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Categoria | Gossip

Processione e inchino al boss, il sindaco finisce sotto inchiesta: “Calunniato il giornalista”

Redazione - Pubblicato il 14 agosto 2014

Il primo cittadino aveva denunciato il giornalista per diffamazione. E invece ora è lui sul registro degli indagati

di GIUSEPPE BALDESSARRO

REGGIO CALABRIA – Era tutto vero. Ed ora il sindaco che aveva denunciato il giornalista accusandolo di aver diffamato la comunità di San Procopio (in provincia di Reggio Calabria) è finito sul registro degli indagati per “calunnia aggravata dall’articolo 7 per aver agevolato la mafia”. La storia risale al luglio scorso, quando Michele Inserra del Quotidiano del Sud aveva raccontato che durante la processione di San Procopio, patrono del paesino della Piana di Gioia Tauro, la statua del Santo si era “inchinata” davanti alla casa del boss Nicola Alvaro ed aveva ricevuto l’obolo direttamente dalle mani di Grazia Violi, moglie del capofamiglia (all’epoca detenuto).

Un episodio avvenuto alla presenza del parroco, del sindaco Eduardo Lamberti Castronuovo e del comandante della stazione dei carabinieri Massimo Salsano.

La notizia aveva fatto il giro d’Italia ed era coincisa anche con la nota processione di Oppido Mamertina, ma che aveva fatto registrare una replica durissima da parte di Lamberti Castronuovo. Il sindaco, che è anche assessore provinciale alla Legalità, non aveva risparmiato critiche al giornalista sostenendo si trattasse di una “baggianata”. Per Lamberti Castronuovo si trattava infatti di una “montatura”. Spiegando che “gli oboli erano raccolti da un bambino che precedeva di dieci metri la processione”, e aggiungendo che “la processione non si è fermata se non nei punti previsti e insieme a me c’era il maresciallo dei carabinieri, al quale ho chiesto se c’erano problemi. Mi ha risposto di no altrimenti avrei sospeso tutto”. Poi l’affondo: “Chiederò ai cittadini di sottoscrivere una denuncia contro il giornalista perché è una montatura. Ho filmato tutta la processione e invece lui non c’era. Noi ci inchiniamo soltanto di fronte alla legge e chi mi conosce sa che sono intransigente. Nessuno verrebbe da me a chiedere qualcosa di illegale”.

In effetti la denuncia ci fu e di conseguenza anche l’inchiesta. Ed è proprio dall’indagine che è saltato fuori che quanto scritto da Inserra era tutto vero, come dimostrerebbe il video tratto da una telecamera delle forze dell’ordine che controllavano la casa del boss. Da qui l’accusa di “calunnia” a Lamberti Castronuovo il quale avrebbe accusato ingiustamente Inserra pur sapendo che quanto aveva sostenuto era assolutamente corrispondente alla realtà. Un reato commesso con l’aggravante mafiosa, perché negando quanto accaduto il sindaco avrebbe avvantaggiato il clan degli Alvaro.

Ieri mattina Eduardo Lamberti Castronuovo è stato interrogato dal pm della Dda Alessandra Cerreti che gli ha contestato le affermazioni contenute nella denuncia presentata contro Inserra e notificato l’avviso di garanzia. Sempre nelle stesse ore il magistrato ha sentito il parroco Domenico Zurzolo, il vice sindaco di San Procopio Antonio Cutrì, il comandate della stazione dei carabinieri Massimo Salsano e il suo diretto superiore, il capitano Maurizio De Angelis a cui Salsano relazionò dopo la processione, senza segnalare quanto accaduto.

Nel pomeriggio Lamberti Castronuovo ha affidato alcune righe a LaPresse nelle quali afferma: “Se non si chiarirà subito la vicenda io lascerò Reggio, chiudendo l’istituto di analisi cliniche, Reggio Tv e lasciando ogni carica. Aveva ragione Sciascia. Sciascia l’aveva previsto che, in assenza di un’adeguata cultura democratica, l’antimafia sarebbe diventata peggio della mafia, ragionando secondo la stessa logica di sopraffazione ma potendo servirsi dei poteri delle istituzioni”.

 

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