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Categoria | Gossip

Mancini: la Juve è una Mercedes

Redazione - Pubblicato il 21 dicembre 2015

Il tecnico dell'Inter Roberto Mancini

Il tecnico paragona i nerazzurri a una 500 affidabile e i bianconeri a una macchina più potente

MILANO. «Se l’Inter è una 500 ultimo modello, cos’è la Juve? Beh, una Mercedes Station Wagon». Il tecnico dell’Inter Roberto Mancini, un po’ acciaccato e zoppicante per una leggera operazione chirurgica dopo un piccolo incidente in allenamento in cui si è scheggiato il menisco, riprende la metafora dei motori per raccontare il campionato. I nerazzurri come un’utilitaria affidabile, la Juve come una berlina più equipaggiata. «Hanno ottenuto una serie di vittorie», spiega alla vigilia della gara con la Lazio, «stanno guadagnando i punti persi all’inizio. Ora il gruppo si è unito e sono tornati in alto». Per quanto Mancini abbia preferito essere più prudente e scaramantico parlando di Juve, Napoli, Roma e Fiorentina come le più accreditate per lo scudetto, l’Inter resta la favorita, sicura del primato ancor prima di scendere in campo. Il titolo è ormai un obiettivo dichiarato, sia dalla società che dai giocatori che dallo stesso tecnico. Dopotutto il campionato è una maratona e le utilitarie alla lunga possono essere più affidabili nel macinare chilometri. Mancini però è un allenatore esperto, rodato, conosce bene i meccanismi e il gioco delle parti. Così decide di smorzare l’entusiasmo. In una settimana dal clima festaiolo, con cene di gala, sorrisi e decine di selfie, c’è il rischio di sottovalutare l’avversario. «Spero che dopo i normali giorni di festa e brindisi natalizi», ammette Mancini, «non si sia persa la concentrazione, giocheranno Handanovic, Miranda, Murillo, Medel e Brozovic. Per vincere con la Lazio serve una partita perfetta. È una squadra competitiva e la classifica non rispecchia le loro qualità». I sedici punti di distacco dai biancocelesti non devono ingannare, la Lazio arriverà agguerrita e in cerca di riscatto, caricata da Pioli che si giocherà la panchina capitolina. Biglia, Candreva, Felipe Anderson «sono giocatori che fanno la differenza», mette in guardia l’allenatore nerazzurro. Vincere contro la Lazio, vorrebbe dire anche eguagliare l’Inter del Triplete. Con i tre punti i nerazzurri raggiungerebbero quota 39, proprio come l’epica squadra di Mourinho. Le due formazioni sono simili: difesa solida e attacco cinico. Ma Mancini non apprezza i paragoni e commenta con rispetto, ma anche freddezza, la rescissione consensuale tra lo Special One e il Chelsea: «Sono cose che succedono. Non lo conosco personalmente, ma ci sono sempre tanti allenatori che vengono esonerati. Fa parte del lavoro. Se mi aspettavo che finisse così? Beh, non ci ho mai pensato più di tanto. Non era un mio pensiero fisso. Comunque le cose non andavano benissimo per i blues…». Un Mourinho disoccupato è una mina vagante che ha alimentato la leggenda di un ritorno di un suo ritorno all’Inter, ma ora sulla panchina nerazzurra c’è Mancini: saldo, vincente e con il pieno appoggio della società.

Fonte: Il centro.it

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