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Categoria | Cronaca

Catturato a Mentone(Francia) il serial killer Gagliano evaso dal carcere di Genova

Redazione - Pubblicato il 20 dicembre 2013

Catturato a Mentone il serial killer Gagliano Verso il trasferimenro il direttore del carcere

(ansa)

 

Catturato a Mentone il serial killer Gagliano. Verso il trasferimenro il direttore del carcere

Il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri ha annunciato la cattura dell’evaso. Era in Francia, a pochi chilometri dal confine italo-francese di Ventimiglia. Probabile la rimozione del direttore del carcere dal quale il detenuto aveva ottenuto una licenza premio

di DONATELLA ALFONSO, GIUSEPPE FILETTO e BRUNO PERSANI

“Hanno arrestato l’evaso di Genova. Evviva! E’ un regalo di Natale”. L’annuncio è del ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri in commissione giustizia al Senato. Il fuggiasco è stato arrestato a Mentone, a qualche chilometro dal confine italo-francese di Ventimiglia. Qualche ora prima, l’evaso aveva telefonato al suo avvocato di Genova per dirgli che si sarebbe costituito: “E invece l’hanno catturato prima”, ha commentato il legale.
Trasferiscono il direttore del carcere – Si profila intanto il trasferimento di Salvatore Mazzeo, il direttore del carcere di Genova Marassi dal quale Bartolomeo Gagliano aveva ottenuto il permesso premio. Dopo le dichiarazioni rilasciate all’indomani dell’evasione del serial killer, il Dap, Dipartimento aministrazione penitanziaria, pare stia diponendo lo spostamento del direttore della casa circondariale presso il Provveditorato regionale per la Liguria dell’Amministrazione Penitenziaria (ascolta il direttore del carcere). In mattinata, il Guardasigilli aveva  chiarito come l’amministrazione carceraria e i  magistrati di sorveglianza conosceressero tutti i dettagli del fascicolo  giudiziario dell’uomo.
Salvatore Mazzeo, dopo il  mancato rientro in cella del killer, aveva dichiarato di non sapere che Bartolomeo Gagliano “aveva quei  precedenti penali. Per noi era un rapinatore”. Il direttore del carcere genovese aveva spiegato: “Abbiamo  valutato Gagliano in base al fascicolo di reato per cui era detenuto,  che risale al 2006 e lo indica come rapinatore. Anche il magistrato di  sorveglianza che ha firmato le ordinanze per i permessi – ha aggiunto il  direttore del carcere – a quanto mi risulta ha valutato il profilo del  detenuto sulla base di quel fascicolo, in cui sono indicati diversi  reati ma non quelli di cui si parla oggi”.

un’indagine del ministro vuole “sgombrare il campo  dall’equivoco ingenerato dalle prime dichiarazioni rese dal direttore  del carcere di Marassi, che sembrava sostenere che il carcere non aveva  avuto conoscenza dell’intera storia criminale del detenuto”: ciò, ha  rilevato Cancellieri, è smentito “dalla corrispondenza intercorsa tra la  direzione del carcere e la magistratura di sorveglianza. Il giudice di  sorveglianza, dunque, ha concesso il permesso sulla base di tutti gli  elementi di conoscenza che erano necessari al fine di adottare quella  delicata decisione, stando alle risultanze sin ad ora acquisite”.
Gagliano si era allontanato  martedì mattina da Savona a bordo della Panda Van di un panettiere  savonese, costretto a portarlo a Genova sotto la minaccia di una  pistola. Secondo le rilevazioni dalle telecamere dell’autostrada A10, la  Panda Van verde chiaro targata CV848AW sarebbe  transitata in direzione del confine francese.

Vera pistola usata per evadere -   Una fuga studiata quella di Bartolomeo Gagliano: la pistola che aveva   con sè quando a Savona, all’alba di ieri, ha bloccato un commesso che  in  auto consegnava il pane fresco ai commercianti. Quella pistola,  secondo  gli inquirenti, era vera. Era una semiautomatica “simile a  quella della  polizia” che usa una Beretta 9×21 bifilare “ma più  piccola”,  probabilmente una 7,65 acquistata al mercato nero durante uno  dei suoi  permessi premio.
Il terrore del sequestrato  – Da  Savona a Genova, cinquanta chilometri di terrore che Maurizio  Revelli,  il panettiere ha ricordato al giudice: “Mi ha mostrato l’arma.  Mi  ha detto, portami a Genova, e io ho sempre guardato la strada,  perché  temevo di incrociare ancora il suo sguardo, terrorizzato dal  timore che  potesse ricordarsi di me un domani, e vendicarsi se non  facevo ciò che  voleva”.  A  Sampierdarena, Gagliano  costringe il panettiere a scendere e imbocca  nuovamente l’autostrada:  punta dritto verso ovest, verso il confine di Ventimiglia, distante 150  chilometri. La Panda  avrebbe raggiunto il confine intorno alle 9.   “Ha perso la testa perché un medico non gli ha firmato il permesso per Natale” -   “Mio zio ha sicuramente perso la testa dopo che gli è stato rifiutato   un permesso per tornare a casa a Natale, da sua madre”. Andrea  Gagliano,  figlio del fratello di Bartolomeo, è convinto che lo zio  abbia agito così  perché aveva ricevuto una risposta negativa dal Cim (Centro di igiene mentale, ndr)   che avrebbe dovuto avvallare la licenza premio di Natale. Allo  zio è   stato detto che il medico era in ferie e quindi non poteva  firmare   l’autorizzazione. E una spiegazione del genere può averlo fatto davvero   infuriare. Con mio zio ho trascorso due anni in cella insieme, dal   giugno 2011 al settembre 2013. Io lo conosco bene mio zio. Potrebbe   davvero aver perso la testa per quella risposta del medico in ferie”.
“Permesso legittimo”   – Difende la legittimità del permesso consesso al serial killer il   giudice del tribunale di sorveglianza Daniela Verrina, che ha firmato il   provvedimento. Il permesso a Bartolomeo Gagliano “è stato rilasciato  su  basi legittime, dopo un lungo studio delle relazioni che riportavano  da  tempo una compensazione del disturbo psichiatrico, lucidità,  capacità  di collaborare, tranquillità e nessun rilievo  psicopatologico”. Tribunale di Sorveglianza: “Il caso Gagliano uno dei più studiati”   – “E’ normale, a fine pena, aiutare i detenuti a reinserirsi nella   società – ha detto il presidente del tribunale di Sorveglianza Giorgio   Ricci -, riavvicinarli al territorio e ai servizi che dovrebbero averlo   in carico quando finisce la pena. Ed è opportuno che vi si avvicini   gradualmente. Non possiamo farli stare in carcere fino all’ultimo giorno   e poi buttarli per la strada”. Il ‘caso’ di Gagliano “è stato uno dei   più studiati in quest’ufficio – ha concluso Verrina – e alcune delle   istanze del detenuto vennero rigettate per le gravi difficoltà che allora palesava”.

Fonte: La Repubblica

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