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Categoria | Gossip

Il Papa contro i “corvi” << rubare carte è un reato>>

Redazione - Pubblicato il 09 novembre 2015

Vaticano, nell’inchiesta sui corvi spunta il giallo della lettera di avvertimento inviata al Papa

Un anno e mezzo fa un plico contenente alcuni documenti rubati nella Prefettura della Santa Sede fu spedito al Pontefice. Sulla busta le impronte di monsignor Balda: una prova della sua colpevolezza o il tentativo di incastrarlo.

 di FIORENZA SARZANINI

 

Un anno e mezzo fa i «corvi» del Vaticano lanciarono un avvertimento. Un plico contenente una parte dei documenti rubati il 30 marzo 2014 dalla Prefettura della Santa Sede e indirizzato direttamente a Sua Santità fu ritrovato circa una settimana dopo l’irruzione nel palazzo in una casella postale vicino a Santa Marta. Sulla busta, si è scoperto nel corso delle verifiche effettuate dalla gendarmeria, c’erano le impronte digitali di monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, tuttora agli arresti proprio perché accusato di aver trafugato e ceduto atti riservati. Una contestazione mossa anche a Francesca Chaouqui, come lui ex membro della Cosea – la Commissione referente per lo studio dei problemi economici e amministrativi – che ha deciso di collaborare e per questo è stata rimessa in libertà. L’invio di quell’incartamento basta per comprendere quanto articolato sia il gruppo che ha agito e – questo è il sospetto più inquietante – continua ad agire utilizzando le carte non ancora rese pubbliche per compiere pressioni e ricatti. Una vera e propria e rete dove ognuno ha un ruolo e diversi sono evidentemente gli obiettivi da perseguire. Un sistema che anche la procura di Terni ha individuato, partendo dal ruolo avuto da Chaouqui e arrivando a numerosi altri personaggi adesso indagati come lei per intrusioni informatiche ed estorsioni come il marito Corrado Lanino e il funzionario di Palazzo Chigi Mario Benotti.

 

Messaggio al Pontefice

Secondo l’inchiesta svolta dalle autorità della Santa Sede l’irruzione del 30 marzo 2014 fu compiuta da professionisti che di notte beffarono controlli e dispositivi di sicurezza ed entrarono nel palazzo delle Congregazioni. Lì, muniti di fiamma ossidrica, riuscirono ad aprire casseforti e armadi blindati portando via centinaia di documenti. Atti riguardanti la situazione economica e finanziaria dei vari dipartimenti, ma anche lettere private, scritti personali, fotografie. All’epoca monsignor Balda era uno dei prelati più vicini a papa Francesco. Possibile che fosse il mandante? Le impronte digitali accreditano questa tesi, ma nessuno può ancora escludere che invece qualcuno abbia voluto incastrarlo. Riuscendo così a coinvolgerlo in un gioco sempre più grande e pericoloso proprio perché era uno dei custodi dei documenti più appetibili grazie agli incarichi di rilievo che il pontefice gli aveva affidato. Intercettazioni, pedinamenti, controlli su computer e telefonini dimostrano che è uno dei «corvi» ma la convinzione degli inquirenti – il promotore di giustizia Gian Piero Milano e il suo aggiunto Roberto Zannotti – è che ancora molto si potrà scoprire. Anche tenendo conto dei contatti e dei legami della sua ex amica Francesca Chaouqui. E soprattutto perché sono numerosi gli interrogativi tuttora senza risposta. A che cosa serviva l’invio del plico al Papa? Qual era il tipo di avvertimento che si voleva lanciare? È vero, come qualcuno pensa, che con quel gesto si voleva convincere il Pontefice a prendere decisioni e quando si è capito che nulla sarebbe accaduto si è scelto di andare avanti consegnando le carte riservate all’esterno?

 

 

 

Telefonate per i ricatti

Una traccia per rispondere a queste domande potrebbe arrivare dalla lettura delle intercettazioni ordinate dalla procura di Terni che questa settimana saranno trasmesse ai colleghi della capitale e in parte sono già a disposizione degli inquirenti della Santa Sede. Acquisite dalla commissione vaticana che era stata incaricata di indagare sul dissesto della Curia di Terni quando vescovo era monsignor Vincenzo Paglia. Le conversazioni svelano i rapporti di Chaouqui con alti prelati, politici e imprenditori di alto livello. Decine e decine sono i contatti con Mario Benotti, che lei coinvolge in numerose operazioni spericolate, anche pianificando insieme al marito l’intrusione in alcuni computer per captare informazioni riservate. E utilizzarle poi per ottenere incarichi e favori. Proprio a Benotti prospetta la possibilità di partecipare con lei alla ristrutturazione del sistema dell’informazione pubblica della Santa Sede. Assicura che sarà il Papa in persona a nominarla perché con lui racconta di avere addirittura un rapporto privilegiato. Tutti sono adesso indagati e assicurano di poter chiarire la propria posizione. Il ruolo in una partita che appare tutt’altro che chiusa.

8 novembre 2015 | 08:17
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Fonte: Corriere della sera.it
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