Una seduta della Consulta
Legge elettorale, M5S si schiera per il proporzionale: “Almeno è legittimo”.
  Dopo la pubblicazione delle motivazioni con cui la Consulta ha bocciato il Porcellum, il Movimento boccia tutte le proposte avanzate dal Pd per la riforma. Ma secondo un sondaggio, senza un nuovo sistema oggi non ci sarebbe maggioranza

ROMA - Né Mattarellum, né modello spagnolo, né doppio turno. Per il Movimento 5 Stelle non serve una riforma elettorale ispirata a una delle tre proposte avanzate dal segretario del Pd Matteo Renzi perché il sistema proporzionale “sopravvissuto” alle motivazioni della sentenza della Consulta che ha cancellato il Porcellum “non è un granché, ma almeno è legittima”.
Secondo il M5S, in base alla decisione della Corte, che sanziona i sistemi distorsivi del voto degli elettori, “è chiaramente incostituzionale la prima proposta del segretario del Pd sul Mattarellum corretto con premio di maggioranza, che rende ancor più distorsivo il sistema britannico, producendo un sistema iper distorsivo, che potrebbe facilmente dare una maggioranza assoluta dei seggi ad una forza politica che avesse anche solo il 25% dei voti”.
Incostituzionali, sempre secondo il movimento, sarebbero anche i sistemi proporzionali “selettivi se integrati con un premio di maggioranza. Ergo è chiaramente incostituzionale la seconda proposta del segretario del Pd, sul modello spagnolo, già in parte distorsivo di per sé, al quale Renzi, l’arraffatore di seggi, aggiungerebbe generosamente un premio di maggioranza, che lo renderebbe anch’esso iper-distorsivo: di nuovo, col 25% dei voti si può ottenere la maggioranza assoluta dei seggi”.
Di certo, aggiungono i membri delle prime commissioni M5S, “sarebbero incostituzionali i sistemi proporzionali con doppio turno di coalizione. Ergo è chiaramente incostituzionale la proposta del segretario del Pd sul modello della legge elettorale dei sindaci, che garantirebbe al partito minoritario più votato al secondo turno un premio di maggioranza irragionevole: qui può bastare anche meno del 25% per ottenere il 60% dei seggi”.
La conclusione, per il Movimento, è quindi scontata: “Per finire oggi una legge elettorale esiste ed è quella uscita dalla sentenza della corte che prevede un sistema proporzionale puro con le soglie di sbarramento attuali e la possibilità per l’elettore di esprimere una preferenza. Non è un granché, ma almeno è costituzionalmente legittima…”.
Posizioni duramente respinte dal Pd. “Vedo in giro troppi atteggiamenti rinunciatari da parte di colleghi che sembrano trasformare le osservazioni del giudice della costituzionalità in prescrizioni da seguire pedissequamente per disegnare la nuova legge – afferma il deputato democratico Dario Ginefra – Spetta invece alla maggioranza proporre un testo di riforma sul quale verificare, successivamente, la disponibilità e il gradimento delle opposizioni”.
Intanto secondo un sondaggio realizzato dall’istituto Ipr per l’Ansa, con l’applicazione della legge elettorale come modificata dalla Consulta il governo Letta non avrebber la maggioranza. Il parlamento, se si votasse oggi, stando alla ricerca sarebbe così diviso: 261 seggi al Pd, 167 a M5S, 159 a Forza Italia, 43 al Nuovo Centrodestra. Il Pd e il Nuovo Centrodestra, che attualmente sostengono il governo Letta, non avrebbero la maggioranza di 316 deputati su 630: insieme, infatti, potrebbero contare su 304 deputati.