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Categoria | Esteri

Pensando ai Mondiali brasiliani, un pò di storia del calcio..

Redazione - Pubblicato il 14 giugno 2014

……. Alla fine, dopo tanti secoli di negazioni ufficiali, le isole britanniche finirono per  accettare che ci fosse un pallone nel loro destino.

Ai tempi della regina Vittoria, il calcio era  già umanimemente diffuso non solo come vizio plebeo, ma anche come virtù  aristocratica.

I futuri padroni della società imparavano a vincere giocando a pallone nel patio delle scuole e delle università. Lì i rampolli della classe alta sfogavano i loro ardori giovanili, correggevano la loro disciplina, tempravano il loro coraggio e affinavano la loro astuzia. All’altro estremo della scala sociale i proletari non avevano bisogno di estenuarsi il corpo, perchè a tale scopo erano già sufficienti le fabbriche, scoperto che il calcio, passione delle masse, dava divertimento e consolazione ai poveri e li distraeva da scioperi e altri cattivi pensieri.

Michel Platini, attuale presidente dell'Uefa

Nella sua forma moderna, il calcio proviene da un accordo tra gentiluomini che dodici club siglarono nell’autunno del 1863 in una taverna di Londra. I club fecero loro le regole che nel 1846 aveva stabilito l’Università di Cambridge. A Cambridge il football aveva divorziato dal rugby: era proibito tirare il pallone con le mani, anche se era permesso toccarlo, ed erano proibiti i calcioni all’avversario.

<< I calci vanno dati solo al pallone>>, avvertiva una delle regole:un secolo e mezzo dopo ci sono ancora giocatori che confondono il pallone con il cranio del rivale, anche a causa della forma simile.

L’accordo di Londra non limitava il numero dei giocatori nè l’estensione del campo, nè l’altezza della porta, nè la durata delle partite. Le partite duravano due o tre ore, e i loro protagonisti chiacchieravano e fumavano quando il pallone volava lontano. Già esisteva, questo si, il fuorigioco. Era infatti considerato sleale segnare gol alle spalle dell’avversario. A quei tempi nessuno occupava un posto determinato in campo: tutti correvano allegramente dietro al pallone; ognuno andava dove voleva e cambiava posizione a piacimento. Siamo anni luce lontani dall’era Sacchi!!!

Milanisti che gioiscono dopo un gol, in alto Capitano Baresi

Fu in Scozia che le squadre si organizzarono, verso il 1870,con funzioni di difesa, linea mediana e attacco. Già a quei tempi le squadre avevano undici giocatori. Nessuno poteva toccare il pallone con le mani dal 1869, neppure per fermarlo e piazzarselo tra i piedi. Ma nel 1871 nacque il portiere, unica eccezzione a quel tabù, che poteva difendere la porta con tutto il corpo.

Il portiere proteggeva un ridotto quadrato: la porta,più corta del’attuale e molto più alta, consisteva in due pali uniti da una corda a cinque metri e mezzo di altezza. La corda fu sostituita da una traversa di legno nel 1875.Sui pali venivano segnati i gol, con piccole incisioni.  L’esoressione segnare un gol si usa ancora,anche se adesso i gol non li segnano più sui pali, ma li registriamo sui maxischermi elettronici degli stadi. La porta, fatta ad angoli retti, non ha forma arcuata eppure la chiamiamo arco in alcuni paesi e noi chiamiamo arcuero colui che la difende, forse perchè gli studenti dei collegi inglesi avevano usato come porte le arcate dei loro patii.

Nel 1872 apparve l’arbitro. Fino ad allora i giocatori erano stati giudici di se stessi e loro stessi sanzionavano i falli che commettevano. Nel 1880,cronometro alla mano, l’arbitro  decideva quando terminava la partita e aveva il potere di espellere chi si comportava male, ma dirigeva dal di fuori gridando. Nel 1891 l’arbitro entrò per la prima volta in campo, con un fischio sanzionò il primo rigore della storia, e camminando per dodici passi decise il punto di esecuzione. Da  molto tempo, la stampa inglese stava facendo campagne a favore del rigore. Era necessario proteggere i giocatori davanti allo specchio della porta, che era scenario di carneficine. La Gazzetta di Westminster aveva pubblicato una raccapricciante lista di giocatori morti e di ossa rotte.

Il sardo Gigi Riva, definito "rombo di tuono"

Nel 1882 i dirigenti inglesi autorizzarono il fallo laterale con le mani. Nel 1890 le aree di campo furono disegnate con la calce e venne tracciato un cerchio al centro. In quello stesso anno la porta ebbe una rete. Trattenendo la palla, quella rete evitava dubbi sui gol.

Poi morì il secolo, e con esso terminò il monopolio britannico. Nel 1904 nacque la FIFA, federazione internazionale di calcio associato che da allora governa le relazioni tra il pallone e il piede nel mondo intero. Nel corso dei campionati mondiali, la FIFA introdusse pochi cambiamenti in quelle regole britanniche che organizzarono il gioco.

Articolo liberamente tratto dal libro ” Splendori e miserie del gioco del calcio” di Eduardo Galeano, edizione Autori nel pallone-la biblioteca di Repubblica-L’Espresso.

Redazione pubblicato alle ore 17,42 del 14 giugno 2014

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