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Il disastroso weekend del Pd. Che però crede sia stato trionfale

Redazione - Pubblicato il 16 dicembre 2013

Quello che si è appena chiuso è stato, politicamente parlando, un weekend monopolizzato dal Pd. Un weekend che, tra annunci  del governo di Enrico Letta e il discorso all’assemblea nazionale di Matteo Renzi, ha visto tornare la vivacità dalle parti dei democratici. Leggendo qua e la tra giornali, tg e social network sono spesso incappato in titoli e affermazioni come “Rivoluzione Pd”, “è arrivata la svolta”, “la nuova marcia del Pd” ecc. Credo addirittura di aver sentito dire al Tg3 che domenica è stato il giorno dell’orgoglio del Pd (?!?).

Ora, nella consapevolezza che mettersi a fare le pulci mentre gli altri festeggiano non attira le simpatie di nessuno, mi permetto un commento fuori dal coro: secondo me un weekend peggiore il Pd non lo poteva neppure immaginare. Ed è ancora più grave che quasi nessuno se ne sia accorto. Ma mettiamo in fila i perché di questo disastro:

1) Webtax, equocompenso ed ebook. A Milano lo ha detto anche Renzi, non facendo di sicuro un favore al li presente Letta; negli ultimi giorni sul digitale il Pd ha fatto solo disastri. Ma questi disastri hanno anche la firma dei deputati “renziani”. La WebTax è infatti un’idea del lettiano-renziano Francesco Boccia e l’emendamento approvato sul tema ha come primo firmatario il renziano Edoardo Fanucci. Qui da Renzi sembra arrivato uno stop di buon senso: è un argomento che deve essere trattato in ambito europeo. Nel frattempo però si è riusciti a far arrabbiare mezzo mondo.

Passiamo quindi al cosiddetto “Equo compenso“, ovvero quella “tassa” (metto le virgolette perché la Siae non vuole che venga chiamata tassa, ma questo è), sui supporti di archiviazione digitale che dovrebbe risarcire i detentori di materiali ricoperti dal diritto d’autore dall’uso pirata che potrebbe essere fatto di questi supporti. Grazie ad un emendamento di 4 deputati del Pd, questo prelievo aumenterà ancora, con la scusa di portarlo alle medie europee. Medie che si è però deciso di calcolare escludendo i paesi che questo equo compenso non prevedono.

Ultimo capitolo del disastro digitale del Pd sono gli ebook, esclusi dalla detrazione fiscale a cui possono invece accedere i libri di carta. Una norma, che non a caso ora viene chiamata “salva librai”, sponsorizzata dai ministri del Pd Zanonato e Bray.

2) Vincenzo De Luca in direzione Pd. Il sindaco di Salerno e viceministro è al centro dell’attenzione mediatica da settimane. Ha sostenuto Renzi alle primarie (e i risultati elettorali a Salerno dimostrano quanto conti), ed è stato protagonista della prima lite del nuovo corso, con Pina Picierno della segreteria Renzi che gli ha chiesto in pieno Transatlantico di dimettersi dal Governo. Come è ovvio, De Luca dal governo non si è dimesso affatto. Per tutta risposta cosa fa il Pd, e l’area che risponde a Matteo Renzi? Lo elegge in direzione nazionale, quindi gli concede un altro incarico.

3) Letta e la balla sui finanziamenti pubblici. L’argomento è stato già molto discusso, ma facciamo un rapido riassunto: venerdì Letta con un tweet annuncia che il consiglio dei ministri ha eliminato per decreto il finanziamento pubblico ai partiti. Le cose non sono andate proprio così: il finanziamento è solo cambiato nelle forme e negli importi. Si andrà probabilmente a risparmiare un po’, questo è vero, ma non è un’abolizione e per il Pd è un bel guaio politico. Il Movimento 5 Stelle ha infatti gioco facile nel dimostrare che di balla si tratta e, legittimamente, su questa carta sarà martellante. Per approfondire la questione suggerisco due fonti affidabili:  il post di Alessandro Gilioli e l’articolo de LaVoce.info (più tecnico).

4) #beppefirmaqui e ti ridò i rimborsi. Questo è il punto più delicato ed ovviamente ci sono opinioni differenti. Ho visto in giro un entusiasmo davvero eccessivo per l’uscita di Renzi che, replicando a Grillo, ha annunciato la sua disponibilità a rinunciare a 40 milioni di rimborso al Pd in cambio dell’ok grillino a una serie di riforme che riguardano i costi (assai maggiori) della politica. Certo, l’uscita ha avuto il successo di titoli e hashtag che desiderava, quindi Renzi sul fronte comunicazione vince ancora una volta.

Ma esattamente di che stiamo parlando? Il leader di un partito “offre” 40 milioni in cambio dell’ok a delle riforme? E visto che l’ok non è arrivato ora quei 40 milioni il Pd che fa? Se li tiene? E anche se decidesse di non tenerseli, perché in prima battuta ha deciso di usarli come forma di ostaggio politico?

E’ ovvio che nel gioco politico delle parti, Renzi cerchi di dipingere il Movimento 5 Stelle come il partito che non vuole realmente migliorare le cose. E’ una strategia sensata, ma se la giochi sul campo dei costi della politica rischi di prendere delle batoste. Perché se ritieni che valga la pena restituire 40 milioni, allora non puoi vincolarli alla firma sulle tue riforme. E poi, un minuto dopo aver rinunciato a quei fondi, ti verrà comunque chiesto conto delle altre tranche del rimborso, poi degli arretrati e via dicendo. E quindi si ricomincia tutto da capo.

In definitiva non mi è molto chiaro il perché di tanto entusiasmo piddino in questo weekend. A voi?

Il Paese che non ama di Mauro Munafò— Fonte L’espresso.it

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