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Categoria | Esteri

L’ultima intervista di John Lennon 33 anni fà

Redazione - Pubblicato il 09 dicembre 2013

Nemo Rock in Patria di Giuliano Girlando 

 

John Lennon e quell’ultima intervista

33 anni fa, l’8 dicembre 1980 John Lennon davanti al Dakota Building di New York mentre era con la moglie Yoko Ono, veniva assassinato da un suo fan Mark Chapman, un venticinquenne affetto da disturbi psichici. a 30 anni esatti dalla morte la rivista Rolling Stone pubblicava la sua ultima intervista, che sembrava essere andata perduta. Intervista fatta il 5 dicembre 1980.

“Vogliono soltanto degli eroi morti, come Sid Vicious e James Dean”, aveva detto il quarantenne Lennon alla rivista, riferendosi ai fans e ai critici che non gli erano rimasti fedeli durante i suoi 5 anni di pausa dalla musica.

“A me non interessa essere un c–o di eroe morto… dunque, dimentichiamoli, dimentichiamoli”.

Lennon s’identificava con un’altra star nascente del momento: “Che Dio aiuti Bruce Springsteen quando decideranno che lui non è più un Dio… Gli volteranno le spalle, e mi auguro che sopravivverà”.

Lennon aveva ammesso di essere disposto a ritornare ad esibirsi insieme a Paul McCartney, George Harrison e a Ringo Starr .  Non aveva tuttavia fretta e dichiarò: “Abbiamo un sacco di tempo, giusto?”

“Penso che lo rifaremo. Ma non ci saranno fumogeni, trucco, o luci. Sarà tutto molto rilassato. Però potremo scherzare. Siamo rocker rinati, e ricominceremo da capo”.

“Abbiamo un sacco di tempo, giusto? Un sacco di tempo”.

È proprio di fronte a tali considerazioni che affiora una certa amarezza.

“Diamo alla pace una possibilità, non spariamo alla gente in nome della pace”, aveva detto Lennon ad un certo punto. “Tutto ciò che ci serve è amore, io ci credo. Non sto inneggiando alla divinità. Non ho mai inneggiato alla divinità. Non ho mai detto di essere un’anima pura. Non ho mai sostenuto di avere delle risposte di vita. Non posso soddisfare le aspettative che le persone nutrono in me, perché sono illusorie”.

“La cosa più difficile è fare i conti con se stesso. È più facile gridare ‘rivoluzione’ e ‘potere al popolo’ che guardarsi dentro e scoprire cosa c’è di vero e non, gettar fumo nei propri occhi e contro la propria ipocrisia… è quella la cosa difficile”.

Oltre ai numerosi pensieri profondi da lui espressi, c’era anche un gran senso dell’umorismo… sebbene fosse a spese di alcuni fans.

“Quando ero più giovane, uno… potrei dire ‘quando uno era giovane’, ma forse penserebbero che è troppo egocentrico… insomma, non mi è permesso parlare a quel modo perché infastidisce quelle carogne, giusto?”

“Diciamo quindi: quando ero più giovane, mi piaceva pensare che il mondo fosse ai miei piedi, che mi dovesse qualcosa… Quando sei adolescente, la vedi a quel modo. Ora ho 40 anni, non la penso più così, perché ho scoperto che non funziona per un c–o. Ma devi passarci per capirlo. C’è chi fa così, oppure ci sono, per la maggior parte, gli stronzi che accettano le cose come stanno e vanno avanti”.

Nel corso dell’intervista sono anche stati toccati alcuni fra gl’interrogativi più grandi della vita e, a pensarci ora, ci fanno rabbrividire.

“Ne facciamo tutti parte, non esiste alcuna separazione”, aveva detto Lennon. “Io sono reale? Qual è l’illusione: sto vivendo, o non sto vivendo? Ci faccio i conti ogni giorno, è come pensare agli strati di una cipolla”.

“Non abbiate paura di avere paura. Sì, spesso ho paura e non ho paura di avere paura, non è affatto spaventoso. Perlomeno quando il mondo va bene, godiamocelo”.

Lennon aveva anche parlato della sua infanzia, della sua lotta continua per equilibrare il desiderio di essere un duro, come Marlon Brando e James Dean, e un “poeta sensibile” come Oscar Wilde”.

“È più doloroso provarci e finire per non essere se stessi”, aveva detto. “La gente trascorre molto tempo a cercare di essere qualcun altro, credo che questo scateni malattie terribili”.

“Ai miei tempi fare il macho era fondamentale. Ero un ragazzino di periferia che voleva imitare i rocker. Il desiderio di essere un duro occupava gran parte della vita di ognuno… Pensavo fosse ciò che bisognava fare, cercare di essere James Dean in qualsiasi situazione. Mi rifugio ancora in quell’immagine quando mi sento insicuro”.

Lennon aveva ammesso di aver poi imparato quanto fosse importante sviluppare il proprio — il suo — lato debole, riconoscendo a Yoko Ono il merito di averlo aiutato ad accorgersene.

“È in questo che consiste il femminismo. È ciò che mi ha insegnato Yoko. Yoko ha continuato a ripetermelo, va tutto bene, va tutto bene”.

“Non riuscivo a decidere se puntare sul mio io da Marlon Brando o su quello da Oscar Wilde… se mostravi l’altro lato, eri morto”.

“Abbiamo sempre una scelta, ma quanto è già stato deciso? A volte è tutto davvero strano. E in quel caso si tratta di un lieto fine”.

Video e ritratto ad opera di Denise Esposito

http://www.youtube.com/watch?v=j80BIshhpe0

Fonte: L’Espresso.it

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