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	<title>Vastese News</title>
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	<description>Periodico d&#039;informazione online dell&#039;area del Vastese</description>
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		<title>Belen nuda a Sanremo, senza mutande sotto lo spacco!!!!</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 17:38:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gossip]]></category>

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		<description><![CDATA[L’intimo sotto il vestito di Belen a Sanremo c&#8217;era anche se striminzito e a prova di forza di gravità. Si chiama c-string è ed è la riduzione ai minimi termini per perizioma.
Sotto la gonna di Belen Rodriguez il perizoma c’è. E’ micro considerato lo spacco vertiginoso che ha catalizzato l’attenzione di tutta l’Italia, anche quella non presente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/02/belen-rodriguez-hot-senza-mutande-hp6.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6609" title="belen-rodriguez-hot-senza-mutande-hp6" src="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/02/belen-rodriguez-hot-senza-mutande-hp6.jpg" alt="" width="280" height="190" /></a>L’intimo sotto il vestito di Belen a Sanremo c&#8217;era anche se striminzito e a prova di forza di gravità. Si chiama c-string è ed è la riduzione ai minimi termini per perizioma.</h2>
<p>Sotto la gonna di <strong>Belen Rodriguez </strong>il perizoma c’è. E’ micro considerato lo spacco vertiginoso che ha catalizzato l’attenzione di tutta l’Italia, anche quella non presente al teatro <strong>Ariston</strong>, sullo spacco inguinale della bella argentina. Con <em>nonchalance</em><strong>Belen </strong>ha sceso sorridente quanto provocatrice le scale del palco del <strong>Festival di <a href="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/02/download-21.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6610" title="download (2)" src="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/02/download-21.jpg" alt="" width="300" height="168" /></a>Sanremo </strong>facendo attenzione a mostrare la lunga gamba, il<strong> tatuaggio a farfalla </strong>sul bacino e a celare il suo segreto, la quasi invisibile lingerie. Da quel momento il solo interesse popolar-nazionale era di capire se <a href="http://gossip.virgilio.it/foto/belen-rodriguez-fabrizio-corona-foto-shopping-dopo-malore.html"><strong>Belen Rodriguez fosse senza mutande</strong></a>.<br />
Lasciati nella casa di <strong>Milano </strong>i classici perizomi,<strong>Belen </strong>ha tirato fuori dal cassetto delle meraviglie un <strong>c-string</strong>:</p>
<div id="attachment_6611" class="wp-caption alignleft" style="width: 290px"><a href="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/02/images-12.jpg"><img class="size-full wp-image-6611" title="images (1)" src="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/02/images-12.jpg" alt="" width="280" height="160" /></a><p class="wp-caption-text">Manco la vergogna si copre!!!</p></div>
<p>un <strong>perizoma </strong>rigido, dalla forma di c, che avvolge le parti intime di chi lo indossa, in genere le modelle. La stessa <a href="http://gossip.virgilio.it/foto/le-foto-di-belen-dopo-aborto-che-fa-shopping-con-amiche.html"><strong>Belen Rodriguez</strong></a>, in un’intervista al quotidiano <em>La</em> <em>Repubblica</em> ha ammesso che “<em>la seconda ho esagerato. Ho fatto, com&#8217;è che si dice&#8230; L&#8217;ammaliatrice. Ma gli slip c&#8217;erano</em>». E sull’attenzione sul suo spacco inguinale aggiunge “<em>Sapevo che lo spacco era esagerato, scendendo le scale mi sono resa conto che era hard</em>” ma ammette di aver scelto tutto da sola.<br />
A dire il vero la famosa farfalla di <strong>Belen </strong>erà già stata fotografata nel servizio hot per <a href="http://gossip.virgilio.it/foto/belen-nuda-foto-su-vanity-fair.html"><strong>Vanity Fair dove la </strong></a><strong><a href="http://gossip.virgilio.it/foto/belen-nuda-foto-su-vanity-fair.html">Rodriguez</a> </strong>era stata fotografata <strong>nuda</strong>, coperta solo di una mela. Il servizio accompagnava una lunga intervista confessionale in cui la<strong>Rodriguez </strong>ha <a href="http://gossip.virgilio.it/news/il-video-hard-di-belen-la-sua-prima-volta-a-17-anni-ecco-verita.html"><strong>parlato del video hard</strong></a>, del suo rapporto con <strong>Fabrizio Corona </strong>e dei filmini che ogni tanto i due girano quando sono in intimità, della malelingue nel momento in cui era <a href="http://gossip.virgilio.it/news/belen-incinta-ha-perso-bambino-secondo-diva-donna-aborto-spontaneo.html"><strong>incinta</strong>:</a>nessuno credeva alla sua gravidanza. Quando si dice mettersi a <strong>nudo</strong>.</p>
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		<title>I disastri dell&#8217;Inter fallimentare vengono da lontano</title>
		<link>http://www.vastesenews.it/calcio/i-disastri-dellinter-fallimentare-vengono-da-lontano</link>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 17:25:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Calcio]]></category>

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		<description><![CDATA[



Il capitano del Bologna Di Vaio


Inter Ranieri ha perso il controllo! I disastri commessi contro il Bologna vengono da lontano Ieri la sconfitta dell’Inter a San Siro per mano del Bologna, è stata umiliante, deprimente, ma sopratuttto specchio di una serie di sbagliate politiche societarie che la società sta commettendo dall’addio di Mourinho.
Ranieri crolla disperatamente. Certo analizzando la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><a title="Permanent Link to Inter Ranieri ha perso il controllo! I disastri commessi contro il Bologna vengono da lontano VIDEO Le dichiarazioni di Ranieri" rel="bookmark" href="http://teladoiolamerica.net/2012/inter-ranieri-ha-perso-il-controllo-i-disastri-commessi-contro-il-bologna-vengono-da-lontano/50037/"></p>
<div class="mceTemp">
<dl id="attachment_6604" class="wp-caption alignleft" style="width: 293px;">
<dt class="wp-caption-dt"></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Il capitano del Bologna Di Vaio</dd>
</dl>
</div>
<p>Inter Ranieri ha perso il controllo! I disastri commessi contro il Bologna vengono da lontano <a href="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/02/download-1.jpg"><img class="size-full wp-image-6604" title="download (1)" src="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/02/download-1.jpg" alt="" width="283" height="178" /></a><a title="Permanent Link to Inter Ranieri ha perso il controllo! I disastri commessi contro il Bologna vengono da lontano VIDEO Le dichiarazioni di Ranieri" rel="bookmark" href="http://teladoiolamerica.net/2012/inter-ranieri-ha-perso-il-controllo-i-disastri-commessi-contro-il-bologna-vengono-da-lontano/50037/"></a>Ieri la <a href="http://teladoiolamerica.net/2012/serie-a-inter-bologna-0-3-il-meazza-terra-di-conquista-le-pagelle-della-partita/49978/">sconfitta dell’Inter a San Siro per mano del Bologna</a>, è stata umiliante, deprimente, ma sopratuttto specchio di una serie di sbagliate politiche societarie che la società sta commettendo dall’addio di Mourinho.</p>
<p><strong>Ranieri crolla disperatamente.</strong> Certo analizzando la partita di ieri sera non possono non saltare all’occhio gli errori clamorosi commessi da Ranieri. Il tecnico che a cavallo della sosta natalizia era riuscito miracolosamente a rimettere in piendi i cocci della sua Inter e riportarla quasi a ridosso di Milan e Juventus, prima che le pecche storiche dettate <a href="http://teladoiolamerica.net/2012/crisi-inter-tutti-gli-errori-del-calciomercato-post-mourinho/49590/">da un calciomercato fallimentare che va avanti da quattro sessioni</a> e da scelte societarie discutibili a dire poco, mettessero in scacco pure lui. Ecco perchè Moratti, che a 20 minuti dalla fine ha abbandonato il Meazza, non può che non sentirsi lui per primo in discussione.</p>
<p><strong>L’inizio un 4-2-3-1.</strong> Ranieri aveva la possibilità di fare acquistare alla squadra un minimo di fiducia e di sicurezze in vista della<a href="http://teladoiolamerica.net/2011/champions-league-marsiglia-inter-il-sorteggio-di-nyon-rievoca-fantasmi-del-passato-per-i-nerazzurri/42619/"> trasferta di Marsiglia</a> in Champions League: non è accaduto niente di tutto ciò. <a href="http://teladoiolamerica.net/2012/ranieri-inter-ecco-la-sequenza-degli-orrori-video-highlights-inter-novara-0-1/49277/">La confusione vista contro il Novara</a> non viene cancellata. L’inizio vede un 4-2-3-1 di mouriunhiana memoria dove però gli interpreti sono costantemente fuori ruolo: Forlan dovrebbe fare l’Eto’ò, ma l’uruguagio è anni luce lontano da una forma accettabile, il giovane Faraoni viene inspiegabilmente proprosto come trequartista esterno, Sneijder prova a dannarsi l’anima per fare qualcosa, ma il supporto di Zanetti e Cambiasso è inesistente.</p>
<p><strong>Lo sbandamento totale.</strong> Passa una mezz’ora in cui il Bologna si chiude in maniera molto diligente, soprattutto grazie ai polmoni ed ai muscoli di Perez e Mudingayi, ed alla compattezza di uno schieramenteo difensivo a 5 che chiude ogni spazio all’Inter. I nerazzurri riescono a rendersi pericolosi da calcio piazzato, obiettivamente l’unica soluzione possibile, ma Maicon non è lucido e Gillet è un muro. Quindi Ranieri mischia le carte: si passa ad un 4-3-1-2 con Forlan trequartista (ma non era quello che non aveva gamba, come detto da Ranieri alla vigilia della sfida?), e Sneijder seconda punta vicino ad un Pazzini che non ci capisce niente, Faraoni gioca mezz’ala. La squadra va in sbandamento totale.</p>
<p><strong>Inter che non c’è.</strong> L’azione del primo gol di Di Vaio è lo specchio del momento disastroso dell’Inetr anche a livello individuale: Lucio tenta un anticipo illogico su Ramirez, Zanetti spazza malissimo il cross basso del giocatore del Bologna, Nagatomo va inopinatamente a chiudere al centro e Di Vaio lo fa fuori come un burattino. Passa un minuto ed è Ranocchia, uno che in un anno ha perso più della metà del suo valore, a commettere un errore inaccettabile ed a regalare a Di Vaio il 2-0.</p>
<p><strong>Le contraddizioni.</strong> Ranieri però cerca la rimonta ed ecco che propone il terzo modulo di serata: 4-3-2-1. Forlan e Sneijder dovrebbero essere da sostegno a Pazzini, un disastro. Quando Forlan esce tra i fischi, è Poli a prendere il ruolo di trequartista, posizione che nel finale viene presa pure dalla punta Castaignos. Siamo al delirio totale: Forlan, Poli e Castaignos hanno fatto i trequartisti, mentre Sneijder, uno dei migliori trequartisti del mondo, ha fatto più o meno di tutto meno che il suo ruolo. Nel finale la rete dello 0-3 di Acquafresca dimostra che l’Inter ha raggiunto livelli fantozziani. Ranieri è straresponsabile a livello tecnico della serataccia di ieri come <a href="http://teladoiolamerica.net/2012/serie-a-roma-inter-4-0-giallorossi-nel-segno-di-bor-jan/48304/">lo era stato a Roma</a> e <a href="http://teladoiolamerica.net/2012/serie-a-23-a-giornata-le-pagelle-di-inter-novara-0-1-caracciolo-suggerisce-moratti-fossi-in-te-mi-comprerei/49216/">contro il Novara</a>, ma gli errori di calciomercato e quelli societari pesano non poco.</p>
<p></a></h1>
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		<title>Mani pulite, 20 anni dopo:Umbria, arrestato il compagno vicepresidente Goracci, oltre alla tangenti gli piaceva anche altro&#8230;&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 17:07:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[



Reati relativi a periodo in cui era sindaco di Gubbio. In manette
per associazione a delinquere anche 8 suoi ex collaboratori











 
 
 










  
  
  
 













ROMA &#8211; Il vicepresidente del Consiglio regionale dell&#8217;Umbria Orfeo Goracci (Prc) è stato arrestato stamane in esecuzione di un&#8217;ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Perugia. A Goracci è stato imposto il divieto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="660" align="left">
<tbody>
<tr>
<td>
<h2>Reati relativi a periodo in cui era sindaco di Gubbio. In manette<br />
per associazione a delinquere anche 8 suoi ex collaboratori</h2>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td width="500" align="left">
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="340">
<tbody>
<tr>
<td align="left"> </td>
<td align="left"> </td>
<td align="left"> </td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
<td width="150" align="right">
<table cellspacing="0" cellpadding="0" width="150" align="right">
<tbody>
<tr>
<td width="22" align="left"><a title="Aumenta" href="javascript:testopiu()"><img title="Aumenta la dimensione del testo" src="http://www.ilmessaggero.it/img/ic_text_bigger.png" border="0" alt="" /></a></td>
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</tr>
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</table>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
</td>
</tr>
<tr>
<td>
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<div id="testodim">
<p>ROMA &#8211; Il vicepresidente del Consiglio regionale dell&#8217;Umbria Orfeo Goracci (Prc) è stato arrestato stamane in esecuzione di un&#8217;ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Perugia. A Goracci è stato imposto il divieto di colloquio con i suoi difensori, gli avvocati Franco Libori e Marco Marchetti, per cinque giorni. Goracci è stato anche sindaco di Gubbio e le accuse si riferiscono proprio al periodo del mandato come primo cittadino. Lo stesso Goracci, nell&#8217;ambito delle indagini coordinate dai pm Mario Formisano e Antonella Duchini, aveva ricevuto un avviso di garanzia per corruzione, concussione e abuso d&#8217;ufficio. </p>
<p><strong>Violenza sessuale. </strong>All&#8217;ex sindaco di Gubbio Orfeo Goracci viene contestato anche il reato di violenza sessuale aggravata dalla sua qualità di pubblico ufficiale. In particolare, avrebbe, «in due distinte occasioni», costretto una dipendente del Comune, «alla quale inviava numerosi sms e pressanti inviti per intrattenere rapporti sessuali, a subire atti sessuali baciandola, cingendole le spalle e tirandola a sé, contro la volontà della donna». Tutto ciò, «all&#8217;interno del proprio ufficio di sindaco» di Gubbio, nel 2008 e 2009.</p>
<p><strong>Nove arresti. </strong>Intutto sono nove gli arresti. Oltre a Goracci è finita in manette anche il suo «braccio destro» ed ex assessore e vicesindaco Maria Cristina Ercoli. Gli inquirenti mantengono il riserbo assoluto sull&#8217;indagine. gli altri arrestati nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta della procura di Perugia sono ex amministratori comunali, in alcuni casi tuttora consiglieri, e tecnici, uomini e donne di «assoluta fiducia» di Goracci. Due delle donne destinatarie delle misure cautelari sono ritenute anche «sentimentalmente legate» all&#8217;ex sindaco. In carcere sono finiti Lucio Panfili, 57 anni, già assessore ed attualmente consigliere comunale di Gubbio ed addetto alla segreteria dell&#8217;ufficio di vicepresidenza del Consiglio regionale dell&#8217;Umbria; Graziano Capannelli, 41 anni, ex assessore ed attuale consigliere comunale di Gubbio e Lucia Cecili, 46 anni, «dipendente comunale legata anche sentimentalmente al Goracci». Gli arresti domiciliari sono stati invece disposti per Antonella Stocchi, 48 anni, «consigliere comunale legata anche sentimentalmente al Goracci»; Paolo Cristiano, 47 anni, già segretario generale e dirigente del Comune di Gubbio; Marino Cernicchi, 62 anni, ex assessore della giunta Goracci e Nadia Ercoli, 46 anni, sorella di Maria Cristina «e legata da vincoli amicali al Goracci».</p>
</div>
</td>
</tr>
</tbody>
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		<title>Mani pulite , 20 anni dopo:Valentino Rossi nel mirino del fisco &#8220;Non ha dichiarato 60 milioni&#8221;</title>
		<link>http://www.vastesenews.it/moto/mani-pulite-20-anni-dopovalentino-rossi-nel-mirino-del-fisco-non-ha-dichiarato-60-milioni</link>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 16:59:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Moto]]></category>

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		<description><![CDATA[l pilota: &#8220;Da discutere nelle sedi adeguate, i miei consulenti stanno valutando la cosa&#8221;
Il viceministro Visco: &#8220;Mi dispiace, sono un suo tifoso, ma la legge va rispettata&#8221;
Valentino Rossi
ROMA - Valentino Rossi ha evaso il fisco per 25 milioni di euro, dovuti per gli anni 2000-2004. Infatti il centauro, del quale in questi giorni si parla in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>l pilota: &#8220;Da discutere nelle sedi adeguate, i miei consulenti stanno valutando la cosa&#8221;<br />
Il viceministro Visco: &#8220;Mi dispiace, sono un suo tifoso, ma la legge va rispettata&#8221;</h3>
<div><img src="http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/sport/valentino-evasione/valentino-evasione/stor_10528958_04160.jpg" alt="" width="280" />Valentino Rossi</div>
<p><strong>ROMA</strong> - Valentino Rossi ha evaso il fisco per 25 milioni di euro, dovuti per gli anni 2000-2004. Infatti il centauro, del quale in questi giorni si parla in particolare per la love story con Elisabetta Canalis, ha ricevuto un accertamento milionario dall&#8217;ufficio di Pesaro dell&#8217;Agenzia delle Entrate, in base al quale risulta tra il 2000 e il 2004 un imponibile non dichiarato di 60 milioni. E dato l&#8217;importo molto elevato scatterà, con tutta probabilità, una denuncia alla magistratura per il reato di omessa dichiarazione. Le multe ipotizzabili raggiungono cifre stratosferiche: anche cento milioni di euro. Il campione si ribella a quella che chiama &#8220;leggerezza utilizzata per affrontare argomenti che mi riguardano&#8221;. &#8220;Ieri &#8211; ironizza Rossi &#8211; fantasma nudo con la Canalis, oggi destinatario di accertamenti megagalattici, domani astronauta su Marte&#8221;. Però poi aggiunge: &#8220;La questione sarà discussa nelle sedi adeguate, i miei consulenti la stanno esaminando&#8221;. E di The Doctor parla il viceministro Visco: &#8220;Mi dispiace per Rossi, <br />
del quale sono un grande tifoso. Ma le leggi devono essere rispettate&#8221;.  <br />
Rossi ha comunicato al fisco di aver trasferito la propria residenza in Gran Bretagna il 15 marzo del 2000. La ricostruzione effettuata sulla base delle indagini condotte dall&#8217;ufficio di Pesaro dell&#8217;Agenzia, in collaborazione con la direzione regionale delle Marche e la Direzione centrale accertamento, avrebbe certificato che Rossi in questi anni, e più precisamente dal 6 aprile 2000, ha presentato le dichiarazioni tributarie in Inghilterra, ma per cifre irrisorie, attestando di essere residente ma non domiciliato. Per esempio, nel modello &#8216;730&#8242; del 2002 avrebbe dichiarato, attesta l&#8217;agenzia Ansa, solo 500 euro da fabbricati. Eppure secondo la classifica annuale di Forbes Rossi è tra gli sportivi più pagati: nel 2006 &#8216;valeva&#8217; 12 milioni di euro di ingaggio e 25 milioni di euro per attività di sponsorizzazione e merchandising.  <br />
Il trasferimento fittizio per l&#8217;Agenzia delle Entrate in Gran Bretagna gli ha permesso di usufruire del regime dei &#8216;resident but not domicilied&#8217; che consente al contribuente di dichiarare solo i redditi prodotti in Inghilterra. Una situazione che non piace al governo italiano. &#8220;In base alle leggi britanniche &#8211; dice Visco &#8211; una più o meno fittizia residenza a Londra permette di non versare tasse nel proprio Paese. Ho chiesto agli uffici di verificare la rispondenza di queste norme allo spirito della Ue e di verificare se ci sono gli estremi per un eventuale ricorso a Strasburgo perché queste norme sembrano andare al di là della normale competizione tra Stati&#8221;.  <br />
In questi anni, quindi, Rossi avrebbe dichiarato in Italia i soli redditi di fabbricati e in Inghilterra i redditi prodotti nell&#8217;isola, cioè quasi nulla. Scomparse, invece, le ricche sponsorizzazioni e il contratto con la Yamaha, la società per cui corre.  <br />
In effetti Rossi si era premunito, i suoi consulenti fiscali avevano costituito una seria di società estere alle quali sono stati intestati i vari contratti delle sponsorizzazioni. Tuttavia l&#8217;Agenzia delle entrate è riuscita a ricostruire tutti i passaggi che hanno portato alla nascita di società a cui sono intestati i vari contratti degli sponsor con sedi di volta in volta a Dublino, Londra o altri paesi. E la lista degli sponsor è molto lunga: si va dalla Telecom Italia alla birra Peroni, dalla Atladis alla Dainese.  <br />
Dalla ricostruzione dell&#8217;Agenzia delle entrate sarebbe emerso che, oltre ad avere in Italia la sede principale degli affari e interessi economici, Rossi ha mantenuto un solido legame &#8220;di natura sociale e familiare&#8221; con il suo Paese, e quindi deve pagare le tasse. La mattina dello scorso 3 agosto i funzionari dell&#8217;Agenzia delle entrate hanno notificato a Rossi, nei pressi della sua abitazione di Tavullia (Pesaro Urbino) l&#8217;accertamento per il quinquennio, suddiviso per anno d&#8217;imposta.  <br />
L&#8217;evasione per 25 milioni, in base alla normativa fiscale, può tradursi in una multa che può variare da due a quattro volte l&#8217;imposta evasa, quindi fino a 100 milioni. Tuttavia se invece Rossi decidesse di pagare entro 30 giorni, potrebbe ottenere sostanziose riduzioni. Ha naturalmente anche la possibilità di fare ricorso. Ma può incorrere anche in sanzioni di tipo penale, previste in tutti i casi nei quali la somma evasa ecceda i 75.000 euro.  <br />
Il sito Contribuenti.it, che fa capo a un&#8217;associazione non profit che si occupa dei diritti dei contribuenti, ricorda che Valentino Rossi si aggiunge a una lunga lista di sportivi accusati di aver evaso il fisco: tra questi Diego Armando Maradona, con oltre 30 milioni di euro, Loris Capirossi con 9 milioni, Alberto Tomba, Max Biaggi, il tennista Andrea Gaudenzi, il pilota Nicola Larini, Pierfrancesco Chili (moto) e il ciclista Mario Cipollini.  <br />
(<em>8 agosto 2007</em>)</p>
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		<title>Amici automobilisti, ci vogliono massacrare come hanno fatto a Donatone Noè</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 16:46:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Auto]]></category>

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		<description><![CDATA[
Spett.le Prefetto della Provincia di Chieti
Ufficio Territoriale di Governo
Corso Marruccino
66100 Chieti
 
Alla Cortese Attenzione
Dott. Fulvio Rocco De Marinis
 
E p.c.
 
Spett.le Prefetto della Provincia di Campobasso
Ufficio Territoriale di Governo
Piazza Gabriele Pepe n.24
86100 Campobasso
 
Alla Cortese Attenzione
Dott. Stefano Trotta
 
Gentilissimo Sig. Prefetto,
 
la informo di quanto sta avvenendo a un nostro concittadino-automobilista e nostro associato.
Il sig. Donatone Noè Giuseppe, di Trivento(CB), ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2>
<div id="attachment_6589" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/02/Da-sinistra-Pino-Cavuoti-Don-Alfonso-Antonio-Turdò-Antenucci-Franco-Gigino-DAngelo.jpg"><img class="size-medium wp-image-6589" title="Da sinistra- Pino Cavuoti, Don Alfonso, Antonio Turdò, Antenucci Franco, Gigino D'Angelo" src="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/02/Da-sinistra-Pino-Cavuoti-Don-Alfonso-Antonio-Turdò-Antenucci-Franco-Gigino-DAngelo-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Da sinistra- Pino Cavuoti, Don Alfonso, Antonio Turdò, Antenucci Franco, Gigino D&#39;Angelo</p></div>
<p>Spett.le Prefetto della Provincia di Chieti</p>
<h2>Ufficio Territoriale di Governo</h2>
<h2>Corso Marruccino</h2>
<h2>66100 Chieti</h2>
<h2> </h2>
<h2>Alla Cortese Attenzione</h2>
<h2>Dott. Fulvio Rocco De Marinis</h2>
<h2> </h2>
<h2>E p.c.</h2>
<h2> </h2>
<h2>Spett.le Prefetto della Provincia di Campobasso</h2>
<h2>Ufficio Territoriale di Governo</h2>
<h2>Piazza Gabriele Pepe n.24</h2>
<h2>86100 Campobasso</h2>
<h2> </h2>
<h2>Alla Cortese Attenzione</h2>
<h2>Dott. Stefano Trotta</h2>
<h2> </h2>
<h2>Gentilissimo Sig. Prefetto,</h2>
<h2> </h2>
<h2>la informo di quanto sta avvenendo a un nostro concittadino-automobilista e nostro associato.</h2>
<h2>Il sig. Donatone Noè Giuseppe, di Trivento(CB), ha ricevuto due multe dal Comune di Fresagrandinaria,responsabile del procedimento Vigile Cavallone Giuseppe, comminate ai sensi dell’art.142 del Codice della strada, multe rilevate con gli autovelox, quelli oggetto del periodo dell’inchiesta ed oggi del processo penale presso il tribunale di Vasto. I verbali, rispettivamente il n. 212 del 21 aprile 2007 ed il 246 sempre del 21 aprile 2007 , entrambi i verbali sono stati elevati il 16 marzo 2007 uno alle 11,11 ed uno alle 12,21 per un importo di € 157,00 cadauno.</h2>
<h2>Dopo di chè è giunto al sig. Donatone un atto ingiuntivo della società Equitalia s.p.a. per un importo di € 1.207,00.</h2>
<h2> </h2>
<h2>Sempre al sig. Donatone è giunto un verbale dal comune di Dogliola, verbalizzante vigile Domenico Profeta , il n. 63 del 02/05/2007, elevato sempre il 16 marzo 2007 alle ore 15,04 per un importo di 158,00 euro. Come può verificare , più autovelox negli stessi giorni , comuni a confine, vicinissimi.</h2>
<h2>In aggiunta ha ricevuto il verbale n. 345 del 21/05/2007, verbalizzante vigile Domenico Profeta,  elevato il 24 marzo del 2007, per un importo di € 158,00, anche questi due  oggetto del periodo dell’inchiesta ed oggi del processo penale presso il tribunale di Vasto.</h2>
<h2>Anche in questo caso è giunto al sig. Donatone una ingiunzione della società I.C.A. S.r.l. con sede in La Spezia, che in riferimento ai verbali suddetti ha chiesto una somma di pagamento pari a € 2.765,00.</h2>
<h2> </h2>
<h2>Quindi il sig. Donatone è oppresso dalle società di riscossione coattive per un importo di €3.972,00, dovute a multe oggetto di inchiesta e processo penale.</h2>
<h2> </h2>
<h2>Eccellentissimo sig. Prefetto, è ora di dire basta a questa continua ruberia nei confronti della povera gente, molti gravati già da problematiche economiche e finanziarie ingenti , causate anche da una crisi economica ormai planetaria.</h2>
<h2>Chiedo un suo intervento immediato nei confronti dei comuni in oggetto affinchè si applichi una moratoria nella fase di recupero coattivo, tenendo anche conto che queste potrebbero essere oggetto di sentenza nel processo penale in corso a Vasto.</h2>
<h2> </h2>
<h2>Ma dopo svariati casi altre domande ci poniamo e Le sottoponiamo alla sua attenzione. Chi sono i proprietari di queste società di recupero coattivo , Assoservizi srl di L’Aquila, ICA srl di La Spezia, le chiedo di iniziare un monitoraggio immediato ed esecutivo , di verifica , anche ai fini dell’ antimafia, delle società suddette, chi sono i loro azionisti, quali rapporti hanno intessuto con le amministrazioni locali , con quanti comuni hanno a che fare.</h2>
<h2> </h2>
<h2>Per poter meglio discutere ed evidenziare le criticità delle procedure finora avviate in questa materia Le chiedo di favorire un incontro presso la Vs. Onorevole Prefettura nei prossimi giorni.</h2>
<h2> </h2>
<h2> </h2>
<p><strong>Con osservanza</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>San Salvo, 13 febbraio 2012</strong></p>
<p><strong>                        </strong></p>
<p><strong>                    </strong></p>
<p><strong>Il Presidente  </strong><strong>Antonio Turdò</strong></p>
<p>Associazione Comitato PROTRIGNINA Abruzzo e Molise</p>
<p>Sede: Via F. Parri, n. 8-66050 San Salvo (CH)</p>
<p>Tel. 3331077384- e-mail: <a href="mailto:comitatoprotrignina@virgilio.it">comitatoprotrignina@virgilio.it</a></h2>
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		<title>Assemblea Generale del Comitato PROTRIGNINA Abruzzo e Molise</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 16:40:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pro-Trignina]]></category>

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		<description><![CDATA[
Gentilissimo Socio
dell’Associazione Comitato PROTRIGNINA Abruzzo e Molise, Ti  informo che  saremmo onorati della Tua presenza alla nostra 
ASSEMBLEA GENERALE
Convocata per domenica 26 febbraio 2012 ,presso il Ristorante Miramare di San Salvo, in Via Giovanni Paolo I, n.19 ( area adiacente la zona della piscina comunale) con inizio alle ore 10,00.
Durante l’Assemblea saranno portati a conoscenza  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></p>
<div id="attachment_6584" class="wp-caption alignleft" style="width: 218px"><a href="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/02/Il-Presidente-Turdò-mentre-arringa-gli-automobilisti.jpg"><img class="size-full wp-image-6584" title="Il Presidente Turdò mentre arringa gli automobilisti" src="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/02/Il-Presidente-Turdò-mentre-arringa-gli-automobilisti.jpg" alt="" width="208" height="242" /></a><p class="wp-caption-text">Il Presidente Turdò mentre arringa gli automobilisti</p></div>
<p>Gentilissimo Socio</p>
<p>dell’Associazione Comitato PROTRIGNINA Abruzzo e Molise, Ti  informo che  saremmo onorati della Tua presenza alla nostra<strong> </strong><strong></strong></strong></p>
<p><strong>ASSEMBLEA GENERALE</strong></p>
<p><strong>Convocata per domenica 26 febbraio 2012 ,presso il Ristorante Miramare di San Salvo, in Via Giovanni Paolo I, n.19 ( area adiacente la zona della piscina comunale) con inizio alle ore 10,00.</strong></p>
<p>Durante l’Assemblea saranno portati a conoscenza  dei soci e degli amici presenti i seguenti argomenti all’ordine del giorno dei lavori:</p>
<ol>
<li>Situazione delle Costituzioni di parte civile nel processo penale pendente presso il Tribunale di Vasto, riguardante la gestione degli autovelox sulla Fondo Valle Trigno;</li>
<li><a href="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/02/imagesCAIJ32JY.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6585" title="imagesCAIJ32JY" src="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/02/imagesCAIJ32JY.jpg" alt="" width="121" height="161" /></a>Situazione delle istanze di rimborso per le multe pervenute agli associati dagli autovelox di Cantalupo nel Sannio, Isernia e Sesto Campano;</li>
<li>Convenzione operativa inerente l’assistenza fiscale ed amministrativa con il Caf Enpta di  San Salvo;</li>
<li>Convenzione operativa inerente l’assistenza assicurativa degli associati con la Simabroker s.r.l. di Piazzano  di Atessa;</li>
<li>Illustrazione del programma delle attività dell’anno 2012;</li>
</ol>
<p><strong> </strong></p>
<p>E’ previsto il pranzo organizzato al prezzo di euro 30, <strong>Ti</strong> prego da darmi conferma telefonica della tua presenza o di tuoi  amici e conoscenti che ti accompagneranno eventualmente.</p>
<p>San Salvo, 17 febbraio  2012</p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Il Presidente         <strong>Antonio Turdò</strong><strong></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Associazione Comitato PROTRIGNINA Abruzzo e Molise</p>
<p>Sede: Via F. Parri, n. 8-66050 San Salvo (CH)</p>
<p>Tel. 3331077384- fax 0873/341463 e-mail: <a href="mailto:comitatoprotrignina@virgilio.it">comitatoprotrignina@virgilio.it</a></p>
<p>Link consigliati: <a href="http://www.vastesenews.it-/">www.vastesenews.it-</a> <a href="http://www.antonioturdo.it/">www.antonioturdo.it</a></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>LA RABBIA DI PETRUCCI: &#8220;ABBIAMO LE MANI PULITE, LO SPORT NON C&#8217;ENTRA CON IL MALAFFARE</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 16:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>

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		<description><![CDATA[
Il Presidente del Coni Gianni Petrucci 
 Roma, 16 febbraio 2012 &#8211; &#8220;Leggendo oggi i giornali ho notato che nessuno voleva queste Olimpiadi, di questo non ce ne eravamo accorti&#8221;. Così Gianni Petrucci, presidente del Coni, ieri è tornato sul no pronunciato ieri dal premier Mario Monti sull&#8217;appoggio del governo alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020. E in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><img src="http://www.radiosei.it/upload/8f/8f14e45fceea167a5a36dedd4bea2543/773ca39bfea4543a78cb285e937540b1.jpeg" alt="" width="450" height="284" /></h2>
<h3>Il Presidente del Coni Gianni Petrucci </h3>
<p> Roma, 16 febbraio 2012 &#8211; &#8220;Leggendo oggi i giornali ho notato che nessuno voleva queste Olimpiadi, di questo non ce ne eravamo accorti&#8221;. Così Gianni Petrucci, presidente del Coni, ieri è <a href="http://sport.sky.it/sport/olimpiadi/2012/02/14/roma_2020_candidatura_incontro_monti_alemanno_comitato_organizzatore_coni_decisione.html" target="_self">tornato </a>sul no pronunciato ieri dal premier Mario Monti sull&#8217;appoggio del governo alla candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020. E <a href="http://www.coni.it/?dettaglio_news_&amp;no_cache=1&amp;tx_ttnews[tt_news]=11273&amp;cHash=3a67b3de4c" target="_blank"></a><a href="http://www.coni.it/?dettaglio_news_&amp;no_cache=1&amp;tx_ttnews[tt_news]=11273&amp;cHash=3a67b3de4c" target="_blank">in una lettera agli atleti azzurri</a>, Petrucci ha affermato: &#8220;Siamo stanchi di essere associati ad un malaffare che non ci riguarda. Organizzativamente siamo all&#8217;avanguardia e l&#8217;Italia deve essere fiera del mondo dello sport e dei suoi successi. Non entro nel merito della decisione del Presidente del  Consiglio, che l&#8217;ha motivata con considerazioni di carattere  esclusivamente economico, connesse alla situazione del Paese. Il mondo dello sport è consapevole di aver fatto la sua parte in modo perfetto. Avevamo tutte le carte in  regola, per tentare, con possibilità di successo, di riportare in Italia i Giochi Olimpici e Paralimpici 60 anni dopo Roma 60. Abbiamo tutti lavorato con onore, onestà e massima buona volontà per tale traguardo&#8221;. </p>
<p>Il n.1 dello sport italiano, intervenuto al programma &#8216;La  telefonata di Belpietro&#8217; su Canale 5, si è anche detto &#8220;stupito&#8221;  dal cambio di rotta di alcuni esponenti del mondo politico che fino alla vigilia della decisione di Monti si erano detti a favore della candidatura di Roma. &#8220;Erano state presentate delle mozioni a favore della candidatura e le stesse persone che le avevano presentate, ad eccezione dell&#8217;onorevole Cicchitto, poi serenamente hanno detto che hanno fatto bene a non dare le Olimpiadi. Il giorno dopo o la sera stessa hanno applaudito all&#8217;iniziativa del premier, questo mi mette un po&#8217; di  tristezza&#8221;, fa notare Petrucci, che ribadisce di essere amareggiato per il ritardo con cui Monti ha comunicato la sua decisione. &#8220;E&#8217; ovvio che sono amareggiato, ce lo poteva dire prima anzichè all&#8217;ultimo giorno. L&#8217;ho vista come una mancanza di riguardo&#8221;, sottolinea.</p>
<p>Monti ha considerato troppo gravoso da un punto di vista economico un impegno per portare le Olimpiadi in Italia: &#8220;Se un governo non può impegnare 4 miliardi in 7 anni allora c&#8217;è da essere  preoccupati&#8221;, obietta Petrucci. &#8220;Ormai la decisione è presa e la rispetto, ma ho vinto la scommessa con il presidente del Consiglio che diceva: &#8216;Domani i giornali mi distruggeranno&#8217;. Io gli ho risposto: &#8216;Presidente, lei domani ne uscirà da vincitore e noi purtroppo no&#8217;. E la fiducia nei confronti del governo aumenta&#8221;, fa notare il presidente del Coni, che giudica poi &#8220;logico e ingiusto l&#8217;attacco al sindaco di Roma, Gianni Alemanno&#8221;. &#8220;Un sindaco deve portare la propria città a sognare in grande. Alemanno si è comportato benissimo su Roma 2020, abbiamo avuto una squadra straordinaria. Ma come si può il giorno stesso attaccare in quel modo e chiedere le dimissioni? E&#8217; una gara sportiva, si può vincere e perdere. Non abbiamo vinto, ma ora basta. Serve anche una cultura della sconfitta&#8221;. Secondo alcuni, sulla scelta di Monti ha pesato anche il  precedente dei Mondiali di nuoto di Roma 2009 e gli scandali che hanno fatto da sfondo all&#8217;evento: &#8220;Allora in Italia non si fa più nulla, non parlo solo di opere pubbliche o di manifestazioni e impianti sportivi. Se poi ci sono delle persone scorrette che non rispettano il codice penale, quelle devono pagare. Ma lo sport è sempre stato al di fuori di queste questioni e tutti i dirigenti che mi hanno preceduto hanno la fedina penale pulita. Poi su Roma 2009 c&#8217;è stata un&#8217;inchiesta, ma non ancora una sentenza&#8221;. </p>
<p>Anche secondo Petrucci sul progetto olimpico di Roma &#8220;ha pesato il momento economico che attraversa il paese e ha  prevalso il no perchè gli italiani probabilmente hanno capito che non potevamo rischiare&#8221;. &#8220;Ma io dico che si vive di tagli e anche di fiducia. E resto convinto che i giovani volevano queste Olimpiadi. La copertura  finanziaria c&#8217;era e lo dimostrava anche lo studio presentato (dalla commissione Fortis, ndr) che è stato elogiato anche da Monti. Ma a questo punto mi rimetto alla decisione del governo e sto al mio posto. Ringrazio il Capo dello Stato che ancora una volta ha dato un segnale a favore del mondo dello sport e adesso attendo le iniziative che questo governo prenderà per noi come anticipato ieri dal ministro Gnudi&#8221;.</p>
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		</item>
		<item>
		<title>Mani pulite, 20 anni dopo:Scandali, affari e misteri tutti i segreti dello Ior</title>
		<link>http://www.vastesenews.it/religione/mani-pulite-20-anni-doposcandali-affari-e-misteri-tutti-i-segreti-dello-ior</link>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 16:06:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Religione]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.vastesenews.it/?p=6571</guid>
		<description><![CDATA[di CURZIO MALTESE
 

LA CHIESA cattolica è l&#8217;unica religione a disporre di una dottrina sociale, fondata sulla lotta alla povertà e la demonizzazione del danaro, &#8220;sterco del diavolo&#8221;. Vangelo secondo Matteo: &#8220;E&#8217; più facile che un cammello passi nella cruna dell&#8217;ago, che un ricco entri nel regno dei cieli&#8221;. Ma è anche l&#8217;unica religione ad avere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><em>di CURZIO MALTESE</em></h3>
<p> </p>
<div><img src="http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/cronaca/chiesa-commento-mauro/segreti-ior/stor_12104190_17560.jpg" alt="&lt;B&gt;Scandali, affari e misteri&lt;br /&gt;tutti i segreti dello Ior&lt;/B&gt;" width="230" /></div>
<p><a href="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/02/images2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6572" title="images" src="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/02/images2.jpg" alt="" width="176" height="147" /></a>LA CHIESA cattolica è l&#8217;unica religione a disporre di una dottrina sociale, fondata sulla lotta alla povertà e la demonizzazione del danaro, &#8220;sterco del diavolo&#8221;. Vangelo secondo Matteo: &#8220;E&#8217; più facile che un cammello passi nella cruna dell&#8217;ago, che un ricco entri nel regno dei cieli&#8221;. Ma è anche l&#8217;unica religione ad avere una propria banca per maneggiare affari e investimenti, l&#8217;Istituto Opere Religiose. </p>
<p>La sede dello Ior è uno scrigno di pietra all&#8217;interno delle mura vaticane. Una suggestiva torre del Quattrocento, fatta costruire da Niccolò V, con mura spesse nove metri alla base. Si entra attraverso una porta discreta, senza una scritta, una sigla o un simbolo. Soltanto il presidio delle guardie svizzere notte e giorno ne segnala l&#8217;importanza. All&#8217;interno si trovano una grande sala di computer, un solo sportello e un unico bancomat. Attraverso questa cruna dell&#8217;ago passano immense e spesso oscure fortune. Le stime più prudenti calcolano 5 miliardi di euro di depositi. La banca vaticana offre ai correntisti, fra i quali come ha ammesso una volta il presidente Angelo Caloia &#8220;qualcuno ha avuto problemi con la giustizia&#8221;, rendimenti superiori ai migliori hedge fund e un vantaggio inestimabile: la totale segretezza. Più impermeabile ai controlli delle isole Cayman, più riservato delle banche svizzere, l&#8217;istituto vaticano è un vero paradiso (fiscale) in terra. Un libretto d&#8217;assegni con la sigla Ior non esiste. Tutti i depositi e i passaggi di danaro avvengono con bonifici, in contanti o in lingotti d&#8217;oro. Nessuna traccia. </p>
<p>Da vent&#8217;anni, quando si chiuse il processo per lo scandalo del Banco Ambrosiano, lo Ior è un buco nero in cui nessuno osa guardare. Per uscire dal crac che aveva rovinato decine di migliaia di famiglie, la banca vaticana versò 406 milioni di dollari ai liquidatori. Meno di un quarto rispetto ai 1.159 milioni di dollari dovuti secondo l&#8217;allora ministro del Tesoro, Beniamino Andreatta. Lo scandalo fu accompagnato da infinite leggende e da una scia di cadaveri eccellenti. Michele Sindona avvelenato nel carcere di Voghera, Roberto Calvi impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra, il giudice istruttore Emilio Alessandrini ucciso dai colpi di Prima Linea, l&#8217;avvocato Giorgio Ambrosoli freddato da un killer della mafia venuto dall&#8217;America al portone di casa.  <br />
Senza contare il mistero più inquietante, la morte di papa Luciani, dopo soli 33 giorni di pontificato, alla vigilia della decisione di rimuovere Paul Marcinkus e i vertici dello Ior. Sull&#8217;improvvisa fine di Giovanni Paolo I si sono alimentate macabre dicerie, aiutate dalla reticenza vaticana. Non vi sarà autopsia per accertare il presunto e fulminante infarto e non sarà mai trovato il taccuino con gli appunti sullo Ior che secondo molti testimoni il papa portò a letto l&#8217;ultima notte. <br />
Era lo Ior di Paul Marcinkus, il figlio di un lavavetri lituano, nato a Cicero (Chicago) a due strade dal quartier generale di Al Capone, protagonista di una delle più clamorose quanto inspiegabili carriere nella storia recente della chiesa. Alto e atletico, buon giocatore di baseball e golf, era stato l&#8217;uomo che aveva salvato Paolo VI dall&#8217;attentato nelle Filippine. Ma forse non basta a spiegare la simpatia di un intellettuale come Montini, autore della più avanzata enciclica della storia, la Populorum Progressio, per questo prete americano perennemente atteggiato da avventuriero di Wall Street, con le mazze da golf nella fuoriserie, l&#8217;Avana incollato alle labbra, le stupende segreterie bionde e gli amici di poker della P2. </p>
<p>Con il successore di papa Luciani, Marcinkus trova subito un&#8217;intesa. A Karol Wojtyla piace molto quel figlio di immigrati dell&#8217;Est che parla bene il polacco, odia i comunisti e sembra così sensibile alle lotte di Solidarnosc. Quando i magistrati di Milano spiccano mandato d&#8217;arresto nei confronti di Marcinkus, il Vaticano si chiude come una roccaforte per proteggerlo, rifiuta ogni collaborazione con la giustizia italiana, sbandiera i passaporti esteri e l&#8217;extraterritorialità. Ci vorranno altri dieci anni a Woytjla per decidersi a rimuovere uno dei principali responsabili del crac Ambrosiano dalla presidenza dello Ior. Ma senza mai spendere una parola di condanna e neppure di velata critica: Marcinkus era e rimane per le gerarchie cattoliche &#8220;una vittima&#8221;, anzi &#8220;un&#8217;ingenua vittima&#8221;. </p>
<p>Dal 1989, con l&#8217;arrivo alla presidenza di Angelo Caloia, un galantuomo della finanza bianca, amico e collaboratore di Gianni Bazoli, molte cose dentro lo Ior cambiano. Altre no. Il ruolo di bonificatore dello Ior affidato al laico Caloia è molto vantato dalle gerarchie vaticane all&#8217;esterno quanto ostacolato all&#8217;interno, soprattutto nei primi anni. Come confida lo stesso Caloia al suo diarista, il giornalista cattolico Giancarlo Galli, autore di un libro fondamentale ma introvabile, Finanza bianca (Mondadori, 2003). &#8220;Il vero dominus dello Ior &#8211; scrive Galli &#8211; rimaneva monsignor Donato De Bonis, in rapporti con tutta la Roma che contava, politica e mondana. Francesco Cossiga lo chiamava Donatino, Giulio Andreotti lo teneva in massima considerazione. E poi aristocratici, finanzieri, artisti come Sofia Loren. Questo spiegherebbe perché fra i conti si trovassero anche quelli di personaggi che poi dovevano confrontarsi con la giustizia. Bastava un cenno del monsignore per aprire un conto segreto&#8221;. </p>
<p>A volte monsignor De Bonis accompagnava di persona i correntisti con i contanti o l&#8217;oro nel caveau, attraverso una scala, in cima alla torre, &#8220;più vicino al cielo&#8221;. I contrasti fra il presidente Caloia e De Bonis, in teoria sottoposto, saranno frequenti e duri. Commenta Giancarlo Galli: &#8220;Un&#8217;aurea legge manageriale vuole che, in caso di conflitto fra un superiore e un inferiore, sia quest&#8217;ultimo a soccombere. Ma essendo lo Ior istituzione particolarissima, quando un laico entra in rotta di collisione con una tonaca non è più questione di gradi&#8221;. </p>
<p>La glasnost finanziaria di Caloia procede in ogni caso a ritmi serrati, ma non impedisce che l&#8217;ombra dello Ior venga evocata in quasi tutti gli scandali degli ultimi vent&#8217;anni. Da Tangentopoli alle stragi del &#8216;93 alla scalata dei &#8220;furbetti&#8221; e perfino a Calciopoli. Ma come appare, così l&#8217;ombra si dilegua. Nessuno sa o vuole guardare oltre le mura impenetrabili della banca vaticana. </p>
<p>L&#8217;autunno del 1993 è la stagione più crudele di Tangentopoli. Subito dopo i suicidi veri o presunti di Gabriele Cagliari e di Raul Gardini, la mattina del 4 ottobre arriva al presidente dello Ior una telefonata del procuratore capo del pool di Mani Pulite, Francesco Saverio Borrelli: &#8220;Caro professore, ci sono dei problemi, riguardanti lo Ior, i contatti con Enimont&#8230;&#8221;. Il fatto è che una parte considerevole della &#8220;madre di tutte le tangenti&#8221;, per la precisione 108 miliardi di lire in certificati del Tesoro, è transitata dallo Ior. Sul conto di un vecchio cliente, Luigi Bisignani, piduista, giornalista, collaboratore del gruppo Ferruzzi e faccendiere in proprio, in seguito condannato a 3 anni e 4 mesi per lo scandalo Enimont e di recente rispuntato nell&#8217;inchiesta &#8220;Why Not&#8221; di Luigi De Magistris. Dopo la telefonata di Borrelli, il presidente Caloia si precipita a consulto in Vaticano da monsignor Renato Dardozzi, fiduciario del segretario di Stato Agostino Casaroli. &#8220;Monsignor Dardozzi &#8211; racconterà a Galli lo stesso Caloia &#8211; col suo fiorito linguaggio disse che ero nella merda e, per farmelo capire, ordinò una brandina da sistemare in Vaticano. Mi opposi, rispondendogli che avrei continuato ad alloggiare all&#8217;Hassler. Tuttavia accettai il suggerimento di consultare d&#8217;urgenza dei luminari di diritto. Una risposta a Borrelli bisognava pur darla!&#8221;. La risposta sarà di poche ma definitive righe: &#8220;Ogni eventuale testimonianza è sottoposta a una richiesta di rogatoria internazionale&#8221;. </p>
<p>I magistrati del pool valutano l&#8217;ipotesi della rogatoria. Lo Ior non ha sportelli in terra italiana, non emette assegni e, in quanto &#8220;ente fondante della Città del Vaticano&#8221;, è protetto dal Concordato: qualsiasi richiesta deve partire dal ministero degli Esteri. Le probabilità di ottenere la rogatoria in queste condizioni sono lo zero virgola. In compenso l&#8217;effetto di una richiesta da parte dei giudici milanesi sarebbe devastante sull&#8217;opinione pubblica. Il pool si ritira in buon ordine e si accontenta della spiegazione ufficiale: &#8220;Lo Ior non poteva conoscere la destinazione del danaro&#8221;. </p>
<p>Il secondo episodio, ancora più cupo, risale alla metà degli anni Novanta, durante il processo per mafia a Marcello Dell&#8217;Utri. In video conferenza dagli Stati Uniti il pentito Francesco Marino Mannoia rivela che &#8220;Licio Gelli investiva i danari dei corleonesi di Totò Riina nella banca del Vaticano&#8221;. &#8220;Lo Ior garantiva ai corleonesi investimenti e discrezione&#8221;. Fin qui Mannoia fornisce informazioni di prima mano. Da capo delle raffinerie di eroina di tutta la Sicilia occidentale, principale fonte di profitto delle cosche. Non può non sapere dove finiscono i capitali mafiosi. Quindi va oltre, con un&#8217;ipotesi. &#8220;Quando il Papa (Giovanni Paolo II, ndr) venne in Sicilia e scomunicò i mafiosi, i boss si risentirono soprattutto perché portavano i loro soldi in Vaticano. Da qui nacque la decisione di far esplodere due bombe davanti a due chiese di Roma&#8221;. Mannoia non è uno qualsiasi. </p>
<p>E&#8217; secondo Giovanni Falcone &#8220;il più attendibile dei collaboratori di giustizia&#8221;, per alcuni versi più prezioso dello stesso Buscetta. Ogni sua affermazione ha trovato riscontri oggettivi. Soltanto su una non si è proceduto ad accertare i fatti, quella sullo Ior. I magistrati del caso Dell&#8217;Utri non indagano sulla pista Ior perché non riguarda Dell&#8217;Utri e il gruppo Berlusconi, ma passano le carte ai colleghi del processo Andreotti. Scarpinato e gli altri sono a conoscenza del precedente di Borrelli e non firmano la richiesta di rogatoria. Al palazzo di giustizia di Palermo qualcuno in alto osserva: &#8220;Non ci siamo fatti abbastanza nemici per metterci contro anche il Vaticano?&#8221;. </p>
<p>Sulle trame dello Ior cala un altro sipario di dieci anni, fino alla scalata dei &#8220;furbetti del quartierino&#8221;. Il 10 luglio dell&#8217;anno scorso il capo dei &#8220;furbetti&#8221;, Giampiero Fiorani, racconta in carcere ai magistrati: &#8220;Alla Bsi svizzera ci sono tre conti della Santa Sede che saranno, non esagero, due o tre miliardi di euro&#8221;. Al pm milanese Francesco Greco, Fiorani fa l&#8217;elenco dei versamenti in nero fatti alle casse vaticane: &#8220;I primi soldi neri li ho dati al cardinale Castillo Lara (presidente dell&#8217;Apsa, l&#8217;amministrazione del patrimonio immobiliare della chiesa, ndr), quando ho comprato la Cassa Lombarda. M&#8217;ha chiesto trenta miliardi di lire, possibilmente su un conto estero&#8221;. </p>
<p>Altri seguiranno, molti a giudicare dalle lamentele dello stesso Fiorani nell&#8217;incontro con il cardinale Giovanni Battista Re, potente prefetto della congregazione dei vescovi e braccio destro di Ruini: &#8220;Uno che vi ha sempre dato i soldi, come io ve li ho sempre dati in contanti, e andava tutto bene, ma poi quando è in disgrazia non fate neanche una telefonata a sua moglie per sapere se sta bene o male&#8221;. <br />
Il Vaticano molla presto Fiorani, ma in compenso difende Antonio Fazio fino al giorno prima delle dimissioni, quando ormai lo hanno abbandonato tutti. Avvenire e Osservatore Romano ripetono fino all&#8217;ultimo giorno di Fazio in Bankitalia la teoria del &#8220;complotto politico&#8221; contro il governatore. Del resto, la carriera di questo strano banchiere che alle riunioni dei governatori centrali non ha mai citato una volta Keynes ma almeno un centinaio di volte le encicliche, si spiega in buona parte con l&#8217;appoggio vaticano. In prima persona di Camillo Ruini, presidente della Cei, e poi di Giovanni Battista Re, amico intimo di Fazio, tanto da aver celebrato nel 2003 la messa per il venticinquesimo anniversario di matrimonio dell&#8217;ex governatore con Maria Cristina Rosati. </p>
<p>Naturalmente neppure i racconti di Fiorani aprono lo scrigno dei segreti dello Ior e dell&#8217;Apsa, i cui rapporti con le banche svizzere e i paradisi fiscali in giro per il mondo sono quantomeno singolari. E&#8217; difficile per esempio spiegare con esigenze pastorali la decisione del Vaticano di scorporare le Isole Cayman dalla naturale diocesi giamaicana di Kingston, per proclamarle &#8220;missio sui iuris&#8221; alle dirette dipendenze della Santa Sede e affidarle al cardinale Adam Joseph Maida, membro del collegio dello Ior. </p>
<p>Il quarto e ultimo episodio di coinvolgimento dello Ior negli scandali italiani è quasi comico rispetto ai precedenti e riguarda Calciopoli. Secondo i magistrati romani Palamara e Palaia, i fondi neri della Gea, la società di mediazione presieduta dal figlio di Moggi, sarebbero custoditi nella banca vaticana. Attraverso i buoni uffici di un altro dei banchieri di fiducia della Santa Sede dalla fedina penale non immacolata, Cesare Geronzi, padre dell&#8217;azionista di maggioranza della Gea. Nel caveau dello Ior sarebbe custodito anche il &#8220;tesoretto&#8221; personale di Luciano Moggi, stimato in 150 milioni di euro. Al solito, rogatorie e verifiche sono impossibili. Ma è certo che Moggi gode di grande considerazione in Vaticano. Difeso dalla stampa cattolica sempre, accolto nei pellegrinaggi a Lourdes dalla corte di Ruini, Moggi è da poco diventato titolare di una rubrica di &#8220;etica e sport&#8221; su Petrus, il quotidiano on-line vicino a papa Benedetto XVI, da dove l&#8217;ex dirigente juventino rinviato a giudizio ha subito cominciato a scagliare le prime pietre contro la corruzione (altrui). </p>
<p>Con l&#8217;immagine di Luciano Moggi maestro di morale cattolica si chiude l&#8217;ultima puntata dell&#8217;inchiesta sui soldi della Chiesa. I segreti dello Ior rimarranno custoditi forse per sempre nella torre-scrigno. L&#8217;epoca Marcinkus è archiviata ma l&#8217;opacità che circonda la banca della Santa Sede è ben lontana dallo sciogliersi in acque trasparenti. Si sa soltanto che le casse e il caveau dello Ior non sono mai state tanto pingui e i depositi continuano ad affluire, incoraggiati da interessi del 12 per cento annuo e perfino superiori. Fornire cifre precise è, come detto, impossibile. Le poche accertate sono queste. Con oltre 407 mila dollari di prodotto interno lordo pro capite, la Città del Vaticano è di gran lunga lo &#8220;stato più ricco del mondo&#8221;, come si leggeva nella bella inchiesta di Marina Marinetti su Panorama Economy. Secondo le stime della Fed del 2002, frutto dell&#8217;unica inchiesta di un&#8217;autorità internazionale sulla finanza vaticana e riferita soltanto agli interessi su suolo americano, la chiesa cattolica possedeva negli Stati Uniti 298 milioni di dollari in titoli, 195 milioni in azioni, 102 in obbligazioni a lungo termine, più joint venture con partner Usa per 273 milioni. </p>
<p>Nessuna autorità italiana ha mai avviato un&#8217;inchiesta per stabilire il peso economico del Vaticano nel paese che lo ospita. Un potere enorme, diretto e indiretto. Negli ultimi decenni il mondo cattolico ha espugnato la roccaforte tradizionale delle minoranze laiche e liberali italiane, la finanza. Dal tramonto di Enrico Cuccia, il vecchio azionista gran nemico di Sindona, di Calvi e dello Ior, la &#8220;finanza bianca&#8221; ha conquistato posizioni su posizioni. La definizione è certo generica e comprende personaggi assai distanti tra loro. Ma tutti in relazione stretta con le gerarchie ecclesiastiche, con le associazioni cattoliche e con la prelatura dell&#8217;Opus Dei. In un&#8217;Italia dove la politica conta ormai meno della finanza, la chiesa cattolica ha più potere e influenza sulle banche di quanta ne avesse ai tempi della Democrazia Cristiana. <br />
<em>(Hanno collaborato Carlo Pontesilli e Maurizio Turco)</em></p>
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		<title>Mani pulite, 20 anni dopo:RAOUL GARDINI E GABRIELE CAGLIARI DUE FALSI SUICIDI, MASSOMAFIOSI RIMASTI IMPUNITI</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 12:18:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Il 20 luglio 1993, il presidente dell’ENI Gabriele Cagliari, primo gruppo siderurgico italiano , viene trovato morto per soffocamento, in circostanze misteriose e mai chiarite dalla Procura di Milano, con un sacchetto di plastica infilato in testa e legato al collo con una stringa da scarpe, nei bagni di San Vittore, dov’era andato [...]]]></description>
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<div id="attachment_6566" class="wp-caption alignleft" style="width: 90px"><a href="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/02/images-10.jpg"><img class="size-full wp-image-6566" title="images (10)" src="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/02/images-10.jpg" alt="" width="80" height="104" /></a><p class="wp-caption-text">Gabriele Cagliari</p></div>
<p>Il 20 luglio 1993, il presidente dell’ENI Gabriele Cagliari, primo gruppo siderurgico italiano , viene trovato morto per soffocamento, in circostanze misteriose e mai chiarite dalla Procura di Milano, con un sacchetto di plastica infilato in testa e legato al collo con una stringa da scarpe, nei bagni di San Vittore, dov’era andato per farsi la doccia.</p>
<p></strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>Il 23 luglio 1993, tre giorni dopo la morte di Cagliari</strong>, alle sette del mattino, il maggiordomo di Palazzo Belgioioso trova riverso sul letto, <strong>Raoul Gardini</strong>, <strong>ras della chimica italiana</strong> e <em><strong>patron</strong></em> del gruppo<strong>Ferruzzi-Montedison</strong>, il quale si sarebbe anche lui suicidato in circostanze misteriose, e <strong>mai chiarite dalla Procura di Milano</strong>, sparandosi un colpo di pistola <a href="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/02/images-11.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-6567" title="images (11)" src="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/02/images-11.jpg" alt="" width="136" height="120" /></a>con una Walter Pkk, stranamente trovata sulla sponda opposta di dove si trovava il corpo inamimato dell’impreditore ravennate fulminato da un unico proiettile alla tempia.</p>
<p><strong>Due misteriosi falsi suicidi</strong> da collegarsi alle attività criminali delle<strong> massomafie</strong> che controllano l’economia e l’alta finanza, riclicando i capitali della mafia, derivanti dal narcotraffico, come avevano intuito<strong>Falcone e Borsellino</strong>, prima di venire trucidati su ordine di quei “<strong>poteri esterni</strong>” che governano nell’ombra il Paese da oltre 150 anni, mettendo a tacere chiunque interferisce o si oppone ai loro progetti.<strong>Il (finto) suicidio di Cagliari</strong> si è cercato farci credere sino ad oggi sia da imputare allo scandalo che aveva travolto i vertici dell’ENI, per una maxi tangente di 17 miliardi, in buona parte versati a quasi tutti i partiti politici a conclusione di un accordo esclusivo tra l’ENI e la società assicuratrice SAI di <strong>Salvatore Ligresti</strong>(grazie alla cui megatangente si era riusciti a far fuori l’INA).</p>
<p><strong>Ma nella versione ufficiale</strong> secondo cui Cagliari non avrebbe retto allo scandalo che lo aveva coinvolto e al prolungarsi della carcerazione sono rimasti in pochi a crederci, forse neanche gli stessi magistrati di Milano.</p>
<p><strong>Se è pur vero che Cagliari</strong> sperava di essere a breve scarcerato, come aveva lasciato trapelare il P.M. Fabio De Pasquale, è anche vero che, proprio in quei giorni, il 19 luglio, era stato arrestato <strong>Salvatore Ligresti</strong>, che aveva reso una versione dei fatti contrastante rispetto a quella forse più credibile fornita dal presidente dell’Eni, che avrebbe potuto inziare a <strong>vuotare il sacco</strong> (<strong>anzichè infilarselo in testa…</strong>) e risultare assai scomodo a quei poteri occulti che hanno ordinato di trucidare anche gli stessi giudici Falcone e Borsellino che stavano indagando proprio sui rapporti tra mafia, economia legale, istituzioni e massoneria.<br />
In quest’ottica appare inverosimile che Cagliari abbia deciso repentinamente di togliersi la vita, quando ormai sapeva di potere uscire dal carcere, per di più con modalità talmente atroci e da manuale di criminologia.</p>
<p>E’ più probabile invece che sia stato indotto da menti subdole e raffinate ad inscenare l’intenzione di suicidarsi per anticipare l’ordine di scarcerazione, inviando lettere disperate alla moglie, come fanno spesso taluni detenuti per fare più o meno consapevolmente pressione sui giudici. Certamente la delusione per il ritardo nella scarcerazione, dovuto all’arresto di Ligresti e al rischio di inquinamento delle prove, può avere provocato nel presidente dell’ENI una profonda prostrazione, ma non tale da indurlo ad uscire così repentinamente dalla scena, cosa che giovava sicuramente a vantaggio solo di chi poteva temere sue nuove rivelazioni.</p>
<p><strong>Ed, infatti, appena settantadue ore dopo, ecco il secondo (finto) suicidio eccellente, anzi eccellentissimo del suo grande antagonista nella vicenda Enimont. </strong>Quello del patron della chimica italiana Raoul Gardini, con cui veniva tappata per sempre la bocca a un altro scomodo protagonista di quel perverso connubio tra mafia, alta finanza, politica e massoneria, che aveva deciso di collaborare, raccontando tutto ai magistarti di “mani pulite”.</p>
<p>La discesa di <strong>Raoul Gardini</strong> era cominciata l’anno prima, nel 1991 quando estromesso dalla gestione della Ferruzzi gli erano subentrati il cognato Carlo Sama e l’amministratore Giuseppe Garofano.</p>
<p><strong>La mattina del finto suicidio</strong> avrebbe dovuto incontrare i magistrati di “<em><strong>mani pulite</strong></em>” per definire la sua situazione: c’era nell’aria un ordine di cattura, <strong>ma lui sperava di evitarlo mostrandosi disposto a una piena collaborazione</strong>. A preoccuparlo c’era stato l’arresto di Giuseppe Garofano, avvenuto due giorni prima, il 24. Al centro delle accuse nei confronti suoi e e della Ferruzzi la “enorme” <strong>tangente Enimont</strong>, di circa tre miliardi versati alla <strong>DC di Forlani</strong>. Una storia che Garofano conosceva benissimo.</p>
<p><strong>Secondo la versione ufficiale</strong>, alle sette di mattina, Gardini ha già fatto la doccia, è ancora in accappatoio quando gli portano i giornali, il cappuccino e un croissant: ed è proprio mentre si accinge a fare colazione che l’occhio gli cade su un titolo di prima pagina di “Repubblica”: “<strong>Tangenti Garofano accusa Gardini</strong>“. L’imprenditore ravvenate Ras della chimica italiana e coraggioso uomo di mare che aveva superato ben altre difficoltà e venti contrari a quel punto avrebbe capito che è finita e aprendo il cassetto del comodino vicino al letto si sarebbe sparato un colpo mortale alla testa.</p>
<p>Gardini magnate dell’industria e della finanza che aveva anche sponsorizzato il Moro di Venezia all’American Cup non lascia testamento o lettere, fatta eccezione di un biglietto lasciato lì in bella vista con scritto sopra un semplice “<strong>grazie</strong>“. Ma si scoprì poi che risaliva al <strong>Natale precedente</strong> ed era la risposta a un regalo che aveva ricevuto dalla moglie Irina…</p>
<p>Anche a questo secondo plateale “suicidio”, frettolosamente inscenato solo poche ore prima che Raoul Gardini potesse rendere le sue confessioni, sono rimasti a crederci i soli magistrati di Milano, che altrettanto frettolosamente hanno archivato uno dei più scottanti casi della storia dell’alta finanza italiana e del suo rapporto con la mafia. E, forse, anche sè stessi…</p>
<p>In concomitanza muoiono infatti anche “mani pulite” e le speranze degli italiani di svoltare pagina.</p>
<p><strong>L’ombra delle massomafie sulla morte di Raoul Gardini riapre l’inchiesta sul suicidio.<br />
A distanza di oltre 13 anni dall’archiviazione dell’intera operazione denominata “mani pulite”</strong>, voluta dai poteri forti e dalle massomafie, ecco il colpo di scena che sembra riaprire il caso dei falsi suicidi dei due tra i maggiori protagonisti della Tangentopoli finanziaria italiana e dei rapporti collusivi tra Stato e mafia.</p>
<p><strong>Nell’agosto 2006</strong>, dopo le indagini sui legami tra la Calcestruzzi S.p.A. e la mafia parlemitana, la Procura di Caltanissetta chiede alla Dia di riesaminare il caso, come già riferito anche dalla stampa: “I pubblici ministeri hanno ordinato agli investigatori di ripartire da zero, senza trascurare nulla”. Alla base delle nuove indagini, “<em><strong>la convinzione dei pm che sia stata Cosa Nostra a determinare la scomparsa del “Contadino” che aveva sfidato la finanza e la politica</strong></em>…”. (E, aggiungiamo noi: “<em><strong>la Massoneria</strong></em>“, N.d.r.).<br />
Ci sarebbero stati almeno due elementi della scena del crimine che non convincevano appieno gli inquirenti dell’ipotesi suicidio, riferiscono le cronache dell’epoca. Così, fu chiesta una nuova perizia balistica perché, come rivelato da L’espresso, citando fonti giudiziarie, “la pistola esplose due colpi, una modalità insolita per un suicidio, tanto più che nessuno sentì le detonazioni e solo diversi minuti dopo il corpo venne trovato in un lago di sangue”. La Procura di Caltanissetta prese in considerazione anche il biglietto lasciato da Gardini ai familiari con la scritta “Grazie”: “Secondo un esperto – scrive il settimanale – poteva essere stato scritto anche mesi prima”.<br />
L’inchiesta della Procura di Caltanissetta si ricollega alle ipotesi già vagliate da una vecchia indagine della Procura di Palermo, ribattezzata “<strong>Sistemi criminali</strong>“, secondo la quale “<em><strong>dietro le stragi del 1992-93 ci sarebbe stata la volontà di Cosa Nostra di impedire ogni inchiesta sul monopolio degli appalti</strong></em>“. Ora però, i magistrati nisseni avrebbero potuto disporre di fatti nuovi, a partire dagli sviluppi nella ricostruzione dei rapporti tra i <strong>Buscemi</strong>, padrini palermitani di Passo di Rigano, vicini a <strong>Totò Riina</strong>, e i<strong>Gardini</strong>, per cui il gip di Caltanissetta Giovanbattista Tona, su richiesta della Procura, fece scattare alcuni ordini di custodia nei confronti dei gestori di una cava nissena e di due dipendenti della società Calcestruzzi, poi assorbita nel gruppo Italcementi.</p>
<p><strong>Più recentemente sono venute alla luce le clamorose deposizioni rilasciate da Luigi Ilardo</strong>, un pentito inflitrato che già nel gennaio <strong>1994</strong> aveva inascoltamente denunciato i legami del Gotha di Cosa nostra con Marcello Dell’Utri, Salvatore Ligresti,<strong> </strong>Raul Gardini e altri famosi imprenditori del suo entourage, dei quali taluni verranno poi condannati per “concorso esterno in associazione mafiosa”. Ma Ilardo non si ferma qui, denuncia anche un patto <strong>politico-elettorale</strong> con il nascente partito di <strong>Forza Italia</strong>, facendo i nomi di influenti politici, tra cui, oltre a Dell’Utri, quello dell’attuale <strong>Ministro della Difesa, Iganzio  La Russa</strong> e di suo fratello Vincenzo, che secondo tali riivelazioni e fonti giudiziarie “<em><strong>legherebbero la famiglia La Russa e la famiglia Ligresti a Cosa nostra</strong></em>“.</p>
<p>Noi non sappiamo se tali accuse siano fondate, ma è cosa certa che dal 1994 ad oggi ogni verità falsa o vera che sia, ci è stata subdolamente celata e non è stata svolta alcuna indagine. <strong>Ciò mentre il povero Ilardo veniva tradito e ucciso dallo Stato che stava servendo</strong>,<strong> </strong>proprio poco dopo aver rivelato ai<strong>Ros dei Carabinieri</strong>, dove si trovava l’ ”<strong>introvabile</strong>” covo del superlatitante <strong>Bernardo Provenzano</strong>, che oltre a non venire arrestato nè attenzionato, sarà lasciato indisturbatamente libero di frequentare e agire, mandando pizzini a destra e a manca, per ben <strong>sei anni</strong> successivi alle informative ai Ros e all’uccisione di Luigi Ilardo.</p>
<p>Il caso di Luigi Ilardo che in pochi mesi aveva fatto decapitare le famiglie mafiose di tutta la Sicilia orientale, legate alla fazione più cruenta di <strong>Totò Riina</strong>, è quindi emblematico del patto scellerato tra istituzioni e massomafie, ovvero del fatto che Stato e mafia siano ormai divenute da oltre 40 anni una “<strong><em>Cosa sola</em></strong>“.</p>
<p><strong>Alla luce di tutto ciò chiediamo quindi al Procuratore Nazionale Antimafia Grasso come mai a distanza di 18 anni ancora oggi nessuno ha ancora scoperto la verità sul duplice “omicidio-suicidio” di Gabriele Caglairi e Raoul Gardini e sulla catena di morti sospette e stragi che hanno insaguinato l’Italia, riaprendo la pista della Duomo connection di Falcone e Borsellino?</strong></p>
<p><strong>GARDINI E I PADRINI</strong></p>
<p>A riguardo, riprendendo alcuni stralci di un articolo de L’Espresso, ricordiamo che pochi giorni dopo le rivelazioni di <strong>Leonardo Messina</strong>, primo mafioso a pentirsi dopo la strage di Capaci, che accettò di collaborare con il pm Paolo Borsellino, collegando gli investimenti e le attività di Cosa nostra con quelli dell’alta finanza italiana e del sistema dei partiti, quest’ultimo venne frettolosamente trucidato.</p>
<p><strong>Infatti, in quell’interrogatorio Messina, piccolo boss dalle rivelazioni sconvolgenti sulla rete planetaria di Cosa nostra, disse senza mezzi termini: “Totò Riina i suoi soldi li tiene nella calcestruzzi”.</strong> All’inizio venne verbalizzato con la ‘c’ minuscola, come se si trattasse di una qualunque fabbrica di cemento, ma l’uomo d’onore precisò subito: “Intendo dire la Calcestruzzi spa”. Ossia il colosso delle opere pubbliche, leader italiano del settore posseduto dall’ancora più potente famiglia Ferruzzi ma, secondo quel mafioso della provincia nissena, controllato in realtà dal padrino più feroce.</p>
<p><strong>Borsellino rimase colpito da quelle parole</strong>: all’indomani dell’uccisione di Giovanni Falcone aveva riaperto il dossier del Ros sul monopolio degli appalti. Una radiografia dell’intreccio tra cave e cantieri che costituisce il polmone di Cosa nostra: permette di costruire relazioni con i politici e con la borghesia dei professionisti, di creare posti di lavoro e marcare il dominio del territorio. E guadagnare somme sempre più grandi. “Ma se ci sono tante persone che possono riciciclare qualche miliardo di lire”, dichiarò Borsellino all’indomani dell’interrogatorio di Messina, “quando bisogna investire centinaia di miliardi ci sono pochi disposti a farlo. Imprenditori importanti, di cui i mafiosi non si fidano ma non possono nemmeno fare a meno. È uno dei fronti su cui stiamo lavorando”.</p>
<p><strong>Il magistrato siciliano non ebbe il tempo di andare avanti: 19 giorni dopo fu spazzato via dall’autobomba di via d’Amelio. Un anno più tardi, anche Gardini uscì di scena.</strong></p>
<p><strong>Due morti che, secondo la Procura di Caltanissetta, sono direttamente collegate.</strong></p>
<p>Per questo i magistrati nisseni riaprirono l’inchiesta sul suicidio di Gardini, a cui la moglie Idina Ferruzzi, non ha mai creduto, ripartendo da un’ipotesi, già percorsa invano con un’indagine ribattezzata ‘Sistemi criminali’ e chiusa con l’archiviazione: “<strong>dietro le stragi del 1992-93 ci sarebbe stata la volontà di Cosa nostra di impedire ogni inchiesta sul monopolio degli appalti</strong>“.</p>
<p>Ora, proseguiva L’Espresso, nel 2006, “i pm di Caltanissetta dispongono di fatti nuovi, alcuni ancora segreti, a partire dagli sviluppi nella ricostruzione dei rapporti con i Buscemi, padrini di Passo di Rigano: il feudo di Salvatore Inzerillo, a loro affidato da Totò Riina per la fedeltà dimostrata in guerra e in affari…”.</p>
<p>“<strong>Già dieci anni fa si era scoperto che il Gruppo Gardini e i Buscemi erano sostanzialmente soci</strong>: ciascuno controllava il 50 per cento della <strong>Finsavi</strong>, creata per fare affari nell’isola. Poi nel ’97 la Compart, nata dal crollo della Ferruzzi, vende tutto a <strong>Italcementi</strong>. In Sicilia, però, secondo le indagini, le mani della mafia restano avvinghiate alla Calcestruzzi. Poco dopo finiscono in carcere il capomafia di Riesi, Salvatore Paterna, impiegato della Calcestruzzi Spa; Giuseppe Ferraro, proprietario della cava Billiemi e Giuseppe Giovanni Laurino, detto ‘ù Gracciato’, responsabile locale dell’azienda…”.</p>
<p><strong>Possono personaggi così provinciali custodire segreti che hanno sconvolto il Gotha della finanza italiana? </strong>Alcuni dei più importanti pentiti nell’ultimo decennio, tra loro Giovanni Brusca e Angelo Siino, hanno sottolineato come la questione del calcestruzzo fosse strategica per i corleonesi.</p>
<p><strong>Anche Falcone e Borsellino si sarebbero mossi sulla stessa traccia</strong>.</p>
<p>Nella richiesta di archiviazione dell’inchiesta ‘Sistemi criminali’ i pm scrivono: “Già le loro indagini nel 1991 avevano aperto scenari inquietanti e se fossero state svolte nella loro completezza e tempestività, inquadrandole in un preciso contesto temporale, ambientale e politico avrebbero avuto un impatto dirompente sul sistema economico e politico italiano ancor prima o contestualmente a Tangentopoli”.</p>
<p><strong>In ballo c’erano investimenti miliardari e relazioni fondamentali per il potere mafioso, che andavano difese a tutti i costi.</strong></p>
<p>Dopo le bombe che hanno eliminato i due migliori magistrati della storia del ns. Paese, pare che altre fossero pronte per l’ex P.M. Di Pietro, come rivelato dal pentito <strong>Maurizio Avola</strong> e a posteriori dallo stesso Di Pietro.</p>
<p><strong>Fino alla tarda serata del 23 luglio 1993</strong>, poco prima dell’inscenato suicidio, Gardini era deciso a presentarsi ai magistrati di mani pulite per rispondere alle accuse mossegli sulla megatangente Enimont e le relazioni tra il Gruppo Ferruzzi e il sistema dei partiti. Cosa che, all’epoca, riferirono i suoi stessi avvocati, con i quali “<strong>fino a poche ore prima aveva discusso della deposizione, mostrando la determinazione di sempre”. La mattina dopo, invece, Gardini viene trovato morto.</strong></p>
<p><strong>Possibile, si interrogano i magistrati nisseni, che le pressioni di Cosa nostra abbiano pesato su questo gesto? Possibile che si sia trattato di un omicidio?</strong></p>
<p>I pm, prosegue L’Espresso, senza che sia mai stata data alcuna concreta risposta, chiedono alla Dia di usare ogni strumento per non lasciare dubbi. E di approfondire ogni possibile legame anche con la bomba di Milano, esplosa all’indomani dei funerali in via Palestro. Secondo gli atti del processo, gli attentatori sbagliarono bersaglio di alcune centinaia di metri. E Palazzo Belgioioso, residenza di Gardini, era poco lontano.</p>
<p>“Tanti fantasmi siciliani”, a cui Sergio Cusani, fiduciario del sistema dei partiti, non ha mai dato stranamente credito, seppure fossero molto concreti e capaci di seminare morte: “La Calcestruzzi godeva di una autonomia assoluta perché Lorenzo Panzavolta l’aveva creata e la gestiva come un autocrate”, ha spiegato in un’intervista: “A un certo punto, dopo un attentato, saltò fuori il nome di questo Buscemi. Gardini fu molto seccato da questa storia e all’interno del gruppo si aprì un’inchiesta. Cusani ricorda che Panzavolta presentò Buscemi “come un manager dell’azienda comprata in Sicilia”. E descrive Gardini turbato, tanto da pensare di liberarsi dell’azienda: “Mi disse: ‘Vendo la Calcestruzzi e così vendo anche Panzavolta’”. Ma, conclude il settimanale L’Espresso: <strong>“Era qualcosa che Gardini poteva fare? Si poteva dire di no ai soci palermitani? E si poteva licenziare Panzavolta, l’ex comandante partigiano romagnolo che teneva i rapporti tra Ferruzzi e Pci, ma soprattutto gestiva i grandi appalti nazionali della famiglia di Ravenna?</strong></p>
<p>Da: “Gardini e padrini”, L’Espresso del 10/8/2006</p>
<p><strong>Lettera aperta al C.S.M. e alla Procura di Palermo sulle bugie e i silenzi di Cusani.</strong></p>
<p>Agli interrogativi dei magistrati nisseni e del settimanale L’Espresso a distanza di oltre 5 anni la DDA non ha ancora risposto e neppure il C.S.M. e la Procura di Palermo alla lettera aperta del giornalista di Antimafia 2000, Antonio Bongiovanni, di cui pubblichiamo alcuni stralci, onde consentire ai lettori di comprendere come siano andate le cose e quanto ci sia ancora da scoprire dietro ai falsi suicidi di Gabriele Cagliari e Raoul Gardini, <strong>ovvero dietro ai torbidi rapporti tra alta finanza, mafia, sistema dei partiti, massoneria e capacità di condizionamento dell’attività giudiziaria.</strong></p>
<p>“Vorrei richiamare la vostra attenzione sulla notizia apparsa lo scorso 23 novembre sul Corriere della sera riguardante le informazioni rilasciate dal collaboratore di giustizia <strong>Angelo Siino</strong> relative alla collusione tra cooperative rosse e mafie in relazione al suicidio del ’93 di Raul Gardini.</p>
<p>Le dichiarazioni del pentito circa le cause della morte del finanziere imputano la totale responsabilità del fatto alla mafia. Ciò contrasta con la tendenziosa smentita di Cusani che, icordiamo, nell’ambito dell’inchiesta “Mani Pulite” fu condannato, per corruzione, a <strong>4 anni di carcere</strong>.<br />
In qualità di giornalista mi permetto quindi di intervenire, focalizzando alcuni fatti rilevanti, per poter meglio chiarire la posizione di <strong>Sergio Cusani, del gruppo Ferruzzi – Gardini e del loro legame con i fratelli Buscemi di Cosa Nostra</strong>.</p>
<p>Come abbiamo già pubblicato nel numero di maggio della rivista ANTIMAFIA Duemila, riportiamo integralmente le affermazioni inquietanti del <strong>direttore dello SCO, Alessandro Pansa</strong>, inerenti le cause della morte del Gardini: “Si grandi interessi economici in una realtà criminale come Cosa Nostra hanno come esigenza assoluta elementi di mediazione, di coloro cioè che mettono in contatto il criminale con il mondo economico. Se guardiamo al territorio nazionale, ad esempio, la Sicilia scopriamo che i collegamenti fra i livelli più bassi a quelli più elevati che si sono stabiliti tra il mondo economico e il mondo criminale sono stati quelli della politica. Nel momento in cui le inchieste del passato sono state mirate ad individuare questa relazione tra politica e mafia, senza considerare che il ruolo della politica era un ruolo intermedio, strumentale, non era lo scopo finale, <strong>si scopre forse anche il perché alcune inchieste sono fallite e il livello economico non è stato interamente perseguito</strong>, perché ancora oggi noi non ci siamo spiegati bene perché Calvi si è suicidato o è stato ammazzato, perché Sindona si è suicidato o è stato ammazzato <strong>e forse oggi sorge anche il dubbio di altri personaggi come Raoul Gardini che si è suicidato o è morto perché è morto</strong>” (tali affermazioni sono registrate in una documentazione audio, a disposizione della Magistratura).</p>
<p><strong>Riscontri importantissimi emergono dalle inchieste del P.M. della DDA di Palermo, Dott.ssa Franca Imbergamo, sui rapporti tra il gruppo Ferruzzi – Gardini della Spa in Sicilia e i fratelli Buscemi</strong>, capi di Cosa Nostra per il mandamento di Passo di Rigano – Boccadifalco di Palermo. Di particolare interesse è l’inchiesta riguardante la perizia legale fatta su alcune di queste società e il loro forte coinvolgimento con i Buscemi.<br />
<strong>La prima dichiarazione in assoluto fu quella del Dott. Falcone che nell 1989/’90 disse che “la mafia era entrata in borsa”, in coincidenza con l’ingresso, appunto in borsa, del gruppo Ferruzzi – Gardini</strong>. La conferma che Falcone fece riferimento a queste due organizzazioni ci arriva proprio dai suoi amici, detentori delle sue confidenze.</p>
<p><strong>Gli stessi elementi emergono in due requisitorie: quella del PM Luca Tescaroli per la strage di Capaci, che comprende le testimonianze di Salvatore Cancemi, Giovanni Brusca e di altri collaboratori di giustizia, e quella dei P.M. La Palma e Nino Di Matteo per quanto riguarda il processo Borsellino.<br />
</strong>Concludendo, è ormai provato che i fratelli Buscemi (ai quali il Tribunale ha sequestrato centinaia di miliardi di capitali in beni immobili) collaboravano con il gruppo Ferruzzi – Gardini tramite Lorenzo Panzavolta.<br />
A dimostrazione di ciò che emerge dalle indagini della magistratura palermitana, risultano false e in cattiva fede le smentite dell’ex detenuto Sergio Cusani delle deposizioni del pentito Angelo Siino.</p>
<p><strong>Auspichiamo che i magistrati della DDA di Palermo, in particolare il procuratore Grasso, chiedano di interrogare Sergio Cusani e Lorenzo Panzavolta, come persone informate sui fatti, sulla questione degli affari della Ferruzzi – Gardini in Sicilia, per cercare di scoprire la verità sulle stragi che nel ’92/’93 hanno insanguinato l’Italia”.</strong></p>
<p>Da 10 anni, aggiungiamo noi, oggi, questi auspici e interrogativi devono ancora trovare risposta, malgrado le buone intenzioni del Procuratore Grasso che se ne va in giro per Tv a mostrare il volto gentile ma impotente del potere giudiziario (n.d.r.).<br />
Sant’Elpidio a Mare, lì 30 novembre 2000<br />
In Fede: Giorgio Bongiovanni</p>
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		<title>Mani pulite, 20 anni dopo:Gardini si sparò per proteggere i Ferruzzi, Cusani dixit</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 12:08:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_6561" class="wp-caption alignleft" style="width: 262px"><a href="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/02/images-9.jpg"><img class="size-full wp-image-6561" title="images (9)" src="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/02/images-9.jpg" alt="" width="252" height="165" /></a><p class="wp-caption-text">Gardini appassionato alle barche</p></div>
<p>Parla Sergio Cusani, ex consulente di fiducia del padrone della Montedison</p>
<p>«Certo, era un orgoglioso. Certo, non voleva rassegnarsi all’umiliazione del carcere. Ma sono convinto che Raul Gardini si uccise soprattutto per prendere su di sé, con un gesto estremo di difesa, l’onta delle accuse che stavano per investire i Ferruzzi. E, in particolare, lo fece per amore nei confronti di sua figlia Eleonora. Erano legatissimi e anche lei stravedeva per il padre». Quel 23 luglio del 1993, un venerdì, Sergio Cusani perse un amico. E la sua vita venne sconvolta per sempre. Cominciò la giornata ai funerali di Gabriele Cagliari, l’ex presidente dell’Eni che tre giorni prima si era suicidato in carcere soffocandosi con un sacchetto di plastica. Durante le esequie, Cusani apprese che anche Gardini si era tolto la vita. E alle tre del pomeriggio, si trovò in carcere, su ordine della Procura di Milano. Dieci anni dopo, l’ex finanziere, l’uomo dei Ferruzzi, il gestore della maxi tangente Enimont ai partiti, ha finito di saldare il suo conto con la giustizia. Un prezzo salato. Di tutti i protagonisti della vicenda Enimont (banchieri, manager di Stato, industriali, politici) lui è quello che ha scontato la pena più pesante: 5 anni e 6 mesi, di cui quattro trascorsi in cella. Adesso, a dieci anni di distanza da quel colpo di pistola che spezzò la vita del suo amico Raul, Cusani ripercorre attraverso i suoi ricordi la strada che ha portato a quella tragica scelta. Racconta di guerre finanziarie e di ordinarie liti familiari. E dal suo punto di vista traccia un bilancio amaro dell’esperienza di Mani Pulite.</p>
<p>Dottor Cusani, quando incontrò per l’ultima volta Gardini?</p>
<p>«Pochi giorni prima del suicidio. Era un uomo provato, mentalmente e fisicamente. Lo tenevano sulla graticola.»</p>
<p>Chi?</p>
<p>«La Procura di Milano. I magistrati si rifiutavano di incontrarlo. Altri imprenditori se la erano cavata con un incontro e un memoriale. A Gardini questo non fu permesso nonostante i suoi avvocati insistessero perché andasse a fare dichiarazioni spontanee come era accaduto per altri finanzieri e industriali».</p>
<p>E perché ci sarebbe stato questo accanimento proprio verso Gardini?</p>
<p>«Era considerato un anello debole del capitalismo italiano. Dopo la rottura con la famiglia Ferruzzi aveva perso molto del suo potere, non aveva coperture politiche e non possedeva mezzi di comunicazione di massa. Insomma era vulnerabile. D’altra parte colpendo Gardini si otteneva un grande effetto mediatico».</p>
<p>Può spiegare meglio?</p>
<p>«Proprio così. Raul era un personaggio di grande popolarità. Un po’ per merito del Moro di Venezia e della Coppa America di vela. E poi per il suo carattere impetuoso. Nell’immaginario collettivo era l’imprenditore che aveva osato sfidare i partiti e un gigante come l’Eni».</p>
<p>Sta dicendo che arrestare Gardini serviva ad alimentare giornali e televisioni?</p>
<p>«Quello che ho percepito subito, ma ho maturato durante la mia detenzione, è che l’inchiesta di Mani Pulite era basata sull’effetto mediatico e ogni giorno andava fornita carne fresca».</p>
<p>C’erano anche i reati, o no?</p>
<p>« Sicuramente. Io stesso ho ammesso le mie responsabilità ed ero pronto a raccontare i rapporti perversi tra industria e politica. Mi è stato detto che non interessava. Che io dovevo rispondere di falso in bilancio e finanziamento illecito dei partiti. I processi, però, dovrebbero servire a perseguire i reati, ma anche a svelare i meccanismi della corruzione per impedire che si riproducano. Questo obiettivo, purtroppo, non è stato perseguito».</p>
<p>Perché?</p>
<p>«In parte perché anche la magistratura ha giocato una battaglia di potere. In parte perché magistrati come il dottor Antonio Di Pietro non avevano determinazione sufficiente e forse mancavano degli strumenti tecnico culturali, per capire quei meccanismi occulti. Un magistrato preparato come il dottor Francesco Greco, che invece quegli strumenti li possiede, fu di fatto messo da parte».</p>
<p>Nelle settimane precedenti il suicidio Gardini stava cercando di rientrare in gioco unendo le sue attività con quelle dei Ferruzzi e di Sergio Cragnotti. Come andò?</p>
<p>«Avevamo lavorato a lungo a quel progetto. L’obiettivo della gestione di Carlo Sama, diventato leader dei Ferruzzi dopo l’uscita di Gardini, era quello di riunire tutte le attività concentrandosi sull’agroalimentare. Eridania doveva diventare la holding di tutto il gruppo. Era un ritorno alle origini agroindustriali. Ma il sistema bancario, guidato da Mediobanca, ci negò il suo appoggio. In quei giorni tutti i principali istituti chiusero i fidi al gruppo Ferruzzi. Fu un segnale preciso: il nostro progetto doveva fallire. Persa quell’opportunità, fu il crollo ».</p>
<p>Lei fu a fianco di Gardini durante tutta la vicenda Enimont. Che cosa significò per lui?</p>
<p>«Fu una sconfitta bruciante. Ne uscì molto provato nel fisico e nella mente. Subì la sconfitta e la somatizzò duramente. Si era innamorato del sogno di una chimica italiana forte su scala mondiale. Questo, per Raul era il progetto Enimont».</p>
<p>Enimont però fu anche la madre di tutte le tangenti, come per primo rivelò ai magistrati l’ex presidente di Montedison Giuseppe Garofano. Una confessione che precedette di poche ore il suicidio di Gardini.</p>
<p>«Gardini non si faceva nessun problema a pagare i partiti per raggiungere i suoi scopi. Da quanto mi diceva tutte le forze politiche, con la sola eccezione dei radicali, hanno ricevuto finanziamenti dal gruppo Ferruzzi. Questo però non vuol dire che Raul non credesse davvero a quel progetto».</p>
<p>Resta il fatto che il polo della chimica fu il paravento dietro al quale vennero consumate scorribande finanziarie di ogni genere.</p>
<p>«E’ vero. E io lo so bene. So anche, però, che allora i mercati finanziari erano di fatto un far west privo di regole. E la politica evitava di regolamentare la finanza perché ne aveva un tornaconto diretto in termini di finanziamenti occulti. Adesso, a più di dieci anni di distanza, questi paletti regolamentari sono stati piantati. Molti avvenimenti recenti, però, sembrano suggerire che in questi anni gli organi di vigilanza si sono distratti in più di un’occasione».</p>
<p>Come nacque Enimont?</p>
<p>«Inizialmente l’operazione Enimont serviva soltanto a togliere da Montedison alcune attività chimiche poco redditizie. Poi, quando venne raggiunto l’accordo con l’Eni, Gardini si rese conto di quanto la chimica poteva significare in termini di potere e quanto potesse creare valore unendo Enimont alle aziende come Himont e Ausimont rimaste in Montedison».</p>
<p>E allora?</p>
<p>«Si sentì ben più di un protagonista. E la continua esposizione mediatica contribuì forse a fargli perdere il senso della misura. Ricordò che un giorno passeggiando mi disse: &#8220;Sai, sono l’uomo più fotografato dell’anno&#8221;. Io risi, la presi per una battuta. Lui si offese e tagliò corto: &#8220;Guarda che non scherzo&#8221;, mi disse. Gardini era un uomo di carattere molto impulsivo. Di cultura tipicamente romagnola con componenti anarcoidi e antisistema. Era un battitore libero. Non aveva arretrato di un passo nella battaglia sulla benzina ecologica all’etanolo (quella ricavata dai cereali) che metteva in discussione il potere delle multinazionali petrolifere. E anche sull’Enimont non ebbe esitazioni. Rilanciò sempre e alla fine si mise contro tutti i partiti».</p>
<p>Proprio tutti?</p>
<p>«Sì tutti, anche Craxi, che pure all’inizio vedeva con favore la scalata di Gardini alla chimica. Sono convinto però che in un secondo momento anche in Craxi prevalse il timore di consegnare troppo potere nelle mani di una famiglia in un Paese in cui il capitalismo era già dominato dalle famiglie».</p>
<p>Con queste premesse, la storia di Enimont non poteva che finire male.</p>
<p>«E sono convinto che sia stato un disastro per il sistema Paese che ha perso l’opportunità di conservare una chimica competitiva a livello mondiale. Quel poco che resta della chimica nazionale ha inghiottito migliaia di miliardi di denaro pubblico senza risultati concreti. E’ un declino simile a quello che sta subendo anche il settore dell’automobile. Proprio adesso la Banca della solidarietà da me promossa si sta occupando da vicino di questo problema come consulente di Fiom-Cgil. Il sindacato vuole la salvezza della Fiat, un grande patrimonio collettivo. Per questo abbiamo proposto una via d’uscita che prevede la fusione nella nuova Fiat sia delle holding finanziarie della famiglia Agnelli sia della holding olandese che controlla Fiat auto. Una rottura con il passato per concentrare tutte le risorse sul rilancio dell’auto».</p>
<p>Vittorio Malagutti</p>
<p>© Corriere della Sera</p>
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