rita da Cascia, la santa con la spina sulla fronte

Redazione - Pubblicato il 05 ottobre 2015

S. Rita riceve la stimmata. Quadro conservato nella Cappella del Monastero delle Agostiniane di Cascia.

 

Molta parte della vita di Rita risulta oscura dal punto di vista della documentazione storica. Tra le pochissime fonti pi√Ļ o meno coeve, si annoverano l’iscrizione e le immagini dipinte sulla “cassa solenne” (datata¬†1457), il¬†Codex miraculorum¬†(elenco di miracoli registrato dai notai su richiesta del comune di¬†Cascia, preceduto da una breve biografia scritta dal notaio Domenico Angeli, anch’essa del 1457), e una tela a sei scomparti con episodi della vita (1480 circa). La prima ricostruzione agiografica completa a noi giunta risale soltanto al¬†1610, ad opera di padre Agostino Cavallucci, agostiniano[1]. Su tale testo si modelleranno tutte le successive biografie della santa. Cavallucci si bas√≤ sulla tradizione orale (in particolare quella interna al monastero di Cascia e quella degli abitanti di¬†Roccaporena), e sulle poche fonti iconografiche precedenti, probabilmente servendosi, per il resto, di¬†topoi¬†agiografici¬†consolidati.

Giovinezza

La leggenda delle api
La leggenda narra che, mentre i genitori erano occupati a mietere, la piccolissima Rita era stata posta sotto un albero entro una cesta. Un contadino si ferì con la falce ed abbandonò il lavoro per farsi medicare. Passò davanti alla bambina e vide delle api intorno alla cesta e, con la mano ferita, tentò di allontanarle. La ferita si rimarginò. Le api non punsero la piccola Rita, invece le depositarono il miele nella bocca.

Il luogo di nascita √® concorde per¬†Roccaporena, una frazione montagnosa a circa cinque chilometri daCascia¬†(provincia di Perugia), all’epoca uno dei castelli ghibellini facenti parte del contado del comune di Cascia. Le date di nascita e morte sono incerte. Esse dipendono dall’altezza cui si pone la data di morte, ovvero il¬†1447¬†per alcuni, o il¬†1457¬†per altri[2], dopo quarant’anni di vita monacale. Da qui si risale, per la nascita, al¬†1371, o al¬†1381.
Secondo le biografie tradizionali, Rita nacque da Antonio Lotti e Amata Ferri, genitori gi√† anziani, molto religiosi, nominati dal Comune come “pacieri di Cristo” nelle lotte politiche e familiari tra¬†guelfi e ghibellini, e in discrete condizioni economiche, come proprietari di terreni agricoli. I genitori, come era d’uso, la indirizzarono molto presto verso il matrimonio; Rita spos√≤ quindi Paolo di Ferdinando di Mancino (oMancini), forse un ufficiale della guarnigione di¬†Collegiacone, descritto tradizionalmente come un uomo orgoglioso ed irruente, appartenente alla fazione¬†ghibellina.

Matrimonio

Le nozze si tennero nella chiesetta di San Montano a Roccaporena. Secondo le agiografie tradizionali, il carattere mite di Rita acquietò, col tempo, lo spirito impulsivo e violento del marito, tanto che questi abbandonò le armi per convertirsi al lavoro presso un mulino da poco accomodato come loro casa. Nacquero due figli (forse gemelli), Giangiacomo Antonio e Paolo Maria. Dopo diciotto anni di matrimonio, Paolo Mancini venne ucciso Рprobabilmente da suoi ex-compagni, a causa di rancori passati ed accuse di tradimento Рmentre rincasava in piena notte. Tuttavia, Rita non serbò odio per gli assassini, anzi pregò anche per i suoi due figli che, come era costume del tempo, probabilmente stavano pensando alla vendetta. I due figli, da lì a breve, morirono di malattia, quasi contemporaneamente. Tale sventura avvenne forse in un periodo compreso tra il 1401 e il 1403.

Monaca agostiniana

Lo “scoglio” di Roccaporena.

Abbandonata anche dai parenti del marito, Rita decise di prendere i voti ed entrare nel monastero agostiniano di¬†Santa Maria Maddalena, a Cascia. Chiese per tre volte inutilmente il noviziato, che le venne rifiutato per ragioni non chiare; alcuni biografi pensano che rapprensentasse un ostacolo la presenza di una parente del marito mai vendicato tra le monache. Tuttavia, con tenacia, fede e preghiera, Rita convinse la famiglia Mancini ad abbandonare ogni proposito di vendetta. Dopo aver riconciliato i Mancini con le fazioni degli assassini, Rita riusc√¨ ad entrare in monastero intorno al¬†1407. Secondo la tradizione agiografica che si rif√† alla biografia di Cavallucci, Rita, in piena notte, venne portata in volo dal cosiddetto “scoglio” di¬†Roccaporena¬†(altura dove andava spesso a pregare) fino dentro le mura del monastero di Cascia dai suoi tre santi protettori (Agostino,¬†Giovanni Battista¬†e¬†Nicola da Tolentino, quest’ultimo canonizzato soltanto nel¬†1446).
Sempre secondo Cavallucci, la badessa del monastero mise a dura prova la vocazione e l’obbedienza di Rita, facendole annaffiare un arbusto di vite secco, presente nel chiostro del monastero. Il legno, dopo un po’ di tempo, riprese vita e dette frutto. Nello stesso chiostro, oggi, √® presente una vite risalente al¬†XIX secolo.
Durante i quarant’anni di vita monacale, Rita non solo si dedic√≤ alla preghiera, a penitenze e a digiuni nel monastero, ma usc√¨ spesso per andare in servizio a poveri e ammalati di¬†Cascia.

Secondo la tradizione devozionale, la sera del¬†Venerd√¨ Santo¬†dell’anno¬†1432, ritiratasi in preghiera della¬†Passione di Ges√Ļ, dopo la predica di fra’¬†Giacomo della Marca, avrebbe ricevuto una spina dalla corona del Crocifisso conficcata in fronte. L’evento √® uno dei pochi della vita della monaca esplicitamente ricordato nell’iconografia quattrocentesca pervenutaci e nel breve testo dipinto sulla “cassa solenne” (1457), nel quale si legge “quindici anni la spina patisti”.

Il viaggio a Roma

La stigmata sulla fronte e la precaria salute la obbligavono a non spostarsi da Cascia. Tuttavia, si narra che nel 1446 volle partire per Roma, per assistere alla canonizzazione del predicatore agostiniano Nicola da Tolentino. La badessa era contraria per via della ferita purulenta sulla fronte, ma essa scomparve il giorno prima del pellegrinaggio, così che Rita poté partire. Al ritorno da Roma, però, la stigmata ricomparve.

Gli ultimi giorni

Rita rimase malata a letto per molto tempo. Sempre secondo la tradizione devozionale seicentesca, che lega strettamente Rita alle api, come apparvero api bianche sulla sua culla, cos√¨ apparvero api nere sul suo letto di morte. Inoltre, nonostante la fredda stagione, nell’inverno prima di morire Rita mand√≤ sua cugina a prendere una rosa e due fichi nel suo orto a Roccaporena. La cugina, incredula, pensava che delirasse, ma trov√≤ tra la neve la rosa rossa e i fichi richiesti, segni interpretati come la salvezza ed il candore dell’anima di suo marito e dei suoi figli.

Sulla base di questi racconti, le api, le rose e la spina sono diventati gli attributi iconografici pi√Ļ frequenti della santa.

La monaca agostiniana si spense la notte del 22 maggio 1447 (o, per altri, 1457).

Il culto e la canonizzazione

Il suo corpo venne collocato dapprima in una cassa semplice, detta “cassa umile”, e non fu mai inumato a causa dell’immediata devozione dalla quale venne investito. I primi miracoli vennero registrati dai notai nel¬†Codex miraculorum (Codice dei miracoli)¬†a partire dal¬†1457¬†e fino al¬†1563¬†(in totale, quarantasei miracoli). In seguito ad un incendio, nel 1457, venne realizzata la cosiddetta “cassa solenne”, decorata con immagini della Santa e con un breve testo in dialetto casciano quattrocentesco che riassume gli ultimi anni della sua vita. La cassa √® ancora oggi conservata nella cella dove mor√¨, nella parte antica del monastero di Cascia. Nel1743¬†la salma fu traslata in un’urna in stile barocco, e nel¬†1947¬†nell’attuale teca di vetro all’interno della basilica.

La venerazione di Rita da Cascia da parte dei fedeli inizi√≤ subito dopo la sua morte e fu caratterizzata dall’elevato numero e dalla qualit√† degli eventi prodigiosi, riferiti alla sua intercessione, tanto che acquis√¨ l’allocuzione di “santa degli impossibili”. La sua¬†beatificazione¬†avvenne, per√≤, dopo varie vicissitudini, soltanto nel1628, 180 anni dopo la sua morte, durante il¬†pontificato¬†di¬†Urbano VIII, gi√†¬†vescovo¬†di¬†Spoleto.¬†Leone XIII, nel¬†1900, la canonizz√≤ come santa. I credenti suoi devoti la chiamano “santa degli impossibili”, perch√© dal giorno della sua morte sarebbe “scesa” al fianco dei pi√Ļ bisognosi, realizzando per loro miracoli prodigiosi, eventi altrimenti ritenuti irrealizzabili. La devozione popolare cattolica per santa Rita √® tuttora una delle pi√Ļ diffuse al mondo, ma, fin dal¬†1600¬†e per opera degli¬†agostiniani, √® particolarmente radicata, oltre che in Italia, in¬†Spagna,¬†Portogallo¬†e¬†America Latina.

Con la riforma dell’anno liturgico del¬†Martirologio Romano, il 22 maggio, sua festivit√†, √® diventata¬†memoria.

Il corpo

Il corpo di santa Rita a Cascia nell’urna.

I resti della santa sono conservati a Cascia, all’interno della¬†basilica di Santa Rita, facente parte dell’omonimo santuario¬†e fatta erigere tra il¬†1937¬†e il¬†1947. Il corpo √® rivestito dall’abito agostiniano cucito dalle monache del monastero, come voluto dalla badessa¬†Maria Teresa Fasce, e posto in una teca all’interno della cappella in stile neobizantino.
Ricognizioni mediche effettuate nel¬†1972¬†e nel¬†1997[3]¬†hanno confermato la presenza, sulla zona frontale sinistra, di tracce di una lesione ossea aperta (forse¬†osteomielite), mentre il piede destro mostra segni di una malattia sofferta negli ultimi anni di vita, forse associata ad una¬†sciatalgia. Era alta 1 metro e 57¬†cm. Il viso, le mani e i piedi sono mummificati, il resto del corpo, coperto dall’abito agostiniano, √® in forma di semplice scheletro.

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