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Categoria | Gossip

“Questi è il figlio mio, l’amato: Ascoltatelo!”

Redazione - Pubblicato il 01 marzo 2015

Fu trasfigurato davanti a Pietro, Giacomo e Giovanni... E apprve loro Elia e Mosè con Gesù

Vangelo della domenica - ”Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e conversavano con Gesù. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati. Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti”.

Breve riflessione

Il Messaggio di questa domenica di Quaresima è importante. Gesù vuole formare i suoi alla missione e deve dare loro un segno importante su chi Lui è e, quindi, li porta alla presenza di Dio sul monte e a testimonianza di questo incontro vengono in aiuto le due figure per eccellenza più importanti dell’Antico Testamento, Mosè ed Elia. Anche nell’Antico Testamento Dio forma i suoi sul monte.
Mosè sale sul monte. Si impregna di luce divina, scende dal monte con il viso raggiante. I figli di Israele vengono accecati da quei raggi che si sprigionavano dal suo volto. Aronne invece rimane nell’accampamento e viene imbrattato dalle tenebre che regnano nel suo popolo. Diviene idolatra con gli idolatri, lui che era stato costituito custode della verità del suo Dio.
Oggi Gesù porta anche Lui tre dei suoi discepoli sul monte, presso il Padre suo, perché anche loro si lascino irradiare dalla luce, dalla verità, dalla Parola che viene fuori dal cuore dal Padre. Non solo. Ma anche dalla luce che emana dalla sua persona e da tutto l’Antico Testamento, presente sul monte nella persona di Mosè e di Elia. I tre discepoli anche loro dovranno scendere dal monte trasformati nell’anima, nello spirito, nel corpo. Questa trasformazione non viene all’istante. Essi però sono stati immersi nella luce di Dio, che è Luce di Cristo. Questa immersione sarà per Pietro fondamentale.
Se il cristiano nella Quaresima non sale sul monte, non si immerge nella luce del Padre, nella verità di Cristo Signore, sempre darà alla Parola del Vangelo una privata interpretazione. Farà come Aronne. Diviene idolatra in un popolo di idolatri. È questo il rischio sempre latente nel cuore del discepolo di Gesù: dare alla Parola di Dio significati in essa non contenuti, verità che essa non trasmette. Poiché la Parola viene dal cuore del Padre, è nel cuore del Padre che ci si deve immerge. Mosè si immerge in Dio, trasmette luce di Dio. Aronne si immerge nell’idolatria del popolo, diviene un diffusore di idolatria e di empietà. Pietro finora è stato immerso in mezzo al suo popolo. Dava al ministero messianico un significato umano e non divino. Da oggi dovrà iniziare a dare a Cristo la sua giustizia e la sua verità, quella che si compirà sulla Croce.
La celebrazione della Trasfigurazione di Gesù in questo tempo di Quaresima pone il cristiano dinanzi ad un grave obbligo. Se lui sale con Gesù sul monte, presso Dio, si immerge in Lui, ritorna in mezzo ai suoi fratelli pieno di luce divina, cristica, vera. Se invece rimane in mezzo al mondo, si impregnerà delle tenebre del mondo, dei suoi pensieri falsi e bugiardi, di ogni sua idolatria. Non abbiamo scelta: o come Mosè, Gesù, Pietro, Giacomo, Giovanni o come Aronne. Dio sul suo monte riveste di luce. Il mondo nella sua pianura o valle riveste di tenebre. Dio ci avvolge con i suoi pensieri, ma anche il mondo ci veste dei suoi pensieri. Per questo il discepolo di Gesù deve fare di ogni Santa Messa, ogni Sacramento che celebra, ogni preghiera che innalza al Signore, ogni meditazione della sua Parola, una salita sul suo santo monte. Qui si rivestirà della luce di Dio, ritornerà in mezzo ai suoi fratelli raggiunte. I suoi pensieri saranno diversi, perché divini, celesti. Salire quotidianamente è una esigenza di vita. Gesù ogni notte saliva e ogni mattina discendeva ricolmo dei pensieri del Padre, della conoscenza della divina volontà da attuare. Viveva una giornata di missione e poi subito dopo di nuovo sul monte. Il mondo riveste di tenebre. Gesù deve essere luce eterna sempre. Per questo dovrà essere perennemente immerso nella luce del Padre. Luce da Luce, ma anche Luce nella Luce.

Don Francesco Cristofaro

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