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Turdò afferma: Il voto al Referendum sulle Trivelle è necessario ma non sufficiente!!!

Redazione - Pubblicato il 17 aprile 2016

Il voto al Referendum sulle Trivelle è necessario ma non sufficiente.

D. Presidente Turdò, domenica si vota il referendum , Italia Unita-partito dell’automobilista che fa?

R. Noi andremo a votare e voteremo Si ma con scarsa convinzione.

D. Per quale motivo?

R. Semplicemente perchè l’utilizzo dello strumento referendario deve valere per cose importanti e di rilievo, se si va a leggere il quesito referendario è una problematica che poteva risolversi con una legge.Le Regioni  invece (o almeno oltre) che proporre un referendum abrogativo avrebbero potuto proporre un loro disegno di legge per modificare la disciplina delle concessioni di trivellazione. Come si dice a Roma,”la buttiamo in caciara”, invece di risolvere i veri problemi, rilevo che il profilo istituzionale è molto scaduto.

D. Non può nascondere che la qualità del mare è una problematica complessa per una nazione peninsulare come l’Italia?

R. Ma certamente noi vogliamo un mare pulito poichè ha dei risvolti sulla pesca, sul turismo e sull’ambiente in genere. Ma io vorrei chiedere a D’Alfonso ed a tutti i proponenti il referendum, cosa avete fatto per i depuratori, quale collaborazione state dando agli enti locali per evitare che i nostri mari siano delle cloache a cielo aperto. La politica deve assumersi le sue responsabilità e muoversi, noi Abruzzesi abbiamo intere città turistiche che hanno il divieto di balneazione stabilmente durante la stagione turistica, pensi a Vasto, Pescara e altre città. Queste sono le risposte che dovete dare ai cittadini non il “populismo istituzionale”.

D. Ma lei ci vede altro in questo referendum?

R. Ma è chiaro che è meramente strumentale ad una piccola e minorataria parte della politica partitocratica italiana, la minoranza di sinistra del PD. Forse,più semplicemente e con un pizzico di malizia , si tratta di Regioni a guida PD (anzi per essere più precisi minoranza PD) che così han pensato di mettere in difficoltà il governo Renzi? Non sarà un caso che una volta fallita la raccolta firme, sullo stesso tema, di Civati il testimone sia passato alle Regioni che propongono all’esame della Corte Costituzionale alcuni referendum fra quest’unico ritenuto ammissibile.

D. Ma l’impatto si vedrà tra molti anni?

R. Cambia poco il ridefinire la durata delle attuali concessioni di trivellazione poiché il referendum riguarda solo le 35 concessioni attualmente in essere. Non riguarda nuove concessioni che, in mare entro le 12 miglia marine dalla costa sono vietate sin dal 2006, mentre sono e restano consentite in terraferma e in mare ma solo oltre le 12 miglia marine. Perché poca cosa? Perché un buon numero di attuali concessioni risalgono agli ’70 e ’80 quindi sono sfruttate da oltre 30 o 40 anni e si approssimano al termine naturale del loro sfruttamento.

Abrogare la disposizione che evita ulteriori proroghe alle concessioni avrà effetto fra molti anni. Molte concessioni hanno scadenza nel 2027 e quindi la vittoria del ‘Si’ imporrà la chiusura di pozzi per tale data e non oltre. Senza voler sminuire troppo la portata del referendum non avrà nessun impatto rilevante nell’immediato e prossimo futuro.

D. Ma non perde credibilità lo strumento referendario?

R.Si tratta, in fin dei conti, di una forma di consultazione popolare diretta, una modalità con la quale nel nostro ordinamento si esprime la diretta e precisa volontà popolare. Ne abbiamo poche di queste modalità nella attuale Costituzione. Ne avremo di più se verrà approvata in autunno, ancora tramite referendum popolare, la riforma costituzionale elaborata in Parlamento con i ben noti 4 passaggi. Oltre al referendum abrogativo saranno possibili anche i referendum propositivi e d’indirizzo.

D. Che fare quindi il prossimo 17 Aprile ?

R.Andrò a votare e voterò ‘Si’ ma solo per una semplice questione di principio. Non ritengo corretto che lo Stato dia concessioni di beni pubblici (il sottosuolo e le sue risorse lo sono) per un tempo indeterminato o peggio determinato dal concessionario. La normativa precedente che concedeva il diritto di trivellazione per un periodo di 30 anni, prorogabile una volta per 10 anni e poi, 2 volte per 5 anni, portava a un congruo periodo complessivo di 50 anni ma consentiva allo Stato di non prorogare se ciò fosse stato necessario per una qualsivoglia valida ragione. Inoltre il primo periodo di ben 30 anni tutelava adeguatamente il concessionario che sapeva di poter contare di un periodo congruo a recuperare l’investimento ottenendo anche un legittimo guadagno.

In conclusione, nonostante tutto, cogliamo l’opportunità, con questo referendum, per correggere una norma errata e per ribadire una questione di principio.

Il Presidente Antonio Turdò  ( candidato al Parlamento Europeo)

Roma, 15 aprile 2016                

Intervista realizzata da Claudia Mistichelli

MOVIMENTO ITALIA UNITA-PARTITO DELL’AUTOMOBILISTA

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Sede Legale: Via F.Parri,8-66050 San Salvo(CH)-

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