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	<title>Vastese News &#187; Esteri</title>
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	<description>Periodico d&#039;informazione online dell&#039;area del Vastese</description>
	<lastBuildDate>Mon, 20 Feb 2012 00:04:10 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Germania news: Mani puliten</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 06:48:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo che ieri la Procura di Hannover ha chiesto l’annullamento dell’immunità parlamentare per il capo dello Stato si è aggravata la crisi politica a Berlino. Ombre sul presidente Wulff lo hanno costretto a dimettersi e la Cancelliera Merkel ha dovuto annullare la visita a Roma.

-Redazione- 17 febbraio 2012- Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha dovuto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dopo che ieri la Procura di Hannover ha chiesto l’annullamento dell’immunità parlamentare per il capo dello Stato si è aggravata la crisi politica a Berlino. Ombre sul presidente Wulff lo hanno costretto a dimettersi e la Cancelliera Merkel ha dovuto annullare la visita a Roma.<br />
</strong></p>
<p><a rel="attachment wp-att-63164" href="http://www.vastesenews.it/?attachment_id=63164"><img title="merkel_italia" src="http://www.articolotre.com/wp-content/uploads/2012/02/merkel_italia-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" /></a>-<strong><em>Redazione</em></strong>- 17 febbraio 2012- Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha dovuto questa mattina annullare la visita in programma a Roma. La <strong>Merkel</strong> infatti sarebbe dovuta arrivare a Roma per conferire con Mario Monti alle 12.00, a Palazzo Chigi, e con Giorgio Napolitano al Quirinale. Ha dovuto annullare tutto per via dei problemi politici in Germania, causati dallo scandalo che ha letteralmente travolto il Presidente della Repubblica Christian Wulff.</p>
<p>Proprio ieri la<strong> Procura di Hannover</strong> aveva annunciato di voler chiedere l’annullamento dell’immunità per il presidente della Repubblica, accusato da ben due mesi di diversi illeciti. Il presidente della Repubblica tedesca in base alle norme vigenti gode della stessa immunità dei parlamentari, i quali possono effettivamente essere perseguiti penalmente solo se viene previamente concessa l’autorizzazione direttamente dal parlamento.</p>
<p>Le paure che aleggiavano intorno alle <strong>dimissioni del Capo di Stato Wulff</strong> si sono concretizzate, durante una dichiarazione dalla sede della presidenza il presidente ha commentato: <em>“Ho fatto degli errori, ma sono stato sempre in buona fede. C’è bisogno di un presidente che possa dedicarsi completamente alle sfide europee e abbia fiducia ampia dei cittadini. Gli sviluppi di questa settimana hanno dimostrato che questa fiducia non c’è più e quindi non c’è altra possibilità che abbandonare questa carica: oggi perciò mi dimetto”. </em>La cancelliera <strong>Angela Merkel</strong> ha espresso rammarico per il triste epilogo della faccenda <em>“ma siamo tutti uguali davanti alla legge” </em>ha commentato, aggiungendo poi <em>“Lui si è dedicato con dedizione e grande impulso alla Germania, ha rappresentato sempre degnamente questo Paese, anche all’estero ma ora il presidente ritiene di non potere servire più il popolo”</em>. Il cancelliere ha poi annunciato: <em>“I partiti si riuniranno per trovare un accordo per un successore. Vogliamo condurre i colloqui in maniera veloce. I partiti che governano la Repubblica federale, la Cdu e la Fdp dopo consultazioni assieme ai socialdemocratici ai Verdi/Bundnis 90 cercheranno di trovare un candidato comune per l’elezione del prossimo presidente della Repubblica federale tedesca</em>“.</p>
<p>La <strong>procura di Hannover</strong> mercoledì aveva aperto un’inchiesta contro di lui con l’accusa di interesse privato in atti di ufficio, ovvero di aver ottenuto un super-prestito da 500.000 euro da un imprenditore complice quando <strong>Wulff</strong> svolgeva l’incarico di governatore della Bassa Sassonia. Tutto il mondo è paese verrebbe da dire, e anche nella civica Germania un presidente viene accusato di aver dormito in un albergo extra lusso a spese di imprenditori amici. Tutti partiti hanno già preso le distanze da Wulff che si è trovato sempre più isolato fino a prendersi le sue responsabilità e fare un passo indietro.</p>
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		<title>Brasile, anche Cesare Battisti sfilerà al Carnevale di Rio. Che oltraggio per l&#8217;Italia.</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 06:52:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>

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		<description><![CDATA[La notizia è stata diffusa dal quotidiano brasiliano &#8220;O globo&#8221;. La reazione di Alberto Torregiani: Sta facendo &#8220;di tutto per ottenere la massima popolarità per poi candidarsi, magari, anche alle prossime elezioni&#8221;
Cesare Battisti 
RIO DE JANEIRO - L&#8217;ex terrorista rosso, Cesare Battisti, rifugiato in Brasile, sfilerà al prossimo carnevale di Rio de Janeiro. La notizia è stata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>La notizia è stata diffusa dal quotidiano brasiliano &#8220;O globo&#8221;. La reazione di Alberto Torregiani: Sta facendo &#8220;di tutto per ottenere la massima popolarità per poi candidarsi, magari, anche alle prossime elezioni&#8221;</h3>
<div id="bookmark-container-button"><img title="Brasile, anche Cesare Battisti sfilerà al Carnevale di Rio" src="http://www.repubblica.it/images/2012/02/08/161953740-0151047c-addf-43eb-afae-497e68bdc0e4.jpg" alt="Brasile, anche Cesare Battisti sfilerà al Carnevale di Rio" width="300" height="236" />Cesare Battisti </div>
<p><strong>RIO DE JANEIRO - </strong>L&#8217;ex terrorista rosso, Cesare Battisti, rifugiato in Brasile, sfilerà al prossimo carnevale di Rio de Janeiro. La notizia è stata diffusa dal quotidiano brasiliano &#8220;O globo&#8221;. Il giornale ha aggiunto che l&#8217;ex componente dei proletari armati per il comunismo,<a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/06/08/news/cesare_battisti-17418530/">condannato all&#8217;ergastolo in Italia per quattro omicidi <sup>1</sup></a>, è amico di Francisco Ferreira, direttore del &#8220;Cordão do bola preta&#8221;, una delle più antiche organizzazioni di quartiere del Carnevale.</p>
<p>&#8220;Chiaro che ci vado&#8221;, ha detto Battisti rispondendo a una domanda di un giornalista sulla sua partecipazione al Carnevale. &#8220;Come puoi immaginare che non partecipi. E&#8217; una festa che richiama due milioni di persone in strada&#8221;, aggiungendo che si tratta della sua prima volta al Carnevale di Rio. Il &#8220;Cordão do bola preta&#8221; sfilerà il 10 e il 18 febbraio nelle strade delle metropoli.</p>
<p><strong>Le reazioni.</strong> Immediato l&#8217;intervento di Alberto Torregiani, figlio del gioielliere ucciso da Cesare Battisti nel febbraio del 1979 e rimasto a sua volta ferito durante l&#8217;agguato. &#8220;Penso che stia facendo di tutto per ottenere la massima popolarità per poi candidarsi, magari, anche alle prossime elezioni in Brasile&#8221;, ha detto Torregiani. &#8220;Siamo arrivati alla tragicommedia parecchio tempo fa, ora siamo oltre l&#8217;immaginazione&#8221;, ha detto Alessandro Santoro, figlio dell&#8217;allora capo degli agenti di custodia di Udine, Antonio Santoro, ucciso nel 1978 dai Proletari armati per il comunismo. </p>
<p>Sulla questione è intervenuto anche l&#8217;ex ministro degli Esteri italiano Franco Frattini del Pdl che su Twitter scrive: &#8220;Battisti annuncia che si divertirà molto al carnevale di Rio! Spero che il governo italiano alzi la voce dopo questo oltraggio!&#8221;. Critico anche il deputato Pd Enrico Farinone: &#8220;Ci chiediamo quando Battisti si fermerà con le sue provocazioni che non tengono affatto conto del dolore dei parenti delle sue vittime&#8221;.</p>
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		<title>La strage degli innocenti,400 bimbi uccisi in Siria.</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 20:41:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>

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Anche tanti giovanissimi nelle fila dei manifestanti anti-Assad


La stima-choc dell&#8217;Unicef. Anche oggi decine di morti, è stallo Onu


Nel mattatoio siriano in cui i morti si contano a decine ogni giorno con una recrudescenza particolare proprio questa settimana, è stato aggiornato anche il bilancio dei bambini vittime della repressione: quasi 400 uccisi dall’inizio della rivolta dieci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><img src="http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/esteri/siria_5.jpg" border="0" alt="" width="330" height="250" /></h3>
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<p>Anche tanti giovanissimi nelle fila dei manifestanti anti-Assad</p>
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<h3>La stima-choc dell&#8217;Unicef. Anche oggi decine di morti, è stallo Onu</h3>
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<p>Nel mattatoio siriano in cui i morti si contano a decine ogni giorno con una recrudescenza particolare proprio questa settimana, è stato aggiornato anche il bilancio dei bambini vittime della repressione: quasi 400 uccisi dall’inizio della rivolta dieci mesi fa.</p>
<p>Il dato è stato diffuso nell’ennesimo venerdì di protesta e alla vigilia di una riunione del Consiglio di sicurezza dell’Onu che potrebbe chiedere le dimissioni del presidente siriano Bashar Al Assad: una svolta che però sarà bloccata da un veto russo. Sono almeno 384 i bambini uccisi, ha stimato l’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia che parla anche di altri 380 ragazzini arrestati, in gran parte sotto i 14 anni. Il dato è riferito al 7 gennaio ed è quindi sicuramente incompleto visti gli almeno sei piccoli uccisi solo ieri e due oggi.</p>
<p>Da Ginevra il vice direttore esecutivo dell’Unicef, Rima Salah, ha sottolineato l’obbligo delle autorità di Damasco a proteggere i bambini. In Siria però le violenze sono «molto aumentate» da martedì, soprattutto a Homs e Hama, ha constatato il capo missione di osservatori della Lega araba, il sudanese Mohamed el Dabi. E l’Osservatorio siriano dei diritti umani (Osdh) ha quantificato in 176 morti il bilancio degli ultimi quattro giorni, con ben 62 vittime ieri e 56 oggi. Come ogni venerdì, da marzo, l’opposizione ha spinto i siriani a protestare in massa contro il regime all’uscita dalla moschee e manifestazioni si sono svolte anche in tre quartieri di Damasco, la capitale dove il regime sembra perdere presa.</p>
<p>La repressione ha colpito con durezza: in diversi punti, e per la prima volta anche ad Aleppo, la seconda maggiore città siriana, sono stati uccisi 44 civili, circa la metà in provincia di Daraa. L’esercito siriano ha lanciato oggi un’altra offensiva contro la città ribelle di Homs, epicentro della contestazione al regime di Bashar al Assad. I rivoltosi, dal canto loro, hanno ucciso 12 uomini delle forze di sicurezza, sei con un’autobomba lanciata contro un posto di blocco a Idlib e altrettanti in un attacco ad un autobus vicino a Daraa. L’opposizione si è fatta viva anche al Cairo, dove almeno 200 persone hanno fatto irruzione all’ambasciata siriana riuscendo a causare danni e ad oltraggiare immagini di Assad prima di essere cacciati dalle forze di sicurezza egiziane. A New York intanto il Consiglio di sicurezza dell’Onu tiene stasera un incontro a porte chiuse per esaminare una bozza di risoluzione arabo-occidentale in cui si chiede che Assad lasci il potere al suo vice per formare una governo transitorio di unità nazionale. Non si fa cenno a sanzioni ma la Russia &#8211; come aveva già fatto in ottobre assieme alla Cina &#8211; è pronta a porre il veto: «Non possiamo sostenere alcuna risoluzione che chieda l’uscita di scena di Assad», ha ammonito il viceministro degli Esteri di Mosca, Ghennadi Gatilov.</p>
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		<title>Buenos Aires news: Argentina, 10 anni dopo &#8220;Crisi? Siamo vaccinati&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 13:51:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>

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Buenos Aires


Nel 2001 il default, l’assalto alle banche, la miseria. Oggi a Baires è tornato il benessere «Ci siamo rialzati con l’agricoltura e i mercati asiatici. Contano le risorse, non la finanza»
PIERANGELO SAPEGNO
BUENOS AIRES
«E’ come aver visto la morte in faccia», dice: «non la si dimentica più». Ad ascoltare Atalaya Cabrera, che fa l’avvocato, guadagna [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><img src="http://www3.lastampa.it/fileadmin/media/esteri/buenosaires4eg.jpg" border="0" alt="" width="330" height="250" /></h3>
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<p>Buenos Aires</p>
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<h2>Nel 2001 il default, l’assalto alle banche, la miseria. Oggi a Baires è tornato il benessere «Ci siamo rialzati con l’agricoltura e i mercati asiatici. Contano le risorse, non la finanza»</h2>
<div>PIERANGELO SAPEGNO</div>
<div>BUENOS AIRES</div>
<p>«E’ come aver visto la morte in faccia», dice: «non la si dimentica più». Ad ascoltare Atalaya Cabrera, che fa l’avvocato, guadagna bene e oggi se ne va in giro per Calle Florida, quando ripete che questo Paese è fatto così, «abbiamo imparato a sopravvivere e ora aspettiamo quello che verrà».</p>
<p>A sentire lei, o Lorenzo Ferreyra, o Daniel La Rosa, a sentire tutti loro, l’Argentina sembra un malato che ha conservato la sua memoria della pau- Ara come una cicatrice che non va più via. Eppure, dieci anni dopo la Grande Crisi, a guardarlo da qui, nel Barrio Palermo di Buenos Aires, con le sue banche e le sue vetrine, pare quasi di stare in Europa prima dei giorni bui. Il Pil viaggia tutti gli anni a più 8 o lì intorno, e il tasso di disoccupazione è sceso da un numero angosciante &#8211; 25 nel 2002 &#8211; al 7,5 del 2011. Anche il reddito medio è tornato ai livelli pre crisi, e anche un po’ sopra, 7400 dollari pro capite, dopo essere crollato nell’annus terribilis a 2670. A salvarla, però, è stata soprattutto la sua natura, questo immenso territorio ricco di materie prime, dal mais alla farina, al grano, come ha ricordato il presidente Cristina Kirchner, nel suo discorso di insediamento: «Abbiamo una grande risorsa. Non dobbiamo tradirla».</p>
<p>Perché il vero fallimento, l’incubo della miseria reale, è durato un anno, dalla fine 2001 a tutto il 2002, quando molte imprese chiusero o fallirono e l’inflazione accumulata dal momento della svalutazione del pesos era pari all’80 per cento, con i salari che venivano lasciati com’erano prima della crisi. In quel momento, la nuova economia mondiale, con la crescita prorompente di Cina e India, salvò l’Argentina, perché l’alto prezzo della soia sui mercati internazionali (più che triplicato) determinò un grande afflusso di valuta estera, come spiega bene Gustavo Grobocopatel, presidente di una grande azienda agricola familiare: «L’India e la Cina sono diventate dei favolosi acquirenti della nostra produzione e la domanda è ancora adesso insaziabile». Un fiume di denaro si riversò nelle casse esangui dell’Argentina, che con il governo di Eduardo Duhalde aveva chiamato al ministero dell’Economia Roberto Lavagna, un professore molto rispettato, con idee centriste, che mostrò subito una buona capacità di gestire la crisi. Prima era successo di tutto: nel 2001 la gente ritirava in massa i soldi dalle banche per mandarli all’estero, provocando così il loro fallimento assieme a quello dello Stato. Il governo adottò una serie di misure, note come corralito, che congelarono tutti i conti correnti. Ci furono rivolte e proteste, cadde il governo De la Rua, il 21 dicembre, e quello di Rodriguez Sáa durò pochi giorni. Duhalde cominciò nel gennaio 2002. Con Lavagna adottò altre misure severe.</p>
<p>Il 25 maggio 2003 il Paese andò alle urne e il presidente Nestor Kirchner (il marito di Cristina, che l’ha sostituito dal 2007), ala sinistra del peronismo, prese il comando e riconfermò subito Lavagna. Il governo incoraggiò la produzione locale e prestiti accessibili per le imprese, organizzò un piano ambizioso per aumentare il gettito fiscale (il 35 per cento delle esportazioni andava allo Stato) e destinò una grande quantità di denaro ai servizi sociali controllando la spesa in altri campi. Migliorarono subito le casse del Paese, ma i benefici per la gente cominciarono ad arrivare solo a partire dal 2006, quando il Pil pro capite cominciò a salire dai 4380 dollari del 2005 ai 6610 del 2007 e i cittadini che vivevano sotto la soglia della povertà scesero solo allora, come sostiene uno studio della società di consulenza Equis, al 26,4 per cento dal 57,5 del periodo più buio. Con i governi socialisteggianti di Kirchner, prima Nestor e poi la moglie Cristina dal 2007, anche le assunzioni di dipendenti pubblici aumentano ogni anno del 35 per cento.</p>
<p>Tutto è servito per passare la notte. In questo tempo nero, l’Argentina ha scoperto un grande cuore che è riuscito in qualche modo ad alleviarne le pene. Come per miracolo si sono create catene di solidarietà, ricordano Cabrera e Ferreyra. «Le famiglie, talvolta, si riunivano a vivere insieme. La gente preparava da mangiare e lo portava giù alle file dei nuovi mendicanti. Nacquero come funghi i club del trueque, dello scambio cioè: se non avevi più soldi, lì dentro potevi riciclare qualsiasi cosa, pure il tuo mestiere per continuare a sopravvivere». In questi mercati i prodotti non si pagavano con pesos argentini, ma con buoni di scambio denominati «biglietti di trueque», che uno poteva acquistare anche prestando il suo lavoro. Nelle fabbriche abbandonate, poi, gli operai e gli impiegati trovarono assieme la forza per farle rivivere anche senza i padroni, che magari erano scappati con i soldi. Adesso, dopo periodi più o meno lunghi senza produrre nemmeno un centesimo, molte di quelle aziende hanno ripreso a fare utili e i padroni sono tornati: qualche volta le hanno riavute indietro, alcune sono state comprate dai dipendenti dietro pagamento di quote nominali, altre sono rimaste occupate, o sono ancora in contenzioso giuridico.</p>
<p>Molte cose sono cambiate, ma non tutto è passato. È rimasta alla fine questa sensazione del precipizio, di un incubo che può tornare, come dice Daniel La Rosa, che era stato uno dei più fortunati perché lui il suo lavoro almeno non l’aveva perso, anche se lo pagavano solo ogni tre mesi e in buoni. Dieci anni dopo, ecco cos’è l’Argentina. «Abbiamo fatto un incredibile cammino», afferma Ignacio De Mandiguren, il presidente dell’Unione degli industriali, voltandosi indietro quasi con malcelata ammirazione. Tutto è servito in questo lungo tempo di salita e di discesa. La dottoressa Marcela Pascal, della Provincia di Rio Negro, ricorda il ruolo delle donne in Patagonia, la loro risorsa: «Ci fu un momento in cui si ritrovarono in una situazione patetica: i loro uomini disoccupati, depressi e sempre ubriachi, e senza un soldo per comprarsi neanche una forchetta. Furono le donne che uscirono a lottare per la vita. Incominciarono a creare nuovi progetti: si facevano conserve, si tessevano pullover, si vendeva il pescato del giorno per strada o a domicilio. Questo lavoro serviva appena per il gas e per il cibo della giornata. Ma bastò a fare la differenza». Dieci anni dopo, tutto questo è rimasto, nel bene e nel male. La paura e il coraggio.</p>
<p>Fonte: La Stampa.it</p>
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		<title>Washington news:Un libro sugli Obama svela la faida tra Michelle e il capo di gabinetto</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jan 2012 23:05:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>

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		<description><![CDATA[

Un reporter del New York Times
racconta la vita alla Casa Bianca
e le dispute tra la first lady e Rahm Emanuel: lui le vietò di partecipare al meeting mattutino
Dopo la storica vittoria del marito alle elezioni presidenziali, Michelle Obama voleva ritardare il più possibile in suo trasferimento a Washington. Una volta assunto il ruolo di First [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
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<div id="attachment_6084" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/01/michelle.jpg"><img class="size-medium wp-image-6084" title="michelle" src="http://www.vastesenews.it/wp-content/uploads/2012/01/michelle-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" /></a><p class="wp-caption-text">I coniugi Obama</p></div>
<p>Un reporter del New York Times<br />
racconta la vita alla Casa Bianca<br />
e le dispute tra la first lady e Rahm Emanuel: lui le vietò di partecipare al meeting mattutino</h2>
<div>Dopo la storica vittoria del marito alle elezioni presidenziali, Michelle Obama voleva ritardare il più possibile in suo trasferimento a Washington. Una volta assunto il ruolo di First Lady, la sua evoluzione è stata però rapida, e l’ha portata ad essere «una forza non riconosciuta» all’interno della Casa Bianca, che a volte è anche entrata in rotta di collisione con alcuni stretti collaboratori del Presidente Barak Obama. Lo scrive, assieme a molti aneddoti, la giornalista Jodi Kantor del <em>New York Times </em>nel suo libro &#8220;The Obamas&#8221;, che sarà nelle librerie la settimana prossima, ma di cui sono già state diffuse diverse anticipazioni.</div>
<p>La Michelle Obama del gennaio 2012 è una esperta e affascinante promotrice di nobili campagne, come l’aiuto alle famiglie dei militari, o la lotta contro l’obesità infantile e a favore del cibo sano, e svolge un abile ruolo a favore della rielezione di suo marito. È anche una moglie affettuosa e solidale, ma a volte, afferma la Kantor, è anche ansiosa, diffidente del comune pensiero politico, ma «è una figura innovativa, che ha effettivamente sentito il peso e le opportunità di essere la prima afro-americana nella sua posizione e una First Lady che ha lavorato per rendere il suo ruolo più effettivo». Caratteristiche che l’hanno portata a confronti anche aspri all’interno della Casa Bianca. Ad esempio come quello con l’ex capo di gabinetto di Obama, Rahm Emanuel, che secondo quanto riferisce la giornalista arrivò anche a presentare le dimissioni, che il presidente respinse. In particolare in un momento estremamente delicato per il passaggio della riforma sanitaria fortemente voluta da Barack Obama, quando il partito democratico perse un cruciale seggio al Senato.</p>
<p>Michelle «prese la sconfitta in maniera molto più dura» di quanto non fece il marito e le critiche che avanzò nei confronti dei collaboratori del presidente irritarono profondamente Emanuel, che ha infine lasciato l’amministrazione Obama per diventare sindaco di Chicago. Un altro episodio raccontato nel libro riguarda l’ex portavoce e consigliere presidenziale Robert Gibbs, che si sarebbe infuriato dopo aver appreso che Michelle era preoccupata per come aveva gestito una situazione delicata che la riguardava da vicino. Ovvero la pubblicazione di un libro in cui si affermava che la First Lady aveva confidato alla Premiere Dame di Francia Carla Bruni di considerare «un inferno» la sua vita alla Casa Bianca. Per scrivere le 329 pagine di ’The Obamas’, la Kantor riferisce di aver intervistato oltre 200 persone, tra cui 33 funzionari o ex funzionari della Casa Bianca, parlamentari, amici, parenti, e ex vicini della First Family. Ma non direttamente il presidente e sua moglie. Un aspetto sottolineato nel commento al libro del portavoce della Casa Bianca Eric Shultz, secondo cui si tratta di racconti «di seconda mano», comuni ad ogni amministrazione nella storia politica moderna e «spesso esagerati».</p>
</div>
<p><a id="c267672"></a></p>
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		<title>Boston news:Una bottiglia di plastica porta un po’ di luce negli slum</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Dec 2011 21:01:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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Non c&#8217;è più oscurità negli slum filippini. Grazie ad una normale bottiglia di plastica che, riempita d’acqua e con un po’ di candeggina, riflette la luce solare e la diffonde negli interni delle case, spesso bui e privi di corrente elettrica. E, almeno di giorno, da queste parti la vita cambia. Un progetto nato negli [...]]]></description>
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<p>Non c&#8217;è più oscurità negli slum filippini. Grazie ad una normale bottiglia di plastica che, riempita d’acqua e con un po’ di candeggina, riflette la luce solare e la diffonde negli interni delle case, spesso bui e privi di corrente elettrica. E, almeno di giorno, da queste parti la vita cambia. Un progetto nato negli Usa, merito degli studenti del Mit di Boston, ma destinato a migliorare la vita delle persone nelle zone disagiate del mondo, utilizzando materiali a disposizione di tutti.</p>
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<div><img title="Un'immagine di una bottiglia a luce solare" src="http://www.linkiesta.it/sites/default/files/imagecache/immagine_620_fixed/uploads/articolo/immagine-singola/solar-bottle.jpg" alt="Un'immagine di una bottiglia a luce solare" width="620" height="413" /></div>
<div>Un&#8217;immagine di una bottiglia a luce solare </div>
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<p>Se si spiega come si è riusciti a farlo, si fatica a crederlo. Ma è così: negli slum filippini è tornata (di giorno) la luce nelle case. Il metodo è semplice, e non serve nemmeno l’elettricità. È bastata una bottiglia d’acqua a illuminare un paesaggio semiurbano di periferie diroccate, con edifici costruiti vicinissimi e contro ogni norma igienica e ambientale. L’interno delle case era buio anche durante l’intera giornata e la connessione elettrica è un bene raro: secondo quanto spiega un report della Commissione Nazionale Elettrica del 2009, al di fuori della cerchia cittadina della capitale Manila, 3 milioni di famiglie non hanno accesso alla corrente. E non solo: date le condizioni fatiscenti della zona, l’uso dell’elettricità dà spesso luogo a incendi. Un pericolo<strong>.</strong></p>
<p><strong>Insomma, si doveva portare luce là dove luce non c’era,</strong> e senza impiegare elettricità. Il rimedio è stato semplice: come, appunto, una bottiglia. Di quelle di plastica, nemmeno di vetro. Va riempita d’acqua, con un po’ di candeggina. Poi va infilata in un buco attraverso il soffitto (cosa facile, nelle Filippine, dal momento che le case sono coperte da leggeri strati di lamiera) e tenuta ben salda. Il risultato? La bottiglia riflette, potenziandola, la luce solare che raccoglie all’esterno e la proietta in tutta la stanza. Il risultato è un’illuminazione sorprendente che si può vedere qui sotto.</p>
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<p><strong>L’idea e la messa a punto è merito degli studenti del Mit (Massachussets Institute of Technology) </strong>di Boston e perfezionata da MyShelter Foundation, che hanno sfruttato un’idea già introdotta in Brasile, ma che prevedeva l’impiego di bottiglie di vetro. Il tutto ha dato vita alla campagna Isang Litrong Liwanag (Un litro di luce), che mira a diffondere la “bottiglia di luce solare” nelle zone disagiate delle periferie del mondo.</p>
<p><strong>Il progetto implica l’utilizzo dei principi delle cosiddette “Tecnologie Appropriate”,</strong> cioè la messa a punto di strumenti e tecniche semplici da replicare ovunque e con l’impiego di mezzi alla portata di tutti. E, soprattutto, che sappiano risolvere problemi gravi e quotidiani, come la luce. Non solo: in questo modo è previsto anche il riutilizzo di materiali di scarto.</p>
<p><strong>La campagna, invece, mira a illuminare nelle sole Filippine almeno un milione di case entro il 2012, </strong>ma già è allargata, con l’idea di arrivare in India, in Australia, in Indonesia. Per il momento funziona, com’è ovvio, solo di giorno. Ma è un buon inizio. Si è cominciato da Manila e si andrà avanti anche altrove. E finché ci sarà luce, ci sarà speranza.</p>
<p>di Dario Ronzoni</p>
<p>Fonte: LINKIESTA.IT</p>
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		<title>Egitto news:L’ESERCITO VIGILA SUI CITTADINI E LI UCCIDE ANCORA</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 19:49:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>

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		<description><![CDATA[
I nuovi morti del Cairo salgono a nove, i feriti sono trecento e oggi, sabato 17, fonti non ancora ufficiali annunciano altre sei vittime. Dopo un venerdì di sangue gli scontri proseguono anche stamane. Fra le vittime in attesa dell’odierno funerale c’è un noto imam della moschea di Al-Azhar, lo sheik Emad Effat, da tempo schierato con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Tahrir, l'ennesimo ferito" src="http://www.medarabnews.com/wp-content/uploads/testate/tahrir-lennesimo-ferito.jpg" alt="" width="188" height="115" /></p>
<p>I nuovi morti del Cairo salgono a nove, i feriti sono trecento e oggi, sabato 17, fonti non ancora ufficiali annunciano altre sei vittime. Dopo un venerdì di sangue gli scontri proseguono anche stamane. Fra le vittime in attesa dell’odierno funerale c’è un noto imam della moschea di Al-Azhar, lo <em>sheik </em>Emad Effat, da tempo schierato con gli attivisti di Tahrir e acceso oppositore di qualsiasi candidatura elettorale per i membri del regime di Mubarak. Il chierico, come altri presenti venerdì per le strade attorno a piazza Tahrir, è stato colpito in pieno petto. Stamane altra folla s’è riversata nelle vie centrali della capitale sebbene tutta la zona attorno al Parlamento sia sigillata da blocchi e sbarramenti di filo spinato disposti dall’esercito. Mentre sono in corso le operazioni di spoglio nelle nove province che hanno votato a metà settimana e che vedono una conferma per le due formazioni islamiste – il Partito della Libertà e Giustizia e Al-Nour<em> – </em>divampa la polemica sull’uso della forza e il controllo dell’ordine pubblico. Il nuovo premier Ganzouri ha dichiarato che in strada ci sono solo facinorosi: “<em>Coloro che sono in piazza Tahrir non sono i giovani della rivoluzione. Questa che abbiamo davanti è una contro-rivoluzione</em>”. Parole conformi a dittatori passati e tuttora presenti. Il Partito della Libertà e Giustizia contesta apertamente il primo ministro accusandolo di totale incoerenza. I leader della Fratellanza Musulmana ricordano che finora Ganzouri si diceva tollerante verso il dissenso pacifico simile al sit-in permanente di Tahrir, ma di fatto non ha ostacolato nuovi agguati come quelli di ieri. Si vuole capire se certe decisioni dei vertici militari non siano state prese di concerto con l’Esecutivo.</p>
<p>Forti d’una conferma al secondo turno elettorale egiziano, i Fratelli Musulmani chiedono a gran voce un’inchiesta per i nuovi crimini di cui s’è macchiato il Supremo Consiglio delle Forze Armate. Pur concentrati esclusivamente sul voto che li sta ampiamente ripagando, solidarizzano col movimento laico d’opposizione di fronte a un esercito responsabile di reiterata, gratuita violenza. Dicono: “<em>I generali dello Scaf devono scusarsi con la nazione e risarcire i familiari delle vittime, occorre indagare e colpire i responsabili del nuovo spargimento di sangue, proseguire le consultazioni per stabilire il nuovo volto degli organi rappresentativi, concludere entro il prossimo giugno il passaggio delle consegne per la guida del Paese”. </em>Una posizione netta a difesa della libertà d’espressione dei pacifisti del presidio permanente di Tahrir che hanno subìto l’esecrabile attacco dei militari. Paradossali ma non meno cruente, vista la continuazione dell’uso di armi, le dinamiche del conflitto di ieri. Gli agenti appollaiati sui tetti dei palazzi attigui alle strade di Tahrir – soprattutto ad Al Kasr e dintorni dove si sono concentrati gli scontri più duri – per ore hanno scagliato sassi, tegole e addirittura mobili sulla folla sottostante. Dopo la morte di 42 fra attivisti e gente comune negli scontri di novembre, si erano sollevate ampie polemiche sull’uso dei gas tossici da parte di polizia ed esercito: l’opposizione accusava lo Scaf di utilizzare lacrimogeni con una miscela di nervino, gli interessati e il Ministero della Salute smentivano. Così in questo venerdì gli strumenti di aggressione sono cambiati e si è giunti alla sassaiola coi manifestanti pur da punti di lancio assolutamente favorevoli.</p>
<p>Ma ciò che ha ucciso più d’un attivista e lo <em>sheik</em> Effat sono proiettili esplosi da qualche agente-cecchino che, sui tetti e in strada, coadiuvava i commilitoni. La totale discrasia fra quanto accade e l’ufficialità governativa diffusa dalla tivù di Stato appare nelle dichiarazioni offerte nella tarda serata di ieri: “<em>L’esercito non vuole impedire né limitare la protesta, sostiene che i militari sono dotati di autocontrollo e nega l’uso di armi da fuoco”.</em> Sic.</p>
<p><strong>17 dicembre 2011</strong></p>
<p><strong><em>Enrico Campofreda </em></strong><em>è laureato in Storia presso ‘La Sapienza’, e specializzato a ‘RomaTre’. Giornalista dal 1988, ha collaborato con Paese Sera, Il Messaggero, Corriere della Sera, Il Giornale, La Gazzetta dello Sport, Il Corriere dello Sport, Il Manifesto scrivendo di sport. Attualmente collabora con Terra e con testate web seguendo politica estera e sociale. Ha pubblicato due romanzi “L’urlo e il sorriso”, Di Salvo, Napoli, 2007;  “Hépou moi”, ABao AQu, Rovigo, 2010</em></p>
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		<title>Mosca news: Decine di migliaia in piazza,annunciata nuova manifestazione il 24 dicembre</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 18:01:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il centro della capitale blindato, bloccati gli accessi alla Piazza Rossa. Manifestazioni in tutto il Paese, allerta anche per un corteo di ultras nazionalisti del calcio. La commissione elettorale ha ufficializzato la vittoria di Russia Unita. Solo qualche tafferuglio e bandiere del partito  putiniano bruciate 


 (afp)

MOSCA - Sono ben oltre il previsto i manifestanti scesi in piazza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3>Il centro della capitale blindato, bloccati gli accessi alla Piazza Rossa. Manifestazioni in tutto il Paese, allerta anche per un corteo di ultras nazionalisti del calcio. La commissione elettorale ha ufficializzato la vittoria di Russia Unita. Solo qualche tafferuglio e bandiere del partito  putiniano bruciate <strong><br />
</strong></h3>
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<p><img title="Mosca, decine di migliaia in piazza Annunciata nuova manifestazione il 24 dicembre" src="http://www.repubblica.it/images/2011/12/10/123019810-07eb658c-deb7-4f20-9966-0e25db389516.jpg" alt="Mosca, decine di migliaia in piazza Annunciata nuova manifestazione il 24 dicembre" width="300" height="267" /> (afp)</p>
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<p><strong>MOSCA</strong> - Sono ben oltre il previsto i manifestanti scesi in piazza a Mosca per protestare contro le frodi denunciate nel corso delle <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/12/04/news/opposizione_in_piazza_contro_il_voto_fermate_20_persone_chiusa_la_piazza_rossa-26079604/index.html?ref=search">ultime elezioni</a> per il rinnovo della Duma. Gli organizzatori affermano che i partecipanti sono stati tra i 50 mila e gli 80 mila, superiori ai 30 mila autorizzati dal Comune. Sarebbero 25 mila secondo le fonti della polizia.<br />
Le forze della polizia hanno blindato il centro della città, chiudendo la Piazza Rossa. Ma la manifestazione, il cui cuore è stata piazza Balotnaja (delle Paludi), a due passi dal Cremlino, si è svolta senza disordini, come annunciato dagli organizzatori. Solo qualche tafferuglio e bandiere del partito putiniano bruciate. Uno dei leader della protesta, l&#8217;ex deputato Vladimir Rizhkov, ha già annunciato che il 24 dicembre si svolgerà una nuova manifestazione, assicurando che sarà &#8220;due volte più grande&#8221; di quella di oggi. I dimostranti, secondo quanto pubblicato sul sito di Garry Kasparov, l&#8217;ex campione di scacchi diventato ora uno dei principali oppositori del governo russo, chiedono il rilascio di tutti i prigionieri politici, la dichiarazione che i risultati delle elezioni parlamentari non sono da considerarsi validi, le dimissioni dell&#8217;attuale presidente della commissione elettorale Vladimir Churov, un&#8217;inchiesta su tutte le denunce di brogli con l&#8217;assunzione di provvedimenti </p>
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<p>punitivi per i responsabili e, infine, la possibilità che tutti i partiti dell&#8217;opposizione possano partecipare a nuove elezioni, veramente democratiche.<br />
<a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/12/10/foto/russia_opposizione_in_piazza-26387079/1/"><br />
LE FOTO</a><br />
<strong><br />
Allerta nazionale.</strong> Oltre a quello di Mosca, sono <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/12/09/foto/mosca_gruppo_femen_dio_cacci_lo_zar-26346082/1/">stati organizzati cortei </a>in 46 città del Paese. A San Pietroburgo la polizia ha stimato 10 mila partecipanti, che si sono radunati in centro, in piazza Pionnierskaïa. Sempre a Sanpietroburgo sono intervenuti membri delle unità antisommossa Omon per disperdere una manifestazione per la quale non era stata concessa alcuna autorizzazione. Una decina circa di manifestanti è stata arrestata. Altri arresti anche in altre città della Federazione russa, a Perm negli Urali e a Khabarovsk. <br />
I primi cortei già si sono svolti nell&#8217;Estremo Oriente. In Siberia in 3.500 hanno manifestato a Krasnoyars, altri 1.500 a Tomsk, 500 a Vladivostok. A Khabarovsk, vicino al confine con la Cina, sono stati fermati una ventina di manifestanti che avevano violato il divieto di scendere in strada per radunarsi sulla Piazza Lenin. Raduni anche nella città industriale di Chelyabinsk (5.000 persone), a Ekaterinburg, sugli Urali (4.000).<br />
L&#8217;allerta continua nella capitale perché è attesa per domani una manifestazione di ultras nazionalisti del calcio, che potrebbe incendiare l&#8217;atmosfera.</p>
<p><strong>Lo scenario.</strong> Oggi la Commissione elettorale centrale ha ufficializzato la vittoria del partito di governo Russia Unita alle elezioni con il 49,3% delle preferenze, e la rabbia di molti è palpabile. Secondo i sociologi il calo di consensi per Putin è iniziato ad aumentare dopo il suo annuncio di volere tornare al Cremlino nelle presidenziali di marzo. Ma piuttosto che affrontare le radici del malessere in patria, il premier ha preferito trovare capri espiatori all&#8217;estero. Così <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/12/08/news/russia_putin-26274210/index.html?ref=search">ha accusato con durezza</a> gli Stati Uniti di aver fomentato il clima di tensione con le loro critiche al voto russo, riportando i rapporti tra i due paesi a toni da Guerra Fredda.</p>
<p><strong>Spaccatura nei media. </strong>Giallo sulle prime spaccature all&#8217;interno delle tv vicine al Cremlino per la copertura delle proteste anti-Putin. Secondo il quotidiano Kommersant, il giornalista Alexei Pivovarov di Ntv &#8211; di proprietà del colosso statale del gas Gazprom &#8211; avrebbe rifiutato di presentare il tg serale se non si fosse data notizia della manifestazione a Mosca. Secca la smentita dell&#8217;emittente, che peraltro ha una sua troupe a piazza Balotnaja. Il presidente della tv, Maria Bezborodova, ha dichiarato di aver &#8220;parlato con Alexei al telefono&#8221; e ha assicurato che il conduttore &#8220;sarà al lavoro regolarmente. In quello che è stato scritto non c&#8217;è nulla di vero&#8221;.<br />
Le tv statali hanno iniziato a coprire le proteste esplose all&#8217;indomani delle elezioni con circa quattro giorni di ritardo e in modo fazioso e parziale. Oggi molti appartamenti intorno alla piazza della manifestazione a Mosca sono stati affittati alle emittenti tv e radio per seguire in diretta l&#8217;evento.</p>
<p><strong>Il blogger</strong>. La piazza di Mosca ha ringraziato Aleksei Navalnygi, il blogger assente fisicamente ma sempre vicino ai dimostranti, colui che &#8220;è stato maggiormente responsabile della straordinaria esplosione di attivismo anti-governativo nell&#8217;ultima settimana&#8221;, si legge sul New York Times, e che nei giorni scorsi è stato condannato a due settimane di prigione per resistenza alle forze dell&#8217;ordine. Lo stesso New York Times ha dedicato all&#8217;attivista 35enne il &#8220;profilo del sabato&#8221;. </p>
<p>Fonte: La Repubblica.it</p>
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		<title>Spoltore news:Caccia all&#8217;assassino della studentessa italiana</title>
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		<pubDate>Sun, 27 Nov 2011 17:05:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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La polizia newyorkese ha tracciato il ritratto
dell&#8217;aggressore grazie alle testimonianze dei vicini, gli
ultimi ad aver visto viva la 36enne originaria di
Spoltore, nel pescarese. Il profilo genetico isolato
dalle abbondanti tracce di sangue. La donna avrebbe
scatenato la furia omicida reagendo al furto del
computer che conteneva la sua tesi di laurea

Rita Morelli (ansa)

ROMA - Mentre Spoltore, il comune del pescarese [...]]]></description>
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<h1>La polizia newyorkese ha tracciato il ritratto</h1>
<h1>dell&#8217;aggressore grazie alle testimonianze dei vicini, gli</h1>
<h1>ultimi ad aver visto viva la 36enne originaria di</h1>
<h1>Spoltore, nel pescarese. Il profilo genetico isolato</h1>
<h1>dalle abbondanti tracce di sangue. La donna avrebbe</h1>
<h1>scatenato la furia omicida reagendo al furto del</h1>
<h1>computer che conteneva la sua tesi di laurea</h1>
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<p><img title="Caccia all'assassino della studentessa italiana Ci sono identikit e dna. Forse uccisa per un pc" src="http://www.repubblica.it/images/2011/11/27/161738136-85cd0f8d-5c4c-4b57-ba54-abe66c3f0227.jpg" alt="Caccia all'assassino della studentessa italiana Ci sono identikit e dna. Forse uccisa per un pc" width="300" height="180" />Rita Morelli (ansa)</p>
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<p><strong>ROMA </strong>- Mentre Spoltore, il comune del pescarese di cui era originaria, si prepara ad accogliere la salma di Rita Morelli, <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/11/26/news/italiana_assassinata_a_new_york-25639568/">la 36enne uccisa nel suo appartamento <sup>1</sup></a> nel quartiere di Harlem, a New York si fa serrata la caccia all&#8217;assassino. Grazie alle testimonianze dei vicini di Rita, la polizia americana è arrivata a tracciare un identikit del presunto assassino e a isolare il suo dna. E si dice ottimista: &#8220;Lo prendiamo in una settimana&#8221;. Il movente dietro il delitto resta la rapina, ma si fa strada un&#8217;ipotesi inquietante: Rita avrebbe reagito al furto del pc che conteneva la sua tesi di laurea, scatenando così la furia omicida dell&#8217;assassino.</p>
<p>Ieri la salma della Morelli è stata riconsegnata dalle autorità newyorkesi alla famiglia. Espletate le pratiche per il rimpatrio, le spoglie della studentessa italiana torneranno in patria entro tre giorni, le esequie dovrebbero essere celebrate a Spoltore sabato prossimo. Rita viveva in un appartamento nella zona est di Harlem, all&#8217;interno del quale è stata ritrovata senza vita mercoledi sera dal fidanzato che rientrava in casa. Tre coltellate, due al petto, una alla gola, oltre a segni di strangolamento. Così è stata uccisa la studentessa italiana, prossima alla laurea presso l&#8217;Hunter College di Manhattan, che per mantenersi lavorava come in un ristorante italiano. </p>
<p>Liberato da ogni sospetto il fidanzato, l&#8217;attenzione degli inquirenti si è concentrata sulle testimonianze di chi ha incrociato Rita nelle sue ultime ore di vita. Arrivando a delineare l&#8217;identikit e il dna del presunto assassino. Il ritratto segnaletico è stato delineato attraverso il racconto di due vicini. Il primo è un ragazzo: &#8220;Io e un mio amico abbiamo lasciato il palazzo alle 20,45, ho visto Rita sulla soglia con un altro uomo, ci siamo salutati e siamo usciti. È scioccante sapere che poi è stata uccisa&#8221;. </p>
<p>La seconda è Sonia Soto, la donna che avrebbe fornito agli investigatori anche una descrizione del misterioso uomo. Nel raccontare l&#8217;ultimo saluto che ha scambiato con Rita quella sera, la donna dice: &#8220;È stata molto dolce come sempre, mi ha detto di coprirmi se uscivo perché fuori faceva molto freddo&#8221;. Uno scambio di battute che avrebbe permesso alla Soto di soffermarsi anche sul volto dell&#8217;uomo che era con Rita. Sicuramente non il fidanzato che di lì a poco l&#8217;avrebbe trovata in una pozza di sangue, ma un giovane, all&#8217;apparenza un brasiliano di nome Carlos. </p>
<p>Grazie ai dettagli forniti dalla Soto, gli investigatori hanno tracciato l&#8217;identikit. Mostrato al fidanzato, agli amici di Rita, ai datori di lavoro e agli altri dipendenti del ristorante Buon Gusto di Manhattan, dove Rita faceva la direttrice di sala. Domani toccherà anche ai colleghi dell&#8217;Hunter College, dove tra un anno l&#8217;ex commessa si sarebbe laureata in &#8220;Liberal art&#8221;. Quanto al dna, sarebbe stato isolato dalle copiose tracce di sangue rilevate non solo nell&#8217;appartamento, ma lungo tre piani di scale. </p>
<p>Il movente del delitto potrebbe essere ricollegato incidentalmente proprio agli studi di Rita. L&#8217;ipotesi degli inquirenti è che la donna sia stata uccisa durante un tentativo di rapina degenerato in assurda violenza. Oltre a pochi dollari, il suo aggressore si sarebbe impossessato anche del computer su cui la ragazza stava battendo la tesi di laurea. Rita avrebbe reagito alla sottrazione di quell&#8217;oggetto dal contenuto per lei così prezioso, scatenando la furia del rapinatore. Che, come ha ricostruito l&#8217;autopsia, ha prima tentato di soffocarla, poi l&#8217;ha colpita con tre coltellate, recidendole l&#8217;arteria polmonare. </p>
<p>Un omicidio, quello di Rita Morelli, che ha generato una profonda inquietudine nella Grande Mela, dove pure nella sola Manhattan sono state uccise ben 67 persone. La differenza sta nelle sue modalità dell&#8217;ultimo assassinio: la vittima è una studentessa, straziata a coltellate in casa sua, senza segni di effrazione e a cento metri da un commissariato. Una notizia che il Ny1, uno dei tg più seguiti di New York, ha dato in apertura e che ha indotto lo stesso sindaco Bloomberg a sollecitare la soluzione del caso.</p>
</div>
<p>(27 novembre 2011)</p>
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		<title>New York news: Saviano a Zuccotti Park,&#8221;L&#8217;Italia vi riguarda&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 18:24:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Accolto da eroe dagli indignados di &#8216;Occupy Wall Street&#8217;  tornati a manifestare, lo scrittore ha invitato il movimento a un confronto sulla crisi economica e la criminalità organizzata. &#8220;Se crolla il nostro Paese crolla l&#8217;Europa, senza Europa gli Usa non sono più sicuri. Guardando noi rischiate di vedere il vostro futuro&#8221;

Roberto Saviano a Zuccotti Park 

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			<content:encoded><![CDATA[<h3>Accolto da eroe dagli indignados di &#8216;Occupy Wall Street&#8217;  tornati a manifestare, lo scrittore ha invitato il movimento a un confronto sulla crisi economica e la criminalità organizzata. &#8220;Se crolla il nostro Paese crolla l&#8217;Europa, senza Europa gli Usa non sono più sicuri. Guardando noi rischiate di vedere il vostro futuro&#8221;</h3>
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<p><img title="Saviano a Zuccotti Park &quot;L'Italia vi riguarda&quot;" src="http://www.repubblica.it/images/2011/11/19/184919347-f7f61b96-7391-4faf-a2fa-73877a505a0f.jpg" alt="Saviano a Zuccotti Park &quot;L'Italia vi riguarda&quot;" width="300" height="398" />Roberto Saviano a Zuccotti Park </p>
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<p><strong>NEW YORK -</strong> Due giorni dopo lo sgombero della polizia polizia, finito con un bilacio di oltre 250 arresti e  almeno 17 feriti, oggi i manifestanti di &#8216;Occupy Wall Street&#8217; sono tornati a Zuccotti Park. E con loro è arrivato lo scrittore Roberto Saviano. L&#8217;autore di <em>Gomorra </em>è stato accolto da eroe dagli indignados<em>. </em>Era stato invitato, <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/11/19/news/saviano_zuccotti-25247190/">era emozionato <sup>1</sup></a>e ha chiarito che &#8220;questa protesta non è contro la legge ma è nata per difenderla&#8221;. Poi ha elogiato quanti manifestano perché &#8220;chiedono nuove regole&#8221; affinché &#8220;il crimine organizzato non prenda in mano l&#8217;economia&#8221;. Per Saviano partecipare alla protesta significa, come <a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/11/19/news/saviano_zuccotti-25247190/">ha scritto <sup>2</sup></a>: &#8220;Sentire un calore speranzoso che ho perso da molto tempo e che sento sempre meno in Italia&#8221;. E sapere &#8220;che il potere delle persone è molto più forte delle persone al potere&#8221;. <br />
<a href="http://video.repubblica.it/dossier/indignados-usa-occupy-wall-street/saviano-a-zuccotti-park-parlero-di-mafia-e-potere/81026/79416"><strong><br />
IL VIDEOMESSAGGIO</strong> <sup>3</sup></a></p>
<p>&#8220;I nemici &#8211; ha detto &#8211; sono nell&#8217;economia criminale delle mafie&#8221;, e, &#8220;la mafia vince perché le banche hanno abbattuto le loro difese&#8221;. Visibilmente soddisfatto e commosso Saviano ha usufruito </p>
<div>del &#8216;megafono umano&#8217; (quelli veri sono vietati) degli indignati che hanno ripetuto ad alta voce tutti insieme le sue parole. </div>
<p><a href="http://www.repubblica.it/esteri/2011/11/19/news/saviano_zuccotti-25247190/">Lo scrittore era stato invitato <sup>4</sup></a>, &#8220;è un onore essere qui&#8221; ha esordito, &#8220;sono venuto per tentare di sentirmi meno solo&#8221;. &#8220;Questa protesta non è contro la legge e l&#8217;economia ma in loro difesa&#8221;, ha cominciato a dire lo scrittore napoletano. &#8220;Vi siete mai chiesti qual è l&#8217;economia che non conosce crisi? L&#8217;economia criminale&#8221;, ha continuato davanti alla gente che non può più accamparsi ma che oggi si è data appuntamento per continuare la protesta. &#8220;Il Pil delle mafie globali ha toccato negli ultimi anni i mille miliardi di dollari, più dei bilanci di 150 stati dell&#8217;Onu&#8221;.</p>
<p>&#8220;Qui a Wall Street voi state chiedendo nuove regole. Quindi state agendo affinché le mafie non conquistino l&#8217;economia legale e impongano i loro codici di comportamento. Nelle mafie esiste una meritocrazia al contrario. Lo spietato vince sul corretto, il furbo sul talentuoso, l&#8217;apparente sul concreto, l&#8217;omertà sulla voce&#8221;, ha spiegato Saviano. Il suo discorso è durato circa venti minuti, e Saviano lo ha letto in inglese, circondato dalla gente che aspettava il suo intervento.</p>
<p>&#8220;Questa crisi è stata generata da decenni di gestione scellerata, nei quali non si sono adottate politiche di sviluppo. Nei quali si è considerata ogni regola una zavorra per la crescita e ogni redistribuzione di ricchezza una inutile dispersione. Quando accadrà che i cittadini che non sono qui con voi capiranno che tutto questo riguarda anche la loro vita?  Quando i cartelli russi attraverso società americane compreranno mezza Manhattan?&#8221;</p>
<p>Poi Saviano è tornato a parlare di Mafia, un problema che trasversalmente unisce Italia e Usa. &#8220;Le mafie attraverso il narcotraffico, il racket, l&#8217;usura producono un flusso di denaro che reinvestono nell&#8217;economia legale. Non dimenticate mai di guardare oltre la ragione sociale delle imprese, di guardare cosa regge davvero una società. Nella vostra protesta guardate all&#8217;Italia, l&#8217;Italia vi riguarda. Se crolla l&#8217;Italia crolla l&#8217;Europa, se crolla l&#8217;Europa gli USA non sono più sicuri&#8221;</p>
<p>E il futuro degli Stati Uniti passa anche attraverso il nostro: &#8220;Guardando l&#8217;Italia rischiate di vedere il vostro futuro&#8221;, ha continuato Saviano come il nostro sta guardando gli Stati Uniti: &#8220;Ma chi in Italia resiste vi sta guardando e spero sappia scegliere come state facendo voi&#8221;. Ora che non esistono più strade più sicure &#8220;è tempo di scegliere quello che si sente di voler fare davvero. Dando il massimo di sé, conquistandosi i diritti prima ancora di pretenderli. Non esiste un mondo migliore, ma esiste la possibilità di migliorare questo mondo!&#8221;</p>
<p>Fonte: La Repubblica.it</p>
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