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Categoria | Politica

Il regno di Dio è come un granello di senape……

Redazione - Pubblicato il 15 giugno 2015

Il regno di Dio è come un granello di senape, che diventa più grande di tutte le piante dell’orto.

XI Domenica del tempo ordinario. Come un uomo che getta il seme sul terreno

Diceva: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura». Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra». Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere. Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

Breve pensiero spirituale

Finisce il tempo festivo solenne. Di domenica in Domenica leggeremo il Vangelo di San Marco. Oggi ci sono offerte due immagini, quella del seme, e quella del granello di senape. Gesù parla semplice con linguaggio semplice secondo quanto ci ricorda lo stesso vangelo di questa domenica “come potevano intendere”.
Quale verità è contenuta in questo vangelo?
Il seminatore non deve pensare ai frutti che raccoglierà, ma solo a seminare il buon seme della Parola di Dio. La grazia di Dio, poi, farà tutto il resto.
San Paolo cosa ci ricorda? “Io ho seminato Apollo ha irrigato il Signore farà il resto”. Ogni parola di Dio messa nel cuore fruttificherà sempre e di questo ne dobbiamo essere certi. Ogni nostra parola, quella che nasce dai nostri progetti personali e pensieri personali, mai fruttificherà.
Questo pensiero da amore, speranza, certezza, non fa cadere in depressione, in confusione, nello sconforto per poter dire: “ma io semino e non mi ascoltano!” Mose per condurre il popolo nella terra promessa ci ha impiegato 40 anni

Gli inizi di una storia, di un cammino sono sempre piccoli mai grandi. È la benedizione e la grazia di Dio che moltiplica, vivifica, rende grande ciò che è iniziato piccolo.
Non lasciamoci prendere mai dalla fretta, dall’ansia, dalla preoccupazione pastorale dei frutti da raccogliere. Quanto ha impiegato Gesù ha formare i suoi? Tre anni. Bene, possiamo aspettare anche noi qualche anno prima di raccogliere un frutto?
Il lavoro del discepolo del Signore non è mai immediato e visibile subito. Occorre pazienza e attesa. Ecco l’immagine del contadino. Egli getta il seme ma non vede cosa avviene nella terra, non coglie subito il frutto della sua semina. Dovrà avere pazienza e attendere i frutti.
Gettare il seme della Parola del Signore in un cuore non è dire al cuore un brano del Vangelo e neanche una frase nobile e ricca di divina verità tratta dalla Scritta Santa, Antico e Nuovo Testamento. Gettare il seme della Parola è imitare in tutto Cristo Gesù che nello Spirito Santo parla direttamente al cuore dell’uomo che gli sta dinanzi. Se lo Spirito Santo attraverso il nostro fiato non parla al cuore, possiamo anche leggere e recitare agli uomini l’intero Libro Sacro, ma esso non è il vero seme, perché è Parola universale e non Parola particolare, personale, attuale, di oggi, Parola unica, irripetibile, che squarcia il cuore come il buon seme squarcia la terra quando diviene pianta che deve uscire da essa ed elevarsi sopra di essa.
Lo Spirito Santo non ha bisogno di molte parole per sconvolgere un cuore, ricolmandolo di divina verità. A Lui spesso basta anche un solo sguardo. Con la Vergine Maria gli è bastato il solo soffio della sua voce, il suo alito. Lo Spirito Santo agisce come il Padre celeste il giorno della creazione dell’uomo.
Così opera lo Spirito Santo. A volte solo la presenza, senza alcuna sua Parola, basta perché un cuore cambi. Pietro, Andrea, Giacomo, Giovanni, Levi, la Samaritana, la donna peccatrice, il giovane ricco, Zaccheo, molti altri sono stati messi in “crisi” dalla Parola e dallo sguardo di Gesù. Noi invece pensiamo che ripetendo qualche parola di Vangelo, qualche frase di Scrittura, qualche detto di questo o di quell’altro teologo o personaggio che fa tendenza, entriamo nei cuori. Per aprire ogni cuore uno solo possiede la chiave: lo Spirito Santo. Se Lui è con noi, è in noi, agisce per noi, viene, apre, entra. Ma è Lui che entra, non noi. Noi dobbiamo avere una sola preoccupazione, attenzione, cura: portare sempre Lui con noi e Lui è veicolato solo dalla nostra santità o dal nostro perenne permanere nella Parola di Gesù.
Con questa certezza nel cuore camminiamo e seminiamo la Parola di Dio.
Don Francesco Cristofaro
www.donfrancescocristofaro.it

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