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Categoria | Cultura

«Io l’uomo nero delle trivelle? No, ma opporsi è un autogol»

Redazione - Pubblicato il 08 dicembre 2014

Chicco Testa

Il consulente di Ombrina: in Abruzzo  decine di chilometri sono senza depuratori, fate quelli invece di bloccare Medoil

di MAURO TEDESCHINI

Eccolo qui l’uomo nero delle trivelle, l’ex ambientalista che adesso lavora per la Medoil, la multinazionale inglese del petrolio che vuole sfruttare il più controverso tra i giacimenti scoperti nel mare d’Abruzzo, Ombrina. Incontriamo Chicco Testa nel suo ufficio romano, in un palazzo a due passi da via Veneto.

I comitati anti-trivelle lo hanno attaccato a più riprese, da ultimo per avere partecipato alla cena milanese da mille euro a testa per finanziare il Partito Democratico di Matteo Renzi. L’accusa è quella di usare anche queste occasioni per fare lobby nei confronti di un governo che, peraltro, sembra già piuttosto ben disposto nei confronti del business petrolifero. Lui scrolla le spalle e attacca: «Senta, io sono un uomo di sinistra, ho militato nel Pci, nel Pds, nei Ds e ora nel Partito Democratico. A cene di questo genere ho partecipato per D’Alema, per Veltroni, per Rutelli, per Bersani, il petrolio non c’entra».

Un giornale ha scritto che a sinistra lei ormai ha solo la riga dei capelli…

«Una battuta. Nel Pci sono stato anche segretario di sezione, a Milano, abbiamo sempre avuto l’abitudine di cercare finanziatori tra i più ricchi. E le facce a queste cene sono sempre le stesse, con Renzi si vede solo qualche giovane in più».

Che ci fa il fondatore di Legambiente con i petrolieri?

«Non sono l’uomo nero e non ho né storia né tradizione con l’industria petrolifera. Mi sono occupato di elettricità, questo sì, e ho fatto il presidente dell’Enel, anche qui su designazione della sinistra. Sa com’è andata con la Medoil?»

Ci racconti.

«Un giorno ho conosciuto Sergio Morandi, il presidente di Medoil Italia. Abbiamo chiacchierato, amichevolmente. Dopo qualche tempo mi ha chiamato dicendo che la capogruppo, a Londra, voleva inserire in consiglio un italiano e mi ha proposto di entrare. Io ho accettato: cacchio, mi sembrava importante che un’azienda inglese volesse investire in Italia, tanto più che in quel periodo il premier era Mario Monti, che parlava dell’opportunità per l’Italia di aumentare la produzione di petrolio. E sulla stessa lunghezza d’onda c’era, e c’è, Romano Prodi».

Si guadagna parecchio?

«Per quel che mi riguarda, no. Da consigliere prendevo 50 mila euro lordi, che al netto delle tasse diventano la metà. E’ che io ci metto la faccia, non mi nascondo, e ha cominciato a massacrarmi il blog di Beppe Grillo. Io ho fatto battaglie ambientali quando non era di moda e nessuno ci ascoltava. Ma c’è una cosa che non ho mai sopportato nella cultura ambientalista, ieri come oggi».

Quale?

«La voglia di creare dei mostri, invece di affrontare seriamente i problemi. Si fa un gran casino per una piattaforma che ha le stesse emissioni di un’auto che fa quindici chilometri al giorno. In compenso su decine di chilometri di costa non ci sono i depuratori e spesso le acque non sono balneabili. E’ la stessa cosa di cui si discuteva trent’anni fa quando venivo in Abruzzo con l’allora segretario di Legambiente, Dario Febo».

Il problema non sono solo le emissioni, ma soprattutto il timore di un incidente.

«Il rischio zero non esiste, ma.  in Abruzzo ci sono almeno 400 attività industriali che hanno rischi superiori a quelli di una piattaforma petrolifera. I dati ci dicono che il track record di questo tipo di piattaforme è ottimo. E nessuno considera che producendo petrolio in loco toglieremmo un sacco di petroliere dall’Adriatico, quelle sì a maggior rischio».

Altra obiezione: gli occupati sarebbero pochini.

«Se 200 addetti, più altrettanto nell’indotto, sono pochi…Qualcuno mi può spiegare perché nelle regioni centro-meridionali si è così schifiltosi nei confronti delle prospettive di occupazione? In Romagna le piattaforme sono una quarantina e ci lavora un sacco di gente. Eppure non mi risulta che il turismo sia in crisi, anzi: vale decine di volte quello dell’Abruzzo. Per non parlare del Mar Rosso».

La piattaforma di Ombrina sarebbe posizionata a sole sei miglia dalla costa: logico che gli albergatori di San Vito e dintorni non siano contenti…

«La nave-appoggio possiamo portarla più al largo, credo oltre le 12 miglia. Detto questo, non conosco un territorio al mondo che viva di solo turismo, a meno che parliamo delle Seychelles o di Capri ».

Come andrà a finire la vicenda? Il governo autorizzerà o no?

«Non lo so, ma so che è triste vedere questi investitori inglesi sballottati da un ministero all’altro, senza che si arrivi mai a un punto fermo. Apprezzo il tentativo del governo di accelerare i grandi investimenti, ma ho 62 anni e me ne ricordo tanti di esecutivi che hanno tentato di farlo, cozzando sempre con una matassa istituzionale che non si riesce a sbrogliare, con i Tar e tutto il resto. Sembra che non ci rendiamo conto del disperato bisogno di lavoro che c’è in giro».

Qualche ragione la darà pure agli ambientalisti.

«Ma sì, la gente pensa che se si farà qualcosa di importante la si costruirà male, che correranno delle tangenti… Ma io personalmente ci tengo a dire che ho fatto per sei anni il presidente dell’Enel e ho avuto altra cariche importanti senza mai fare porcherie e senza finire in galera. E’ che c’è in giro troppa ignoranza razionale».

Di che cosa si tratta?

«Del consapevole rifiuto di studiare i problemi, per non vedere smentiti i propri pregiudizi. Ma sa qual’è la malattia vera di questi decenni?».

Me lo dica lei.

«E’ la povertà. In certi villaggi dell’Africa c’è un’aria purissima, ma l’aspettativa di vita è di 45 anni, perché non ci sono i soldi neppure per comprare un antibiotico. A Milano l’aria è molto più inquinata, ma l’aspettativa di vita è di 85 anni Adesso è di moda opporsi alle trivelle, qualche anno fa si parlava solo dei campi elettromagnetici: poi passa la moda e ci si dimentica tutto. Ma non è una cosa seria».

©RIPRODUZIONE RISERVATA Fonte : Il Centro.it

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