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Categoria | Calcio

Capello si dimette, paga la difesa fascista e razzista di John Therry

Redazione - Pubblicato il 10 febbraio 2012

Il tecnico italiano aveva difeso John Terry, il capitano della nazionale finito nei guai per insulti razzisti a un altro giocatore. La Federazione gli ha tolto la fascia di capitano prima del processo. E Capello lascia la panchina

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Bufera sulla nazionale di calcio inglese: Fabio Capello si è dimesso da ct. Il tecnico italiano non ha gradito la “punizione” che la federazione ha inflitto a John Terry, degradato da capitano per aver rivolto insulti razzisti ad Anton Ferdinand, del Queens Park Rangers.

Fabio Capello
Fabio Capello

Nonostante lo scandalo Capello aveva difeso il giocatore, promettendogli la fascia di capitano ai prossimi Europei, in programma tra pochi mesi. La Federazione inglese, però, ha deciso diversamente, senza attendere una sentenza definitiva, attesa solo per metà luglio. E Capello, dopo un incontro allo stadio di Wembley con il presidente della Fa David Bernstein e il segretario generale Alex Horne, ha deciso di farsi da parte.

Il comunicato della Federazione

“Le discussioni – aggiunge la Federcalcio inglese – si sono concentrate sulla decisione consiglio della Fa di togliere la fascia di capitano a John Terry e la presa di posizione di Capello durante una intervista ad una tv italiana. L’incontro è durato oltre un’ora e ledimissioni di Capello sono state accettate ed hanno effetto immediato. Capello si è sempre comportato in modo estremamente professionale – le parole di Bernstein – Abbiamo accettato le dimissioni di Capello, concordando che questa è la decisione giusta. Ringraziamo Capello per il suo lavoro con la nazionale inglese e gli auguriamo ogni successo per il futuro”.

Solidarietà di Ferguson e Ancelotti

La scelta di Capello di difendere il suo giocatore è stata difesa da Sir Alex Ferguson, tecnico del Manchester United. Anche Carlo Ancelotti, allenatore del Paris Saint Germain, la pensa “esattamente come Capello. Terry non è stato ancora condannato quindi bisogna attendere il verdetto”. Ormai, però, è troppo tardi.

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